L’intelligenza artificiale e il rapporto tra genitori e figli, ecco l’impatto psicologico dell’IA generativa sullo studio

figli e AI

L’uso sempre più frequente dei sistemi di intelligenza artificiale generativa tra i giovanissimi sta trasformando radicalmente le dinamiche dello studio e il rapporto educativo tra genitori e figli. Il ricorso immediato a strumenti come ChatGPT per lo svolgimento dei compiti scolastici non rappresenta solo una sfida tecnologica, ma solleva interrogativi profondi sulla tenuta del pensiero critico e sulla capacità dei ragazzi di elaborare autonomamente i contenuti. La facilità di accesso a soluzioni pronte all’uso rischia di generare un “debito cognitivo” che influisce negativamente sulla memoria e sulla creatività, come evidenziato da recenti studi scientifici. In questo contesto, la riflessione proposta dalla Commissione Teologica Internazionale invita a rimettere al centro l’esperienza umana, fatta di limiti e domande, per evitare che la delega alle macchine diventi una rinuncia irreversibile alla crescita intellettuale e identitaria.

Seguici su WhatsApp

La crisi della relazione educativa nell’era delle macchine

La pubblicazione del documento Quo vadis, humanitas? da parte della Commissione Teologica Internazionale, offre un’importante occasione di riflessione su uno dei temi più urgenti del nostro tempo: il rapporto tra essere umano e intelligenza artificiale (IA). Questo articolo è il primo di una serie che affronta, da una prospettiva psicologica ed educativa, la necessità di acquisire e sviluppare il pensiero critico nel rapporto tra figli e IA. I figli non chiedono più ai genitori di essere aiutati nei compiti: attingono subito e direttamente all’IA. Un figlio apre ChatGPT prima ancora che il genitore possa rispondergli. La relazione di storia è ben scritta, ma lui non sa spiegarne il contenuto. Risponde con sicurezza, ma quella sicurezza non è sua: è della macchina.

Il rischio del debito cognitivo e la perdita di autonomia

Questo scenario, che milioni di famiglie stanno già vivendo, rivela un problema che non riguarda la tecnologia in sé, ma il modo in cui i nostri figli stanno imparando a pensare o, peggio, stanno smettendo di imparare come si può pensare. Il rischio non consiste nel fatto che l’IA sia uno strumento sbagliato ma che i ragazzi accedono ad uno strumento potente senza che né loro, né i genitori, siano preparati a usarlo consapevolmente. Non è trascuratezza: ragazzi e adulti non possiedono ancora gli strumenti per essere consapevoli, nella misura in cui sarebbe necessario. Questa lacuna produce conseguenze che investono lo sviluppo psicologico e identitario dei giovani. Il meccanismo è semplice e per questo difficile da contrastare. I sistemi di IA generativa sono progettati per rispondere con tono sicuro e rassicurante, anche quando le risposte sono parziali o errate. Uno studio del MIT, Massachusetts Institute of Technology, ha misurato l’attività cerebrale di studenti universitari che scrivevano saggi con l’aiuto di un assistente artificiale: la connettività nelle aree legate al pensiero critico, alla creatività e alla memoria era più bassa rispetto a chi scriveva senza assistenza. I ricercatori hanno chiamato questo fenomeno debito cognitivo: i benefici immediati di produttività si pagano con il deterioramento della capacità di apprendere, ricordare e ragionare autonomamente. Un esperimento condotto in Turchia, su quasi mille studenti liceali, ha confermato: chi usava l’IA durante le sessioni di studio otteneva risultati migliori nella pratica assistita, ma all’esame senza IA i risultati crollavano significativamente al di sotto del gruppo di controllo. L’educatrice inglese Daisy Christodoulou ha evocato il rischio di una società stupidogena in cui la delega sistematica del pensiero alle macchine rischia di alterare le menti in modo difficile da invertire.

L’identità fragile e lo specchio della semplificazione

C’è poi una dimensione che va oltre il profitto scolastico. I sistemi di IA sono addestrati a compiacere: confermano, approvano, rassicurano. Serge Tisseron, psichiatra che studia da vent’anni il rapporto tra esseri umani e schermi, ha definito l’IA generativa uno specchio che mente per compiacere. Un figlio che si abitua a ricevere conferme continue, che non incontra mai la resistenza di un interlocutore autentico, che non sperimenta il disagio del non sapere, costruisce un’immagine di sé distorta e fragile. La capacità di tollerare l’incertezza, di stare dentro un problema senza soluzione immediata, di formarsi un giudizio attraverso la fatica sono fra le competenze psicologiche più importanti che un giovane possa acquisire e sviluppare. È anche, non a caso, ciò che il documento Quo vadis, humanitas? identifica come il cuore irriducibile dell’esperienza umana: non la capacità di calcolare o ottimizzare, ma quella di interrogare, dare senso, crescere attraverso il limite. Prima di occuparci degli strumenti, dobbiamo occuparci delle persone.

Il prossimo articolo mostrerà perché stiamo commettendo, con l’IA, lo stesso errore già compiuto con la televisione, con internet e con i social media.

Per informazioni, sollecitazioni o domande scrivere a giannitrudupsicologo@gmail.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati
Rubriche
Famiglia
Immagine in evidenza categoria Spazio Genitori

Spazio Genitori

di Gianni Trudu

Società
Immagine in evidenza categoria Dottrina sociale

Appunti di dottrina sociale

di Domenico Marino

Cultura
Immagine in evidenza Libro della settimana

Il libro della settimana

di Mimmo Nunnari

Storia
Immagine in evidenza categoria dagli Archivi

Dagli archivi

di Renato Laganà

tecnologia
Immagine in evidenza Human Prompt

Human Prompt

di Davide Imeneo

Articoli Correlati
Aula G
Educazione e nuove generazioni

Il messaggio di Papa Leone: educazione e nuove generazioni davanti alle trasformazioni tecnologiche

famiglia in estate

Famiglia in estate: dinamiche familiari. vacanze e dialogo intergenerazionale

studente in baldacchino

Esame di maturità al liceo Farnesina, studente in baldacchino davanti alla commissione

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi ogni giorno le notizie più importanti dalla Chiesa calabrese direttamente nella tua casella email