Avvenire di Calabria

Manca una settimana al voto. Si moltiplicano gli incontri nelle città dei quattro contendenti. La punta dello Stivale sembra, però, assistere con “disincanto” alla bagarre dei partiti

Ma i calabresi andranno a votare?

Il trend degli astenuti cresce: si sono persi 15 punti percentuali. I big nazionali hanno sfilato promuovendo, ciascuno, il proprio candidato d’area. Ma la partecipazione latita

di Federico Minniti

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Ma i calabresi andranno a votare? Manca una settimana al voto. Si moltiplicano gli incontri nelle città dei quattro contendenti. La punta dello Stivale sembra, però, assistere con “disincanto” alla bagarre dei partiti

Ma i calabresi andranno a votare?

L’elezioni d’autunno. Più che una collocazione temporale potremmo definirlo un modo di essere. La bagarre per l’elezione del nuovo governatore della Calabria, infatti, è guardata con “disincanto” dagli elettori.

E il vero spauracchio per i quattro contendenti alla poltrona del presidente è l’astensionismo. Certamente non si tratterebbe di una novità. Dal dato dell’astensione del 2010 (anno in cui ha votato solo il 59,27% degli aventi diritto), il trend è in caduta libera (nel 2020 ha votato il 44,33% dei calabresi), con oltre un milione di elettori che stanno disertando stabilmente le urne.


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L’appuntamento del 3 e 4 ottobre, quindi, è un test su come (e se!) la politica abbia imparato la lezione della disaffezione. Ma a misurare «l’aria che tira», le previsioni non sembrano essere tra le più rosee.

Se è vero che la visita dei leader nazionali dei partiti, da Salvini a Conte, dalla Meloni a Letta, ha ravvivato il dibattito pubblico, facendo tornare in strada o in piazza alcune centinaia di sostenitori dei candidati, d’altro canto non si registrano prese di posizioni “innovative” sotto il versante dei programmi.

Il cliché sembra essere sempre lo stesso: accuse e veleni, l’uno contro l’altro, ma di ricette concrete su come risollevare le sorti della Calabria, neanche l’ombra.

Di fronte a questa assenza di proposte, anche i cattolici sono alquanto disorientati e, spesso, scelgo la via dell’astensione. Secondo uno studio recente del gesuita Francesco Occhetta pubblicato su Famiglia Cristiana, infatti, un cattolico praticante su due non va a votare.

«Il 51% di chi va a Messa non si reca alle urne. Una maggioranza silenziosa che si stima siano circa 5 milioni di voti», si legge nel report presentato da Occhetta.


PER APPROFONDIRE: Elezioni regionali, ecco tutti i candidati in lizza nella circoscrizione reggina


Facendo uno sforzo di memoria collettiva, possiamo ricordare come un tempo il “popolo degli indecisi” coincideva esattamente con quella forbice di elettori che spostava gli equilibri a favore (o a discapito) di maggioranze (o minoranze) risicate. Una componente ancor più determinante con la nascita del pluralismo che ha spacchettato il consenso.

Approfondendo questo ragionamento si può evidenziare come in Calabria - e nel Mezzogiorno in generale - il popolo degli astenuti (gli ormai ex indecisi) sia determinante per favorire un’espressione democratica davvero libera.

Il motivo? Nel 2019, Nicola Gratteri ha fatto una stima del “peso” della ‘ndrangheta sulle elezioni: «In alcuni territori ad alta densità ‘ndranghetista possiamo parlare anche del 30%». Un voto su tre. A leggerla così, quindi, lo spauracchio dell’astensione fa ancora più paura.

Amalia Bruni, Luigi De Magistris, Roberto Occhiuto e Mario Oliverio si trovano di fronte a questo scenario. E, con loro, l’esercito di candidati al Consiglio regionale che stanno battendo i territori alla caccia dell’ultimo consenso.

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