Nilo da Rossano, la storia del santo della “parresia” che insegna a saper dire di no, anche ai potenti

San Nilo

Ai Overview: Nel giorno in cui si commemora la scomparsa di san Nilo, avvenuta il 25 settembre del 1004, le comunità di Rossano e Grottaferrata ricordano la figura del monaco e fondatore dell’ultimo monastero bizantino d’Italia. La ricorrenza assume un rilievo particolare quest’anno, in quanto l’abbazia territoriale di Santa Maria di Grottaferrata celebra la festa sotto la guida di un nuovo archimandrita, il vescovo Manuel Nin Güell. La sua recente nomina pontificia ha posto fine a un lungo periodo di sede vacante iniziato nel 2013. Le fonti storiche restituiscono il profilo di un religioso profondamente legato alla dimensione del pellegrinaggio e del ritiro spirituale, caratterizzato da una marcata franchezza nei rapporti con i potenti della sua epoca e da una propensione al confronto teologico, anche interreligioso.

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La ricorrenza e la nomina del nuovo archimandrita

Rossano, dove nacque nel 910, e Grottaferrata, dove arrivò quasi centenario, celebrano oggi la memoria di san Nilo. Per la comunità basiliana dell’abbazia che porta il suo nome, l’ultimo dei monasteri bizantini che nel Medioevo punteggiavano il Sud e Roma, è una festa del fondatore diversa dalle altre perché è la prima con un vescovo come archimandrita. Manuel Nin Güell, benedettino di Montserrat e già esarca apostolico in Grecia, il 31 gennaio è stato nominato da Leone XIV esarca apostolico dell’abbazia territoriale di Santa Maria di Grottaferrata e questo passaggio ha permesso di chiudere una sede vacante che durava dal 2013, a seguito delle dimissioni, per raggiunti limiti di età, dell’abate italiano Emiliano Fabbricatore. Se pensiamo che san Nilo compose un’ufficiatura in greco per san Benedetto, quando i monaci di Montecassino invitarono la sua comunità a celebrare nell’abbazia, è ironico che mille anni dopo sia un figlio di Benedetto a guidare la casa di Nilo.

Il rifiuto degli incarichi e il confronto con l’imperatore

Ma che uomo era san Nilo? Dalla Vita emerge il ritratto di una figura poco incline agli inchini che a trent’anni, dopo una grave malattia, lascia moglie e figlia e prende l’abito a San Nazario, nel Cilento, dove oggi un cammino di 103 chilometri ne ripercorre le orme. Per due volte rifiutò la cattedra episcopale, prima a Rossano e poi a Capua. Nella quaresima del 998 salì a Roma da Ottone III e Gregorio V per chiedere che gli fosse affidato Giovanni Filagato, antipapa e suo concittadino, già accecato e mutilato, ma tornò a Serperi, vicino a Gaeta, senza di lui. L’anno dopo fu l’imperatore a raggiungerlo e a offrirgli un monastero ma Nilo disse di no anche allora, al punto che, per questa franchezza davanti ai potenti, Andrea Luzzi, nella voce del Dizionario biografico degli italiani della Treccani, usa una parola greca: parresia.

Il dialogo interreligioso e la custodia dell’Oriente cristiano

Ma Nilo era anche un uomo di confronto che negli anni del cenobio di Sant’Adriano discuteva di Scrittura, a Rossano, con i notabili e con alcuni ebrei, fra cui il medico e astronomo Shabbetai Donnolo. E come dimenticare, poi, di quando l’emiro di Palermo liberò su sua richiesta tre suoi monaci fatti prigionieri.

A giugno, davanti alla Roaco, Leone XIV ha detto che l’Oriente cristiano «lo si custodisce solo se lo si conosce». Grottaferrata, fondata cinquant’anni prima dello scisma, è un pezzo di quell’Oriente nei Castelli Romani.

Le ultime volontà e la sepoltura

Nilo morì al vespro del 25 settembre 1004. Ai suoi aveva chiesto di essere sepolto sotto terra, fuori dalla chiesa, senza tumulo né ornamenti, con un segno a livello del suolo perché i pellegrini potessero riposarsi sopra. Il motivo è racchiuso in una sola riga: «Anch’io, infatti, sono stato pellegrino per tutti i giorni della mia vita».

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