Avvenire di Calabria

L'Ong lancia l'allarme: Duecentoventi persone affogate in una settimana

Medici senza frontiere: «Politiche Ue fanno annegare i migranti»

«Gli Stati membri stanno abdicando alla loro responsabilità di salvare vite»

Redazione Web

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“I governi europei devono ritrovare il buon senso e mettere fine alle politiche che costringono le persone a rimanere intrappolate in Libia o a morire in mare”. È l’appello lanciato da Medici senza frontiere (Msf) in occasione del Consiglio europeo. “Con 220 persone morte annegate, la settimana scorsa si è registrato il maggior numero di morti nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno. Tutte tragedie evitabili”, rileva l’ong, secondo cui “i governi europei hanno bloccato le operazioni di ricerca e soccorso in mare delle ong, consegnando la responsabilità dei soccorsi alla Guardia costiera libica”.
“Gli Stati membri dell’Ue stanno abdicando alla loro responsabilità di salvare vite e deliberatamente stanno condannando le persone a essere intrappolate in Libia o a morire in mare”, dichiara Karline Kleijer, responsabile per le emergenze di Msf. “Lo fanno essendo pienamente consapevoli delle violenze e degli abusi estremi che migranti e rifugiati soffrono in Libia”. Per questo, Msf “esorta i governi europei a mostrare un po’ di decenza e ricorda che stiamo parlando di vite umane e sofferenze umane. Possono iniziare impegnandosi nelle operazioni di ricerca e soccorso in mare e facilitare lo sbarco rapido nei porti sicuri più vicini, che non sono in Libia”.
Nel corso dell’ultimo mese, Msf è stata in grado di accedere a quattro centri di detenzione e ha condotto oltre 3.000 visite mediche. “Le équipe mediche – si legge nella nota – hanno riscontrato che i principali problemi di salute sono legati alle cattive condizioni di vita, incluso il sovraffollamento e la mancanza di acqua o servizi igienici sufficienti”.
Medici senza frontiere rileva poi che “una campagna orchestrata contro le ong sta raggiungendo un punto di rottura. Le ong che operano in mare sono sempre più ostacolate nell’eseguire salvataggi in acque internazionali e viene loro negato l’accesso ai porti”. “Salvare vite in mare non è un crimine”, afferma Kleijer. “Il messaggio che viene dai governi europei è forte e chiaro: l’assistenza umanitaria non è benvenuta. Le ong sono il capro espiatorio di una tattica creata per distogliere l’attenzione dalle questioni reali: la mancanza di solidarietà o di visione e un sistema di asilo inadeguato”. “Queste azioni ci bloccano e ci impediscono di svolgere il lavoro che i governi dell’Ue non riescono a fare, mentre disumanizzano le persone in stato di bisogno. Ogni morte causata da queste misure – conclude Kleijer – è ora nelle loro mani”.

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