Papa Francesco in udienza: «Basta sofferenze in Ucraina»

Bergoglio: «Dio non ci chiede di essere “rilevanti, numerosi, prestigiosi”: ci manda “come agnelli in mezzo ai lupi”»

«Evangelizzare non è dire blablabla , c’è una passione che coinvolge tutto: per questo parliamo di passione di evangelizzare», sono le parole a braccio di papa Francesco, nella catechesi dell’udienza di oggi, pronunciata in Aula Paolo VI e dedicata allo zelo apostolico. Al termine, un ennesimo appello a non dimenticare «la cara e martoriata Ucraina» e a pregare «affinché possano finire presto le sue crudeli sofferenze».

«Per Gesù non c’è andare senza stare, non c’è stare senza andare», ha spiegato papa Francesco durante l’udienza del mercoledì. «L’annuncio – le sue parole – nasce dall’incontro con il Signore; ogni attività cristiana, soprattutto la missione, comincia da lì. Non si impara in un’accademia, comincia dall’incontro col Signore».


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«Può portare il Vangelo di Gesù solo chi sta con lui: uno che non sta con lui non può portare il Vangelo, porterà le sue idee, ma non il Vangelo», il monito del Santo Padre che ha aggiunto: «Ugualmente, però, non c’è stare senza andare. Infatti seguire Cristo non è un fatto intimistico: senza annuncio, senza servizio, senza missione la relazione con Gesù non cresce».

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date», le cinque parole di Gesù contenute nel capitolo 10 del Vangelo di Matteo, che il Papa ha esortato a ricordare e rileggere. «L’annuncio non parte da noi, ma dalla bellezza di quanto abbiamo ricevuto gratis, senza merito», ha commentato: «incontrare Gesù, conoscerlo, scoprire di essere amati e salvati. È un dono così grande che non possiamo tenerlo per noi, sentiamo il bisogno di diffonderlo; però nello stesso stile, nella gratuità. In altre parole: abbiamo un dono, perciò siamo chiamati a farci dono. La nostra vocazione è farci dono per gli altri. C’è in noi la gioia di essere figli di Dio, va condivisa con i fratelli e le sorelle che ancora non lo sanno. Questo è il perché dell’annuncio: andare e portare la gioia di quello che noi abbiamo ricevuto».

«Dio è vicino” è ciò che “va detto, prima di tutto e in tutto», ha poi raccomandato papa Francesco ancora durante l’udienza del mercoledì. «Dio è stato sempre vicino a qualcuno. Lui stesso lo dice al popolo: “Quale Dio è vicino alle nazioni come io sono vicino a voi?”». «La vicinanza – ha spiegato Bergoglio – è una delle tre cose importanti di Dio: vicinanza, misericordia e tenerezza. Dio è vicino, è tenero e misericordioso, questa è la realtà di Dio».

«Noi, predicando, spesso invitiamo la gente a fare qualcosa, e va bene; ma non scordiamoci che il messaggio principale è che lui è vicino a noi fino alla fine», l’indicazione di rotta. «Accogliere l’amore di Dio è più difficile perché noi vogliamo essere sempre al centro, vogliamo essere protagonisti, siamo più portati a fare che a lasciarci plasmare, a parlare più che ad ascoltare», l’analisi del Papa: «Ma, se al primo posto sta quello che facciamo, i protagonisti saremo ancora noi. Invece l’annuncio deve dare il primato a Dio: al primo posto Dio, e dare agli altri l’opportunità di accoglierlo, di accorgersi che lui è vicino».

Dio «non ci chiede di saper affrontare i lupi, cioè di essere capaci di argomentare, controbattere e difenderci», ha argomentato Francesco soffermandosi sullo stile della testimonianza: «Noi penseremmo così: diventiamo rilevanti, numerosi, prestigiosi e il mondo ci ascolterà e ci rispetterà, vinceremo noi. No, vi mando come pecore, come agnelli: questo è l’importante. Se tu sei pecora, stai sicuro che il Signore ti difenderà. Ci chiede di essere così, di essere miti e innocenti, disposti al sacrificio; questo infatti rappresenta l’agnello: mitezza, innocenza, dedizione, tenerezza. E lui, il pastore, riconoscerà i suoi agnelli e li proteggerà dai lupi. Invece, gli agnelli travestiti da lupi vengono smascherati e sbranati».

«Se io voglio essere del Signore, devo lasciare che lui sia il pastore, e lui non è il pastore dei lupi, è il pastore degli agnelli, miti, umili», ha aggiunto ancora a braccio a proposito del mandato missionario, che «non coinvolge soltanto la mente, coinvolge tutto: mente, cuore, mani, tutto, i tre linguaggi, del pensiero, dell’affetto e delle opere. Non si può evangelizzare soltanto con la mente».


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«Col Signore l’equipaggio è leggero», le parole a braccio dedicate al necessario distacco dai beni materiali: «Io vado al mondo non con lo stile del mondo, con i valori del mondo. Per la Chiesa cadere nella mondanità è il peggio che può accadere. Vado con semplicità. Ecco come si annuncia: mostrando Gesù, più che parlando di Gesù. E, infine, andando insieme: il Signore invia tutti i discepoli, ma nessuno va da solo. La Chiesa apostolica è tutta missionaria e nella missione ritrova la sua unità».

«Andare miti e buoni come agnelli, senza mondanità, e andare insieme», ha concluso il Papa: «Qui sta la chiave dell’annuncio, del successo dell’evangelizzazione».

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