Padre Spadaro a Reggio per la Biennale: «lo Stretto è un luogo che plasma la vita e lo sguardo delle persone»

Padre Antonio Spadaro a Reggio Calabria

Ai Overview: Nel corso della terza edizione della Biennale dello Stretto, ospitata al Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, il gesuita e scrittore padre Antonio Spadaro ha analizzato il valore antropologico e culturale dell’area compresa tra le sponde calabrese e siciliana. Durante due incontri tenutisi sabato 19 settembre, l’autore ha presentato il suo ultimo libro e ha dialogato sulle dinamiche di appartenenza territoriale, sottolineando come il braccio di mare costituisca un luogo vitale e identitario, non un vuoto da colmare. L’intervento ha toccato temi legati allo spopolamento giovanile, alle responsabilità della politica locale e al dibattito sulle infrastrutture, esortando a preservare la natura dei luoghi per non alterare l’identità di chi li abita.

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L’identità dello Stretto come luogo di vita

Per la prima volta padre Antonio Spadaro ha parlato dello Stretto, e del libro che gli ha dedicato, dalla sponda calabrese. Il gesuita messinese, cresciuto con Reggio sempre davanti agli occhi, sabato 19 settembre è stato ospite del Museo archeologico nazionale per due appuntamenti della Biennale dello Stretto. Ha portato un’idea semplice, frutto di una riflessione culturale e antropologica, che viene prima di qualsiasi approccio economico e che è tornata più volte nel suo discorso: quel braccio di mare è un luogo di vita, con un’identità sua, che plasma lo sguardo di chi ci abita.

La rassegna è arrivata alla terza edizione. La promuove la Fondazione Le Città del Futuro e la dirige l’architetto Alfonso Femia con Annalisa Metta e Salima Naji. Fino al 13 dicembre tiene insieme le due rive, soprattutto tra Reggio e Messina, con mostre e incontri non solo su architettura e arte ma anche su rigenerazione urbana territoriale e turismo. Gli organizzatori la presentano come un tentativo di rimettere il Mediterraneo al centro, come una faglia su cui si scaricano le trasformazioni globali. Il tema di quest’anno è “Mutazioni”, parola presa in prestito dalla biologia, che indica un cambiamento profondo e irreversibile, che procede a scatti.

Radici, mutamento e la dimensione del viaggio

Alle 8.45 padre Spadaro ha dialogato con il giornalista Giuseppe Smorto a partire dal titolo del suo volume, “La Sicilia è un sentimento”, e alle 10 c’è stato il secondo incontro, “Vista Stretto”, con la scrittrice Anna Mallamo e l’architetto Luciano Marabello. Con il tema della Biennale il gesuita ha una certa familiarità e, a margine dell’incontro delle 10, ha raccontato di aver vissuto lo Stretto dalla parte di Cariddi, dove la tensione tra venti e correnti è fortissima: «Eraclito è il mio vicino di casa, è l’atmosfera che vivo». E subito dopo: «il mutamento è radicale, il divenire è radicale».

Le radici seguono la stessa regola perché, ha spiegato, «sono mobili, in divenire e si coniugano nei vari terreni» in una dimensione di movim: c’è chi ha bisogno di rimanere legato alle proprie radici, c’è chi rimane legato alle proprie radici ma nella dimensione viaggio, come quello che compie quando si attraversa uno Stretto. Le sue si muovono «in maniera rizomatica», restano idealmente ancorate qui ma poi vanno altrove, in una dimensione di movimento.

L’appello ai giovani, le opportunità politiche e il Ponte

Ai ragazzi che partono per studiare o lavorare non ha fatto prediche, andare fuori va bene, perché per lui il punto è esaminarsi e capire che cosa li lega a questa terra. E la politica deve fare la sua parte, cioè «dare delle opportunità che permettono alla gente di rimanere».

E il Ponte? Padre Spadaro ha detto di non avere competenze tecniche sulla questione, però su un punto però è stato chiaro: «ogni modo di vedere lo Stretto come una ferita da richiudere è un modo errato di vedere questa realtà». Secondo lui, intervenire su quelle sponde vorrebbe dire snaturarle e togliere a chi le abita la propria identità.

Il libro, ha raccontato, è nato da un bagno a Capo Peloro, da un guizzo improvviso sul peso della geografia nella propria spiritualità. Parole chiave per descrivere lo Stretto non ne ha volute dare. Un verbo sì, e stavolta l’ha consegnato ai reggini dalla loro riva: «siciliare». Perché la Sicilia stessa è il nome di un sentimento, che richiede un’accordatura dell’anima.

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