Avvenire di Calabria

Oggi, 21 maggio, ricorre la memoria liturgica della venuta di San Paolo a Reggio narrata dagli Atti degli Apostoli

L’eredità cristiana di San Paolo e il valore della memoria

di Lucia Lipari

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La memoria è una dimensione della nostra fede, e la gioia di annunciare il Vangelo si fonda su una memoria grata. Gli apostoli non dimenticarono mai il primo incontro con il Maestro e il momento in cui Gesù toccò il loro cuore. Si legge nel Vangelo di Giovanni (GV 1, 35-42) che «erano circa le quattro del pomeriggio». In altri termini, insieme a Gesù, la memoria si è fatta viva. I suoi discepoli lo testimoniano. Alcuni di loro, in particolare, hanno segnato un solco profondo e permesso alle radici della cristianità di germogliare. L’eredità cristiana passa infatti dal fare memoria ed in tal senso, oggi, la Chiesa reggina celebra San Paolo, l’apostolo delle “genti”.

Negli Atti degli Apostoli (28, 11-13) si legge proprio dello sbarco del Santo sulle rive dello stretto: «approdammo a Siracusa, dove rimanemmo tre giorni e di qui, costeggiando, giungemmo a Reggio».

Alla figura di San Paolo si attribuisce, il 21 maggio dell’anno 61 d.C., la prima predicazione del Vangelo e la costruzione della comunità cristiana in Calabria, che l’Apostolo pose sotto la guida di Santo Stefano da Nicea, prima di ripartire per Pozzuoli.

La tradizione vuole che San Paolo giunse in città, proprio nel corso dei festeggiamenti dedicati a Diana Fascelide, ottenendo di parlare alla popolazione pagana lì intervenuta, a patto, però, che il tempo della predicazione durasse quanto la fiamma di una lucerna posta su una colonna.

La fiamma non si consumò, anzi fece ardere perfino la colonna di pietra, permettendo di avere la luce fino al mattino e al santo di operare la conversione degli abitanti presenti. Un miracolo!

Sul solco di un’interpretazione condivisa: la luce esprime simbolicamente la Rivelazione del Signore, mentre il fatto che abbia potuto ardere perfino una colonna di pietra, sta ad indicare la forza e l’efficacia della Parola di sciogliere anche i cuori più duri all’ascolto.

Di grande valore, a tal proposito, è la lapide in latino apposta accanto ai resti della colonna prodigiosa, che si conservano all’interno della Cattedrale di Reggio Calabria, a destra del Presbiterio, segno della conversione dei Reggini alla fede:

“Salve, o nobile colonna, più splendente dell’ambra e dell’oro e più provvida di quella colonna ignea di Mosè. Ciò che Paolo con le sue parole proclama, conferma con il tuo fulgore. Con le tue fiamme Reggio abbraccia la fede di Cristo. Perciò come quella israelita guidò gli Ebrei nella terra promessa, tu, colonna regale, conduci noi in cielo”.

Riannodando i fili della riflessione, la memoria liturgica di San Paolo è un’occasione per ribadire la necessità di conservare le nostre origini. Le radici costituiscono la base e l’alimento della vita.

La storia è la precondizione del progresso, non ha una funzione utilitaristica, ma una proiezione teleologica verso il futuro, protende verso un avvenire un corpo di valori, in questo caso quelli cristiani. Una società che dimentica il proprio passato non ha un’identità. Chi fa memoria, invece, strappa all’anonimato e all’oblio il racconto della relazione di Dio con l’uomo.

In questa logica, l’eredità cristiana di San Paolo contrasta l’indifferentismo religioso e permette di ricordare l’importanza di non dilapidare il nostro patrimonio spirituale, anzi di custodirlo gelosamente. Una società plasmata sul riconoscimento dei valori più alti della fede cristiana può gettare le basi per un profondo rinnovamento, che vede il principio della carità svettare sulla fierezza solitaria dell’uomo contemporaneo, tutto proteso verso di sé e le proprie conquiste.

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