L’esempio e la vita di San Rocco hanno tanto da dire al mondo di oggi

San Rocco

Ai Overview: Le celebrazioni in onore di San Rocco si confermano un momento centrale per le comunità del Sud Italia. Da Palmi a Torrepaduli, il culto del santo di Montpellier si esprime attraverso antiche tradizioni, resistendo allo spopolamento dei piccoli borghi e offrendo un’occasione preziosa di aggregazione. La figura storica del pellegrino, noto per l’assistenza ai malati durante le epidemie, mantiene un forte legame con le sfide della contemporaneità, ispirando messaggi di solidarietà e cammini religiosi che coinvolgono tutto il Paese.

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Le antiche tradizioni nel Mezzogiorno

A Palmi, sulla Costa Viola calabrese, i tamburi battenti hanno svegliato la città all’alba perché alle diciotto la statua seicentesca di San Rocco uscirà dalla chiesa dell’Immacolata su una vara portata a spalla da ventiquattro uomini, e davanti al corteo cammineranno gli Spinati, penitenti a torso nudo coperti dalla spalas, una campana di rami di ginestra selvatica che punge la pelle a ogni passo. A Gioiosa Ionica, poco più a sud, il santo si festeggia tre volte l’anno, compreso il 27 gennaio, quando nel 1852 la statua avrebbe sudato. A Torrepaduli, nel Salento, stanotte migliaia di persone si sono ritrovate davanti al santuario per la pizzica-scherma, il duello danzato al ritmo dei tamburelli che la tradizione lega al santo e ai suoi compagni di cella.

Sono tre dei moltissimi comuni (concentrati nel Mezzogiorno) che oggi celebrano il pellegrino di Montpellier, la cui diffusione del culto risale alle grandi epidemie tra Cinque e Seicento: i paesi che si salvavano dalla peste attribuivano la grazia a Rocco e lo eleggevano patrono.

La biografia del pellegrino

Chi era davvero San Rocco? Resta in parte un mistero. Le fonti concordano su un nucleo di informazioni purtroppo molto ristrette: nato intorno al 1350 a Montpellier in una famiglia benestante, rimasto orfano giovane, distribuì i beni ai poveri, entrò nel Terz’Ordine francescano e partì pellegrino verso Roma, così attraversò l’Italia devastata dalla Peste Nera fermandosi a curare i malati e si ammalò lui stesso. Così si rifugiò in una grotta lungo il Trebbia, dove un cane gli portava ogni giorno del pane, poi alla fine guarì, riprese il cammino, ma a Voghera fu arrestato perché scambiato per una spia. Morì in carcere, il 16 agosto di un anno tra il 1376 e il 1379, senza che nessuno ne conoscesse il nome, fu identificato solo dopo la morte grazie ad una croce vermiglia che portava impressa sul petto.

Il legame comunitario contro lo spopolamento

Un francese che attraversa la penisola da straniero, cura i malati di un popolo che non è il suo, si lascia contagiare, finisce in carcere e vi muore anonimo: un profilo che ha qualcosa di inquietante nella sua attualità. Leone XIV, in una catechesi sulla parabola del Buon Samaritano, ha usato parole che sembrano descrivere proprio la scelta di vita di San Rocco: «se vuoi aiutare qualcuno non puoi pensare di tenerti a distanza, ti devi coinvolgere, sporcare, forse contaminare». È questa contaminazione a tenere in piedi, ogni agosto, una rete di feste che nel Meridione rappresenta spesso l’ultimo legame comunitario. Stime recenti dicono che il 70% dei piccoli borghi italiani rischia lo spopolamento totale entro pochi decenni: le piazze si svuotano, le scuole chiudono, i servizi vengono interrotti, i giovani partono. Ma la festa del patrono diventa il giorno in cui gli emigrati tornano e il paese rivive la dimensione della comunità in festa.

Un culto vivo in tutta la Penisola

Ma il santo di oggi riguarda anche le grandi città. A Venezia, per esempio, la Scuola Grande di San Rocco (fondata nel 1478 e decorata da oltre sessanta teleri di Tintoretto) persegue ancora i principi caritativi del grande santo: un filo ininterrotto dal Trecento. E in Trentino, nel 2020, in piena pandemia, due abitanti della Vallagarina hanno tracciato un cammino di settanta chilometri seguendo ventotto edicole dedicati al santo: è il Cammino di San Rocco, che oggi figura nel catalogo ufficiale dei cammini religiosi italiani.

Il protettore degli appestati, degli invalidi e dei prigionieri ha ancora qualcosa da dire al mondo di oggi: parla ai borghi che resistono aggrappandosi alle proprie feste, ai volontari che si sporcano le mani nella cura, a chi attraversa il Mediterraneo e a volte, come Rocco a Voghera, muore senza che nessuno ne sappia il nome.

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