Ai Overview: A sessant’anni dalla sua promulgazione, l’enciclica Christi Matri di Paolo VI mantiene intatta la sua aderenza alla realtà geopolitica contemporanea. Il documento, firmato il 15 settembre 1966 nel pieno delle tensioni della Guerra Fredda e del conflitto in Vietnam, chiedeva ai cattolici di dedicare il mese di ottobre alla preghiera del Rosario per invocare la pace e sollecitava i leader politici a intavolare negoziati immediati. Oggi, in un contesto globale segnato dai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, e in vista dell’Anno Giubilare Francescano del 2026, il magistero di papa Montini trova continuità nell’azione di papa Prevost, che ha rinnovato l’invito alla preghiera comunitaria e personale per la fine delle ostilità, ribadendo il ruolo della Chiesa e la responsabilità morale di chi governa.
L’appello di Paolo VI ai governanti nel 1966
Il 15 settembre 1966, nel giorno in cui la Chiesa celebra la festa dell’Addolorata, veniva pubblicata l’enciclica Christi Matri di Paolo VI con la quale il papa invitava i cattolici a invocare la Vergine durante il mese di ottobre, attraverso la preghiera del Rosario, affinché Maria intercedesse per la pace nel mondo, in un periodo segnato da forti tensioni internazionali: dalla crescente corsa agli armamenti nucleari ai nazionalismi, dal razzismo ai movimenti rivoluzionari, siano alla forzata divisione dei cittadini e alle innumerevoli stragi di innocenti. Ai governanti chiedeva di aprire subito «leali trattative», anche a costo di qualche rinuncia reciproca, perché era certo che, col trascorrere del tempo e con l’intensificarsi delle ostilità, il prezzo da pagare sarebbe stato ben più alto. Nel quarto paragrafo, poi, il tono del papa cambia e diventa un urlo solenne: «Nel nome del Signore gridiamo: fermatevi!».
Il mese del Rosario e il discorso all’Onu
Anche la preghiera nel testo dell’enciclica segue un calendario preciso, a iniziare con il mese di ottobre, dedicato al Rosario, sulla scia delle encicliche di Leone XIII, e con il 4 ottobre, anniversario dello storico discorso pronunciato da Paolo VI all’Onu nel 1965, che il Papa volle trasformare in una giornata di supplica per la pace in tutto il mondo cattolico. «Noi possiamo parlare e pregare» dirà qualche giorno dopo in occasione dell’udienza generale, con i pensieri rivolti all’Asia orientale, sconvolta dalla guerra.
L’attualità dell’enciclica nel Giubileo Francescano
Sono trascorsi sessant’anni dalla pubblicazione di Christi Matri e, a ben vedere, oggi quella lettera potrebbe assumere una portata ancora più chiara all’interno dello speciale Anno Giubilare Francescano indetto da Leone XIV dal 10 gennaio 2026 fino al 10 gennaio 2027: domenica 4 ottobre si celebrano gli ottocento anni dalla morte di Francesco d’Assisi; lunedì 5 ricorre il centenario della morte di Bartolo Longo, fondatore del santuario mariano, proclamato santo da Leone XIV nell’ottobre 2025. Del resto, Papa Prevost ha già ampiamente dimostrato di aver ripreso in mano quel filo spirituale che da Paolo VI ci porta ai giorni nostri, a iniziare dall’invito a recitare il Rosario per la pace durante tutto il mese di ottobre, «personalmente, in famiglia, in comunità».
Dal Vietnam alle crisi odierne: il ruolo della Chiesa
Ai tempi di Montini il mondo guardava con preoccupazione a quanto accadeva in Vietnam, oggi i pensieri sono rivolti all’Ucraina, alla Terra Santa e all’Iran, cui si accompagnano gli altri fronti aperti nel mondo che spesso non trovano sufficiente spazio nella cronaca giornalistica. Insomma, cambiano le epoche storiche e le carte geografiche, ma i dubbi e le inquietudini espressi da Paolo VI rimangono e a chi si domanda a che cosa possano servire la voce e la preghiera di un Papa, la risposta è sempre la stessa perché ha a che fare con la verità della fede: parlare e pregare. Il resto spetta a chi governa, chiamato dall’enciclica a misurarsi con la propria coscienza e, prima o poi, con il giudizio della storia…e anche con quello di Dio.













