L’arcivescovo Morrone ha ricevuto il pallio dal Nunzio apostolico

Un gesto antichissimo che suggella la comunione tra il Santo Padre e i pastori delle Chiese metropolitane come Reggio
L'arcivescovo Morrone ha ricevuto il pallio dal Nunzio apostolico

L’arcivescovo Morrone ha ricevuto il pallio dal Nunzio apostolico. Durante la messa pontificale in Cattedrale, è stato imposto sulle spalle del pastore reggino il simbolo della comunione tra il Papa e le Chiese locali.

L’arcivescovo Morrone ha ricevuto il pallio dal Nunzio apostolico

Subito dopo l’inizio della celebrazione eucaristica, monsignor Emil Paul Tscherrig, nunzio apostolico in Italia, ha imposto il pallio sulle spalle di monsignor Fortunato Morrone, arcivescovo metropolita di Reggio Calabria – Bova.


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Il Nunzio è stato accolto dal saluto filiale del Vicario generale dell’arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova, don Pasqualino Catanese, il cui ha rivolto parole di gratitudine al Nunzio apostolico per la sua presenza nella diocesi di fondazione paolina.

Un momento unico nella storia diocesana, con un solo precedente, che ha arricchito di senso la solennità in onore della Madonna della Consolazione, patrona di Reggio Calabria.

Alla celebrazione eucaristica erano presenti gli arcivescovi emeriti di Reggio – Bova, monsignor Vittorio Luigi Mondello e monsignor Giuseppe Fiorini Morosini. Al loro fianco anche i pastori delle diocesi suffraganee, monsignor Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace, e monsignor Francesco Milito, vescovo di Oppido Mamertina – Palmi. Presente anche monsignor Santo Marcianò, ordinario militare per la Santa Sede.

Il discorso di Falcomatà

Come di consueto, prima dell’inizio della messa si è tenuta la consegna del Cero Votivo da parte dell’Amministrazione comunale a cui ha fatto seguito il saluto del sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà.

«È una festa diversa dal solito, anche quella di quest’anno. Gli effetti di questa terribile pandemia continuano a sconvolgere le nostre vite, scatenando nella comunità sentimenti di smarrimento, di incertezza e precarietà, ed al contempo, soprattutto, ad affollare i reparti dei nostri ospedali, a mietere vittime nelle nostre famiglie, tra i nostri amici, tra i nostri affetti più cari».

E ancora il primo cittadino: «Vergine Madre, a te affidiamo la nostra città e a te ci affidiamo come amministratori. Fa che l’ambizione personale dei singoli non contrasti col raggiungimento del bene comune che deve essere proprio di ogni buon amministratore. Siamo consapevoli che nessun uomo è un’isola e che nessuno si salva da solo e, nell’epoca dell’io al posto del noi, ti chiediamo di non fare venire meno due elementi essenziali in questo difficile cammino: la fiducia e la lealtà».

Le parole di Morrone

Monsignor Fortunato Morrone, arcivescovo metropolita di Reggio Calabria – Bova, nel corso dell’omelia si è soffermato sul camminare insieme «come istituzioni, ma fattivamente, dialogicamente e nel pieno rispetto dei propri ambiti di competenza e di responsabilità, avendo a cuore in modo particolare le nostre giovani e i nostri giovani per i quali mi pare siano carenti l’interesse e le proposte politiche di ampio respiro per onorare quel patto intergenerazionale educativo, fortemente penalizzato dalla pandemia, che dà orizzonte di senso e futuro alla società civile nel suo insieme».

Il presule ha aggiunto un appello ai giovani: «Chiedo di preparavi seriamente per essere attori e protagonisti nei processi decisionali che investiranno la vostra vita presente e futura e, dunque, dell’intera società che spero abiterete molto meglio di quanto siamo riusciti noi adulti».


PER APPROFONDIRE: Morrone alle Istituzioni: «Lavoriamo di più per i nostri giovani»


Infine, un ultimo riferimento da parte di Morrone: «La credibilità della nostra fede declinata nei nostri programmi pastorali, nelle assemblee liturgiche, nelle varie iniziative parrocchiali e sociali è strettamente legata alla gioia evangelica, frutto dell’incontro personale con Cristo».

«A te beata Maria che hai creduto alla parola fedele e affidabile del Signore, – ha concluso l’arcivescovo di Reggio Calabria – Bova – affidiamo la nostra Chiesa diocesana e la nostra città, in modo particolare le donne che in essa vi abitano, perché nell’ascolto sincero della loro esperienza, contraddistinto dal fiuto della vita buona e dall’appassionata audacia profetica mostrato in tutti gli ambiti dell’esistenza, ci aiutino, nella lettura dei segni dei tempi e nei processi decisionali ecclesiali, a osare di più verso una fraternità evangelicamente solidale, semplicemente e gioiosamente umana».


Foto di Salvatore Aroi per Avvenire di Calabria

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