Avvenire di Calabria

Morosini: «Stato non garantisce cure, ma incoraggia la morte»

L'arcivescovo di Reggio Calabria - Bova sulla sentenza della Corte costituzionale: «Smantellato il diritto alla difesa della vita ad ogni costo»

Redazione Web

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«Con la sentenza della Corte Costituzionale sul Caso Cappato viene smantellato un altro elemento della nostra cultura occidentale che, ci tengo a precisare, non è solo cristiano ma precede il cristianesimo: quello della difesa della vita ad ogni costo». È quanto afferma l'arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, monsignor Fiorini Morosini. «Dinanzi al bene della vita - prosegue l'arcivescovo - non ci può essere l'arbitrio dell'autodecisione perché questo significherebbe compromettere il significato stesso della vita che ci è data: nessuno si è dato la vita! Ci è stata data come dono e va sempre custodita come dono. Nella contrapposizione tra la dignità della vita nella sua assolutezza e la dignità della persona che soffre, nel contrasto tra queste due dignità non si può risolvere il problema dell'uno sacrificando l'altro ma bisogna trovare soluzioni che difendano una e l'altra dignità sempre. Ecco allora la compassione della comunità che si prende cura dell'uomo che soffre».
«Inoltre questa sentenza - rimarca il presule - ci pone davanti una grave ipocrisia dello Stato: da oggi, infatti, per chi ha un amico tetraplegico è più facile aiutarlo a suicidarsi che a curarsi, visto che mancano le necessarie garanzie per le cure palliative, per la terapia del dolore, siamo sforniti del sostegno ai pazienti a domicilio, dell'assistenza ai disabili gravi, dei diritti per i caregiver familiari, dei fondi per le prestazioni minime ai malati cronici: non è un caso se il nostro Hospice “Via delle Stelle” di Reggio Calabria, vive in uno stato di perenne odissea, senza un presente stabile e un futuro certo.
Un elemento importante da sottolineare è che una legge crea cultura e questa sentenza contribuisce a demolire la cultura della vita creando le premesse, nonostante le riserve manifestate dalla Consulta, perché domani si acquisisca una mentalità che affermi, in un modo o in un altro, che l'uomo sia libero di intaccare la vita. Lo si è già visto con l'aborto e adesso lo si vede con il suicidio assistito. Sorgeranno sicuramente altre situazioni in cui si dirà che si è liberi di intervenire sulla vita dell'uomo senza rispettarla».

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