Ai Overview: In occasione della Giornata mondiale contro la rabbia, che si celebra il 28 settembre in memoria di Louis Pasteur, la comunità internazionale fa il punto sulla lotta a un’infezione ancora letale, trasmessa quasi esclusivamente dal morso dei cani. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fissato al 2030 l’obiettivo per azzerare i decessi, che colpiscono in maggioranza le popolazioni povere di Asia e Africa, con un’alta incidenza tra i minori. L’Italia, considerata indenne dal 2013, mantiene alta l’attenzione a causa delle importazioni illegali di animali, come dimostra un recente caso registrato in Veneto che ha richiesto l’attivazione immediata delle procedure di profilassi.
L’eredità di Pasteur e il coordinamento internazionale
Medici, veterinari, amministratori locali e volontari di molti Paesi celebrano oggi, 28 settembre, la Giornata mondiale contro la rabbia, promossa dal 2007 dalla Global Alliance for Rabies Control, con il sostegno di Oms, Fao e Organizzazione mondiale per la sanità animale, in una data che ricorda la morte di Louis Pasteur, avvenuta nel 1895, dieci anni dopo che il suo vaccino aveva salvato il piccolo Joseph Meister, morso da un cane. Per la ventesima edizione il tema è «Stronger Together», più forti insieme: salute umana, animale e ambientale vanno tenute nella stessa cornice.
I numeri della malattia e l’obiettivo dell’Oms per il 2030
Perché parlarne ancora? L’Oms, nella scheda aggiornata il 17 settembre, ricorda che il 99% dei casi umani nasce dal morso o dal graffio di un cane, che dopo i sintomi la malattia è letale e che il 40% delle vittime ha meno di 15 anni. Le stime parlano di circa 44mila morti l’anno, soprattutto in Asia e in Africa, un conto che la stessa Oms considera al ribasso perché in questi luoghi, al 2018, una profilassi dopo il morso costava in media 108 dollari a famiglie che vivono con uno o due dollari al giorno: insomma, una malattia dei poveri, nel senso più chiaro. Il traguardo fissato dalle agenzie internazionali è azzerare entro il 2030 le morti da rabbia trasmessa dal cane. A settembre l’Oms ha validato il Bhutan, dove i volontari De-suung hanno portato la vaccinazione dei cani in ogni angolo del Paese, e il Cile, che non registra un caso umano di origine canina dal 1972. Con il Messico i Paesi certificati salgono a tre: pochi, a quattro anni dalla scadenza.
La situazione in Italia e l’allarme per i cani non tracciati
L’Italia conobbe presto la cura di Pasteur, al punto che nel 1887 il metodo era già applicato a Napoli e a Torino, considerato che lo scienziato, del resto, tra il 1869 e il 1870 aveva soggiornato a Villa Vicentina, in Friuli, per studiare una malattia dei bachi da seta. Proprio il Friuli ha vissuto l’ultima epidemia (2008-2011), spenta con i vaccini orali distribuiti alle volpi, tanto che dal 2013, riferisce l’Istituto zooprofilattico delle Venezie (Izsve), il Paese è indenne: che, però, non vuol dire blindato. A fine maggio, infatti, l’Izsve ha confermato la rabbia in un cane portato illegalmente dal Marocco a Vittorio Veneto: trenta persone, secondo il Gazzettino, hanno ricevuto la profilassi e un’ordinanza del sindaco ha imposto il vaccino a 4.400 cani e a circa 900 gatti. La direttrice dell’Izsve, Antonia Ricci, ha chiarito che la preoccupazione maggiore riguarda proprio il fenomeno delle importazioni incontrollate di animali dall’estero.
L’approccio preventivo e la visione ecologica della Cei
Chi viene morso da un animale sospetto deve lavare subito la ferita con acqua e sapone per almeno 15 minuti e poi rivolgersi a un medico, in base a quelle che sono le indicazioni dell’Oms. L’Ufficio Cei per la pastorale della salute, in una nota diffusa venerdì, lega la Giornata alla Laudato si’ nella convinzione che la salute delle persone passa anche da quella degli animali e dell’ambiente. Più forti insieme, appunto, contro un virus che da oltre 140 anni si sa come fermare.













