Ai Overview: Domenica 27 settembre il Parco archeologico dei Tauriani di Palmi ospiterà una conferenza dedicata ai recenti restauri e agli studi sulle tecniche di trasposizione degli affreschi della cripta di San Fantino. L’incontro, inserito nel programma delle Giornate Europee del Patrimonio 2026, offrirà l’occasione per analizzare il valore storico e artistico del sito, considerato il più antico luogo di culto cristiano in Calabria, e per riflettere sul ruolo del bacino mediterraneo come crocevia di scambi continui tra popoli, culture e tradizioni diverse.
Il patrimonio culturale come spazio di dialogo
La tutela del Patrimonio storico, artistico, archeologico e paesaggistico, non è mai una semplice operazione di restauro, ma è un vero e proprio atto culturale rivolto al futuro. I monumenti e i paesaggi e le loro trasformazioni sono la prova tangibile di secoli di scambi e mescolanze tra popoli diversi. Una combinazione di elementi, molti dei quali appartengono o provengono da altre culture. Tutelare e riscoprire la nostra memoria storica attraverso il Patrimonio Culturale, significa custodire uno spazio di dialogo, una lezione concreta di tolleranza e inclusione. Il Mediterraneo non è mai stato un insieme di culture immobili, separato da confini impermeabili, ma uno spazio di attraversamenti: mercanti, monaci, artigiani, artisti, pellegrini, eserciti, lingue, immagini, tecniche e idee. Le sue culture si sono formate attraverso la relazione e la Calabria, per la sua posizione geografica, è uno dei luoghi nei quali questo carattere del Mediterraneo appare con particolare evidenza. La sua storia è attraversata da presenze e relazioni greche, romane, bizantine, latine, arabe, normanne e da una molteplicità di apporti che non possono essere ricondotti a una sola matrice. Il complesso monumentale di san Fantino, di Tureana di Palmi, ci ricorda che, quello che oggi percepiamo come identità locale è, in realtà, il risultato di una lunga storia di incontri. La stessa presenza di architetture e pitture bizantine in Calabria sono la testimonianza di una Calabria che ha fatto parte di questa complessa rete di relazioni mediterranee.
Le radici orientali e bizantine
Una parte della nostra identità affonda le sue radici nell’Oriente bizantino. Nell’ Opusculum Contra Francos, redatto tra il 1043 e il 1058, si legge che solo i Calabri, agli occhi dei Bizantini erano considerati fratelli nella fede. E non è un caso, se circa trecento anni prima, durante il Concilio Niceno II, fu affidato a Teodoro, vescovo di Taureana, il compito di leggere l’Horos del Concilio (13 ottobre 787), davanti a 340 vescovi provenienti da tutto l’impero. È all’interno di questa storia mediterranea che devono essere lette le testimonianze artistiche custodite all’interno della cripta di san Fantino.
La cripta e il rito dell’incubatio
Il sito si trova all’interno del Parco Archeologico dei Tauriani, caratterizzato da una eccezionale stratificazione storica e culturale, con una frequentazione continua dall’età del Bronzo Medio fino al Medioevo. Il cuore del complesso è la cosiddetta cripta, considerata il più antico luogo di culto cristiano della Calabria, attorno alla quale si sviluppò nel tempo un articolato insieme ecclesiastico con resti di edifici paleocristiani, medievali fino ad arrivare all’attuale chiesa moderna. La cripta è generalmente identificata come luogo di sepoltura di san Fantino, ed è il risultato della trasformazione di una preesistente struttura romana adattata a uso cultuale. Certamente frequentata fino al XIV secolo. Fu meta di pellegrinaggi e guarigioni ed è probabile che in essa venisse praticato il rito dell’incubatio, secondo cui i fedeli si recavano in luoghi sacri spesso sotterranei, per dormire (incubare) e ricevere guarigioni o rivelazioni divine in sogno. Un rituale religioso di origine greca legato ad Asclepio, sopravvissuto anche nel cristianesimo e diffusosi nelle regioni del Mediterraneo. Non è difficile immaginare i fedeli che dormivano presso la cripta dedicata al santo taumaturgo per ricevere in sogno cure divine, presagi o rivelazioni per guarire o trovare risposte. All’interno della cripta sono sopravvissuti frammenti di decorazione murale più o meno estesi, sovrapposti in strati palinsesto. In occasione della conferenza si metterà in luce il valore dei frammenti pittorici, oggetto di recenti restauri e studi e ancora capaci di diventare una significativa risorsa narrativa.
I dettagli della conferenza a Palmi
La conferenza dal titolo «Ridisegnare l’invisibile: proporzione, geometria e tecniche di trasposizione negli affreschi della cripta di San Fantino a Taureana di Palmi», si terrà Domenica 27 settembre, ore 18:00, a Palmi, presso il Parco archeologico dei Tauriani. L’appuntamento, inserito nel programma delle Giornate Europee del Patrimonio 2026, è promosso da BRIA – Byzantine Route, con il coinvolgimento del laboratorio di ricerca European Cultural Heritage Enhancement Lab (ECHE Lab) dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e realizzato in collaborazione con il Comune di Palmi, il Movimento Culturale SanFantino. In caso di condizioni meteorologiche avverse, l’incontro si svolgerà presso l’attigua chiesetta di San Fantino, a Taureana.
*Funzionaria restauratrice conservatrice del Ministero della Cultura













