La vera scommessa

Stato e criminalità

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in un’intervista al magazine “Vita” pubblicata venerdì, ha anticipato nuove misure di legge per arginare il gioco d’azzardo. Sembra che le slot saranno tolte dalle tabaccherie e dagli esercizi commerciali. Se questi provvedimenti saranno adottati, si tratta di un passo straordinario non solo dal punto di vista umano, sociale e civile. Il mondo delle scommesse e dell’azzardo costituisce, infatti, un importante indotto ed un interesse economico forte anche per la mafia, così come documentato dal procedimento penale Gioco d’azzardo. Limitare le slot, dunque, garantirebbe un deciso passo avanti anche nel contrasto alla ‘ndrangheta. L’impegno dello stato contro la criminalità organizzata deve conoscere una stagione nuova. Il provvedimento annunciato è una buona speranza, ma tante altre sono le strade che devono essere ancora percorse. Ad esempio in materia di prevenzione della affiliazione mafiosa e di recupero di coloro che scontano una pena per tale reato. Ci sono due luoghi che possono facilitare l’impegno dello Stato per la costruzione di una società liberata dalla piaga della ‘ndrangheta. In materia di prevenzione, il luogo da abitare in maniera diffusa e costruttiva, deve essere quello della scuola. Agenzia educativa ancora valida, può rivelarsi preziosa alleata nella prevenzione dello sviluppo della mentalità mafiosa. Non è facile…servono testimoni autorevoli e modelli autentici di legalità e giustizia. Ma le istituzioni hanno tutte le carte in regola per far convergere in questa direzione le loro forze migliori. In materia di recupero, il luogo da abitare è il carcere. Inteso, dai più, come il luogo dei “senza speranza”, può rivelarsi invece, come nel caso che vi raccontiamo a pagina 6 del settimanale in edicola, il nuovo “inizio vita”, cioè un tempo di riscatto. Il tempo della giusta detenzione implica anche una funzione rieducativa e riabilitativa della pena. Troppo spesso questi due aspetti passano in secondo piano. Ci sono, però, tante associazioni e gruppi ecclesiali che, con coraggio, attraversano le sbarre per incontrare l’uomo, il detenuto, intravendendone una possibilità di conversione e recupero, anche sociale. Un processo virtuoso è possibile, ma occorre più impegno da parte dello Stato. Chi crede nella prevenzione del fenomeno mafioso e nel recupero di chi ha commesso atti criminali non va lasciato solo. È una scommessa che merita di essere giocata. Insieme.

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