Il conferimento del Dottorato Honoris Causa a padre Paolo Benanti ha offerto all’Università Mediterranea di Reggio Calabria un’occasione di riflessione profonda sull’etica dell’intelligenza artificiale e sulla responsabilità del sapere nell’era digitale.

L’intelligenza artificiale come sfida umana e spirituale
Il futuro passa da Reggio Calabria e scuote le coscienze, e lo fa con la potenza pervasiva dell’intelligenza artificiale, una rivoluzione che non è più alle porte, ma è già entrata nelle nostre vite, nelle nostre case e nelle nostre coscienze. Stamattina, l’Aula Magna “Antonio Quistelli” dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria è diventata il crocevia di questa riflessione globale, in occasione del conferimento del Dottorato Honoris Causa in Diritto ed Economia a padre Paolo Benanti, teologo francescano e presidente della Commissione AI per l’Informazione, riconosciuto come una delle menti più feconde a livello mondiale sull’etica delle nuove tecnologie.
Un riconoscimento accademico per un pensiero etico globale
L’evento, inserito nella solenne inaugurazione del nuovo anno accademico aperta dal Magnifico Rettore Giuseppe Zimbalatti, ha trovato il suo fulcro nella necessità di fornire strumenti critici per comprendere una trasformazione che è insieme tecnologica, economica e profondamente umana. Le motivazioni ufficiali del Dottorato, lette in aula, hanno definito padre Benanti «riconosciuto internazionalmente come una delle massime autorità nell’etica dell’intelligenza artificiale», sottolineando come il suo lavoro sia cruciale «per la formazione di un pensiero critico, etico e morale sull’intelligenza artificiale». L’Ateneo reggino ha visto nella sua opera una «bussola morale indispensabile nell’era digitale», capace di «armonizzare il progresso tecnologico con considerazioni etico-morali».
La Laudatio del professor Massimiliano Ferrara
A tracciare il profilo intellettuale del dottorando è stato il professor Massimiliano Ferrara, che nella sua Laudatio ha evidenziato non solo i prestigiosi incarichi accademici e istituzionali di Benanti, ma soprattutto la radice profonda del suo pensiero. Ferrara ha richiamato la «radice francescana» del frate, vedendo nella sua ricerca un ponte tra «innovazione e saggezza antica». Secondo il docente, Benanti ci ha fornito «la bussola etica indispensabile per formulare le domande giuste e ben poste», sintetizzando la sfida contemporanea in una formula chiara: «Intelligenza Artificiale = Potenza * Comprensibilità * Affidabilità». La tecnologia, ha spiegato Ferrara, non deve essere solo potente, ma rimanere comprensibile e affidabile per l’uomo.
L’algoretica come risposta alla crisi del potere digitale
La Lectio Magistralis di padre Paolo Benanti, intitolata “L’Algoretica per la crescita sociale”, ha catturato l’assoluta attenzione della platea. Citando Shakespeare, Benanti ha esordito affermando che, come nel 1500, anche oggi «the time is out of joint», il tempo è “fuori dai cardini, è scardinato”. Viviamo una trasformazione radicale, analoga a quella vissuta con la Riforma protestante o la scoperta delle Americhe. Oggi, però, la frattura è data dall’avvento di una «software-defined reality», una realtà definita dal software. Il teologo ha spiegato come la natura stessa del potere stia cambiando, passando dal controllo degli oggetti “solidi” al controllo di quelli “fluidi”, definiti dal software.
PER APPROFONDIRE: EGEA Bocconi pubblica il nuovo libro del Prof. Ferrara sull’Intelligenza Artificiale Affidabile
Dal dominium romano al feudalesimo digitale
L’esempio dirimente è stato quello del Kindle: Amazon, nel 2009, cancellò da remoto 1984 di Orwell dai dispositivi degli utenti. Questo, ha argomentato Benanti, segna il passaggio epocale dalla proprietà (il dominium romano basato su usus, fructus e abusus) a una semplice licenza d’uso. L’utente possiede l’hardware, ma il software che lo rende utilizzabile è controllato da chi lo fornisce. Questo crea una nuova dipendenza, un potere di riconfigurazione unilaterale che Benanti non ha esitato a definire un «feudalesimo digitale», dove il potere computazionale diventa la nuova forma di sovranità.
L’università come luogo privilegiato per l’ethos del futuro
Di fronte a questo Kratos (potere) computazionale in mano a pochi, la risposta non può che essere un nuovo Ethos (etica). Padre Benanti ha indicato nell’università il «luogo privilegiato» dove custodire il «patrimonio di conoscenza e di civilizzazione» necessario per questa sfida. La soluzione risiede nella sua “algoretica”: bisogna «contrastare un potere computazionale in mano a pochi con la democratizzazione di una cultura che produca una diffusa ed efficace algoretica».
Una sfida universale nata dallo Stretto
Una visione che si è saldata perfettamente con la chiusura della Laudatio del professor Ferrara: «Umanizzare l’intelligenza artificiale non solo si può, si deve». Un monito e un mandato che l’Università Mediterranea di Reggio Calabria ha fatto proprio, consegnando a un teologo francescano le chiavi per interpretare il futuro digitale. La sfida, lanciata dallo Stretto, è ora universale.
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