Operazione Monopoli, il gioco d’azzardo ‘bacinella’ dei clan

A Reggio Calabra il gioco è truccato: vince sempre la ‘ndrangheta. Parola degli investigatori che stamattina hanno fermato quattro imprenditori vicini alle cosche storiche della zona, tra cui i proprietari dell’unica sala Bingo della città dello Stretto. I quattro, Carmelo Ficara, Andrea Francesco Giordano e Michele e Giuseppe Surace – padre e figlio – sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni. Il bingo del rione Archi, così come le imprese edili sequestrate agli indagati, sarebbe stato sotto il controllo diretto delle cosche egemoni nella zona Nord della città: i Tegano e i De Stefano. La sala da gioco, aperta nei primi anni duemila, avrebbe funzionato da «cassa continua per le attività delle famiglie di ‘ndrangheta», così come sottolineato dal procuratore vicario di Reggio Calabria Gaetano Paci in conferenza stampa. Un flusso continuo di danaro contante al quale la cosca avrebbe potuto accedere liberamente. Imprenditori affiliati nei ranghi delle ‘ndrine, ma c’era anche chi, a sentire gli inquirenti, sfuggiva ai taglieggiamenti di clan meno forti rifugiandosi sotto l’ala protettiva delle famiglie più potenti. Sarebbe questo il caso di Carmelo Ficara, imprenditore edile finito nell’inchiesta “Alta tensione” come vittima di estorsioni da parte della cosca Borghetto-Zindato nel rione Modena, che sarebbe passato alla “corte” dei clan arcoti per ottenere protezione e poter continuare a svolgere i propri affari, secondo gli inquirenti anche per conto della stessa famiglia di ‘ndrangheta.

«L’inchiesta – ha spiegato in conferenza stampa il procuratore Paci – si chiama “Monopoli” proprio per sottolineare il regime economico in cui operavano questi imprenditori legati alle cosche. Loro stessi, addirittura, avrebbero voluto espandersi. Nel caso dei Surace, avrebbero voluto aprire altre sale Bingo ma sapevano di non poterlo fare nel territorio di Reggio Calabria». Il gioco, insomma, doveva essere interamente controllato dai clan, allo scopo di potersi assicurare tutte le vincite.

Un settore, quello del gioco d’azzardo, ormai di grandissimo rilievo nelle strategie economiche della ‘ndrangheta. Già nel 2015, con l’inchiesta Gambling, la Dda reggina, grazie anche alla testimonianza del pentito M.G., grande accusatore del clan Tegano, aveva scoperchiato gli interessi delle cosche nel gioco d’azzardo: i clan reggini erano infiltrati nel sistema di gioco legale anche a Malta e da lì, tramite una rete di agenzie di betting, controllavano una complessa rete di riciclaggio del denaro sporco.

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