Avvenire di Calabria

Le nostre domande prese sulle sue spalle

Dalla piazza deserta parole e gesti nel cuore di tutti

Francesco Ognibene

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Tutti noi conosciamo qualcuno che – nell’intrecciarsi di comunicazioni a distanza – ci ha detto o scritto, più o meno: «Hai visto, che grande il Papa?», con espressioni di stupore, commozione, gratitudine. La diretta da piazza San Pietro in un venerdì sera diventato un Venerdì Santo anticipato, senza precedenti per impatto emotivo e spirituale, si è impressa nel cuore di milioni di italiani, e chissà di quanti nel mondo, fin dove sono arrivate quelle immagini potenti di una piovosa sera romana.

Il vuoto, il silenzio, la preghiera, le parole di un discorso che parte dal Vangelo: lo dici a un regista televisivo e ti dice che sei matto sei vuoi costruirci una diretta in mondovisione, che non la guarderà nessuno. Vero il contrario. Perché il Papa ha dato ascolto alle nostre domande: alluvionati come siamo tutti i giorni da cifre, voci scientifiche, regole da seguire, problemi sociali, questioni sul futuro, finiamo col perdere di vista che dentro di noi lievitano paure, speranze, domande, angosce, tutto mescolato nell’attesa di trovare chi ascolti e capisca.

Il Papa l’ha fatto, e tutti – credenti e agnostici – ci siamo trovati di colpo compresi da un uomo che sembrava portarci tutti sulle spalle. Ci ha spiegato con parole e gesti – e con lui la Chiesa, che da sola sta facendo questo cammino duro, incompreso, indispensabile – che più di tutto oggi abbiamo bisogno di dare un senso a ciò che sta succedendo e che cambia (a volte pare travolga) la nostra intera vita. Finita l’illusione che “ancora un poco e passa”, che “presto vedrai che tutto torna come prima”, avevamo bisogno di una serata così, dell’incontro con un uomo che ha preso sul serio quel che si agita dentro di noi, incalzandoci con domande dirimenti, perché in queste settimane si decide chi saremo, che comunità diventeremo.

«Signore – ha detto Francesco a nome nostro –, ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta», perché «è il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è». Per i cristiani «è il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te e verso gli altri ». Per tutti «la tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità». Anche il più lontano dall’annuncio evangelico in queste settimane scopre e sperimenta che questa è la verità più autentica dell’esperienza che stiamo attraversando. Non da soli, ora ne siamo certi.

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