Ai Overview: Il 2026 segna l’avvio di un importante progetto editoriale dedicato a Primo Levi, curato da Fabio Levi per Giulio Einaudi editore. In concomitanza con i centosette anni dalla nascita dello scrittore e in vista del quarantennale della morte previsto per il 2027, la pubblicazione del volume “Mi interessa la gente perché ne faccio parte” apre una nuova collana in sedici volumi. L’opera raccoglie sessantadue lettere inedite scambiate tra il 1973 e il 1986 con gli istituti scolastici italiani, documentando l’impegno costante dell’autore nel dialogo con le giovani generazioni. Nel frattempo, iniziative accademiche come il progetto LeviNeT dell’Università di Ferrara e le analisi del Centro Internazionale di Studi Primo Levi contribuiscono a inquadrare la figura dell’autore, arginando le recenti strumentalizzazioni testuali e portando alla luce nuovi tasselli storici, dai carteggi con i lettori tedeschi fino alle riflessioni più intime condivise con figure come Ferdinando Camon.
Il nuovo progetto editoriale e le lettere alle scuole
Mi interessa la gente perché ne faccio parte: è il titolo del volume inedito che, curato da Fabio Levi per Einaudi, inaugura il 2026 leviano…sessantadue lettere scambiate tra il 1973 e il 1986 con studenti e insegnanti di scuole italiane svelano un Primo Levi inedito, capace di dialogare con i giovani su un piano di parità, applicando la stessa precisione che lo guidava in laboratorio. Per lui, quel confronto era un terzo mestiere, al fianco della chimica e della scrittura: il libro, infatti, apre la uniform edition delle sue opere, un progetto in sedici volumi che si concluderà entro la primavera del 2027, in coincidenza con il quarantennale della morte e l’ottantesimo anniversario di Se questo è un uomo.
Il carteggio con la Germania e gli anniversari
Oggi l’anniversario della sua nascita (centosette anni) cade tra mille iniziative che lo riguardano. Si pensi che in primavera, I sommersi e i salvati, uscito nell’aprile 1986, ha compiuto quarant’anni, l’opera ultima di Levi, che rimane l’analisi più rigorosa sulla logica dei lager: la «zona grigia» tra vittime e carnefici. All’Università di Ferrara, il progetto europeo LeviNeT, coordinato da Martina Mengoni, ha reso accessibile per la prima volta il carteggio completo con i lettori tedeschi: 115 lettere, di cui Levi aveva pubblicato solo un’antologia anonima nell’ultimo capitolo del libro. Ora, quei corrispondenti hanno finalmente un volto: studenti in cerca di risposte, professionisti compromessi con il regime, insegnanti…ogni lettera offre uno spaccato sulla Germania del dopoguerra.
La memoria civile contro semplificazioni e falsi storici
Nella prefazione de I sommersi e i salvati, Levi scrisse una frase diventata un imperativo civile: «Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte e oscurate: anche le nostre», ma il rischio è che queste parole si riducano a una formula vuota. Dopo il 7 ottobre 2023, i suoi scritti sono stati strumentalizzati e il Centro Internazionale di Studi Primo Levi ha ricordato l’irriducibilità dei suoi testi a qualsiasi semplificazione. Circola ancora in rete una citazione apocrifa, «Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele», mai pronunciata da Levi: era un commento di un giornalista, aggiunto alla frase «Ognuno è l’ebreo di qualcuno», tratta da Se non ora, quando?, e poi spacciato come suo.
Le riflessioni su Dio e la dignità del lavoro
C’è poi la questione di Dio. Nella conversazione con Ferdinando Camon, Levi aveva pronunciato una frase che sembrava definitiva: «C’è Auschwitz, dunque non può esserci Dio», però Camon ricorda che seguì un lungo silenzio. Sulla trascrizione, Levi aggiunse a matita: «Non trovo una soluzione al dilemma. La cerco, ma non la trovo». Come osservò lo stesso Camon, definire Levi semplicemente «ateo» significherebbe tradirlo: quel cercare senza trovare lasciava aperte le porte del dubbio. In La chiave a stella aveva scritto: «L’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra». Era il rovescio dell’Arbeit macht frei: dignità contro annientamento.
Il futuro delle parole di Levi
Mentre i testimoni diretti scompaiono, emergono carteggi: Se questo è un uomo è stato tradotto anche in swahili, portando la memoria dello sterminio laddove era quasi assente. Le parole di Levi, misurate e refrattarie alla retorica, sapranno parlare anche quando non ci sarà più nessuno a ricordare il suono della sua voce? Le sessantadue lettere ai ragazzi suggeriscono che lui, in fondo, ci avesse già pensato.












