Avvenire di Calabria

La parte nel capolavoro di Fellini dà la misura dell'importanza dell'intellettuale calabrese per l'opinione pubblica

Leonida Repaci e l’indimenticabile cameo ne La Dolce Vita

Un esempio lucidissimo di impegno sociale attraverso il giornalismo e la letteratura. Col cuore nella sua Palmi

di Redazione Web

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Leonida Repaci e l'indimenticabile cameo ne La Dolce Vita. La parte nel capolavoro di Fellini dà la misura dell'importanza dell'intellettuale calabrese per l'opinione pubblica del suo tempo. Un esempio lucidissimo di impegno sociale attraverso il giornalismo e la letteratura.

Leonida Repaci e l'indimenticabile cameo

Ci sono figure della nostra cultura recente, omesse dai programmi di storia e letteratura del liceo, che sono relegate all’oblio fino a quando per puro caso non ci si imbatte in loro scoprendo che sono state personalità di spicco della cultura e della politica del Novecento e che sono balzate agli onori della cronaca per più di un’impresa.

È il caso di Leonida Repaci, un nome ben noto a studiosi e intellettuali, ma sconosciuto alla cultura popolare; e a torto, visto che fu proprio a favore del popolo che spese buona parte dei suoi pensieri e delle sue lotte.

Calabrese per nascita (Palmi, in provincia di Reggio Calabria), nel corso della sua lunga vita si è diviso tra le professioni di avvocato, redattore e scrittore – portate avanti tutte con la stessa dedizione - e si è trovato coinvolto in una serie di eventi e circostanze degni di un eroe letterario.

L'esperienza da soldato

Solo per citare qualche episodio: nella prima gioventù parte soldato durante la Grande Guerra, frangente in cui viene ferito e guadagna una medaglia d’argento; in seguito all’attentato al teatro Diana di Milano (1921) assume energicamente la difesa degli imputati anarchici e nel corso del processo si pone esplicitamente contro il regime fascista, procurandosi grossi fastidi - non ultimo un duello all’arma bianca niente meno che con Galeazzo Ciano.

Accanto ad Antonio Gramsci

È autore prolifico di opere di tutti i generi letterari, tra le quali forse la più nota è il romanzo La storia dei Rupe, che ha vinto il Premio Bagutta nel 1933. È redattore per diverse riviste: Antonio Gramsci in persona lo vuole come collaboratore a L’Ordine Nuovo su cui scrive firmandosi con lo pseudonimo di Gamelin.


PER APPROFONDIRE | Corrado Alvaro e l'impegno antifascista (Leggi l'articolo)


L'arresto

Nel 1925, durante la processione della Varia di Palmi, viene arrestato insieme ad altri comunisti e socialisti con l’accusa di aver ucciso un fascista del luogo; dopo sei mesi viene assolto e rilasciato. Si tratta in realtà di un pretesto per colpire una delle più grandi “roccaforti rosse” della Calabria.

Recitò sé stesso

Infine è direttore di quotidiani (Il Tempo, L’Epoca, L’Umanità), fondatore e presidente del noto Premio letterario Viareggio e ancora pittore apprezzato. Federico Fellini, nel 1959, lo vuole nella parte di sé stesso nel film La dolce vita.

Chi l’ha conosciuto di persona lo descrive come un uomo dal carattere forte, un sognatore animato da una sorta di “furia di essere vivo”, non estraneo alle scenate, che si distingue per l’«intransigenza ideologica» di matrice socialista e per un «carattere ribelle e bellicoso», che raccomanda agli amici di non portargli fiori al cimitero, ma solo un garofano rosso, e che trova forse solo nella moglie Albertina un porto sicuro in cui placarsi.

Il buen retiro a Palmi

Vive buona parte della sua vita a Villa Petrosa – Petrusa, in dialetto – a Palmi, una casa acquistata dal padre in cui pare che Francesco Cilea, il noto compaesano musicista, avesse composto l’opera Adriana Lecouvreur. Questa casa sta appollaiata sulla cima della petrusa, il tratto di costa impervio che prende il nome appunto dalla villa, una scogliera a piombo che si staglia sulla Costa Viola – particolare sfumatura di colore che prende il Tirreno in quella zona – e offre a Sud Ovest la vista dello Stretto, della Sicilia e dello Stromboli.

Questa è per Repaci e sua moglie un buen retiro, luogo di pace e consolazione in cui vivono lunghi anni sereni. Tanto che lo scrittore la sceglie in vita come dimora dopo la morte, volontà che non è stata rispettata e per cui si sta battendo oggi l’associazione “Amici Casa della Cultura Leonida Repaci”.

Il rapporto con la Calabria

«Sono convinto che se non fossi nato in Calabria forse non sarei diventato scrittore». Il rapporto con la sua terra è controverso. Lui afferma che si diventa scrittori osservando la realtà che si ha intorno ogni giorno, i modi e le condizioni di vita, nel suo caso quindi quelli di un paese della Calabria nei primi del Novecento, che egli ama profondamente, nonostante il rapporto difficile con i suoi compaesani, soprattutto dopo l’arresto, che è destinato per lungo tempo a sentimenti di sfiducia e diffidenza che lo spingono a scrivere di Palmi «presepe buono, pastori malvagi», e ancora a ribattezzare la città, protagonista di molte delle sue opere, con nomi allegorici come Gràlimi (lacrime) o Sarmura (acqua salata).


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