La sentenza: «Don Nuccio non osteggiò Bentivoglio»

Era finito alla sbarra insieme ad altri 13 imputati del processo “Raccordo-Sistema”, don Nuccio Cannizzaro. Insieme a lui “a giudizio” era finita tutta la comunità parrocchiale di Condera che l’opinione pubblica aveva frettolosamente definito «omertosa».
Oggi dopo un iter processuale di un decennio e con due anni e mezzo di ritardo sono state rese note le motivazioni della sentenza a carico del sacerdote reggino che in via cautelativa si era autosospeso da cerimoniere dell’Arcivescovo di Reggio Calabria – Bova.
«Questa sentenza è stata anticipata da una campagna mediatica aggressiva; – spiega Giacomo Iaria, avvocato difensore di don Nuccio – il contenuto è netto e chiaro a tutti. Purtroppo la tempistica non ha evitato che una persona si potesse ritenere a tutti gli effetti vittima di una vicenda per la quale, invece, si legge a pagina 511 della sentenza emessa, non è assolutamente collegabile con le dichiarazioni rese dal mio assistito in sede di indagini difensive».
L’avvocato Iaria scende nel dettaglio della vicenda: «Tiberio Bentivoglio, all’epoca presidente dell’associazione Harmos non fu osteggiato dalla parrocchia e da don Nuccio, anzi: fu lo stesso parroco a mettere in contatto Bentivoglio con l’allora prefetto, oggi defunto, Luigi De Sena, per facilitare le sovvenzioni come vittima antiracket».
La sentenza emessa dal Tribunale di Reggio Calabria, quindi, riscrive completamente una vicenda a tutti nota in altri termini e circostanze. «Non c’è nessun collegamento fra l’intervento che Santo Crucitti avrebbe fatto nei confronti di Consolato Marcianò che fosse collegato al tentantivo di osteggiare l’associazione da parte della parrocchia», commenta l’avvocato Iaria, «è un sentenza che va oltre: non vi è l’agevolazione perché non ci sono rapporti di frequentazione, contatti telefonici e non, tra don Nuccio e Santo Crucitti».
L’avvocato Giacomo Iaria, in una lunga intervista rilasciata all’emittente televisiva locale, ReggioTv ai microfoni di Federico Lamberti, si è – infine – soffermato sulla vicenda processuale che ha riguardato don Nuccio Cannizzaro: «Finalmente gli si restituisce la verità dei fatti; un’attesa che viene ripagata da una sentenza non definitiva, probabilmente appellata o appellabile, che certamente creerà delle conseguenze. Ma se queste sono e devono essere nel senso della verità, certi protagonisti devono essere ricondotti dentro contesti diversi, se – chiosa l’avvocato Iaria – è il prezzo che si deve pagare, noi come comunità dobbiamo augurarci che sia sempre possibile poterlo reclamare».

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