Pellaro, la celebrazione per gli 80 anni di don Giuseppe Caruso

di Gianluca Giuseppe Morabito – Una liturgia solenne ma sobria quella celebrata domenica 31 gennaio nella parrocchia San Giovanni Battista in Pellaro, presieduta dall’arcivescovo monsignor Morosini, in occasione dell’80° compleanno del parroco don Giuseppe Caruso. La comunità è stata partecipe e grata al Signore per i doni elargiti in tutti questi anni a don Giuseppe che ha anche compiuto lo scorso 18 dicembre i suoi 55 anni di sacerdozio e in questa occasione lo ha ricordato, dato che negli ultimi mesi vari problemi di salute gli hanno impedito di poter celebrare insieme alla sua comunità. Al ringraziamento, essenza dell’Eucaristia, si è inserito il «grazie» a don Giuseppe per il suo «sì» alla vocazione sacerdotale, pronunciato nel lontano 18 dicembre 1965. Una vita donata interamente al Signore. Nato a Paternò, in provincia di Catania, nel 1941, nei difficili anni della Seconda guerra mondiale, nella sua infanzia ha appreso dalla famiglia e dal suo parroco i primi rudimenti della fede, l’amore verso Dio e la Chiesa, orientando i suoi studi presso il collegio dei domenicani e poi ad Acireale per il noviziato. Consacrato presbitero, alcuni anni dopo è stato traferito a Reggio Calabria, nominato vice-parroco alla parrocchia del Sacro Cuore; 19 anni a Chorio di San Lorenzo, 9 anni a San Leo e parroco da 19 a San Giovanni di Pellaro. Molte le esperienze importanti in tutti questi anni, a servizio dei fedeli, delle famiglie, dei giovani e degli anziani. Giunti gli auguri anche dall’Africa, dalla diocesi di Duma in Tanzania in cui, grazie ai contributi dei fedeli, si sono costruite una chiesa, una scuola e un mulino elettrico. Parole incisive quelle del presule che si è soffermato sulla figura del profeta: colui che parla al posto di qualcun altro, colui che parla di fronte al popolo. Una figura oggi, come quella dell’educatore, anacronistica, difficile, scomoda; che sia un vescovo, un sacerdote, un genitore; colui che mostra dei punti di riferimento, che annuncia un parola di verità, che permette di leggere l’attualità, come la pandemia che è in corso e come anche alcune forme di predominio del sentimento sulla verità oggettiva, principio che esclude spesso la responsabilità delle conseguenze delle azioni che ne derivano. Questo il compito grave e «coraggioso» che non è mai mancato a don Giuseppe: l’annuncio di quella parola di verità che aiuta ad orientare verso scelte consapevoli, compiute nel rispetto della vita umana che, nel contesto privato come in quello sociale, si intersecano quotidianamente nelle innumerevoli reti di relazioni.

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