Sconfitte e pezzi di cielo, la dignità è in ognuno di noi

Squillaci, presidente nazionale della Fict, racconta un episodio che lo ha segnato Un invito a vivere il Natale dalla parte dei ”senza speranza”

Questo sarà certamente un Natale diverso. La pandemia, inattesa e brutale, ci ha tolto certezze e riferimenti, precipitandoci in una crisi senza precedenti. Sicuramente per quelli della mia generazione, che non hanno vissuto la guerra e quello che ne è seguito, sarà in assoluto il peggior Natale della nostra vita. L’auspicio è che questo Natale possa essere un’opportunità, partendo proprio dai fragili così come è capitato a me. Un giorno in una casa famiglia per donne in difficoltà, un’educatrice, alla mia domanda di come fosse finita a fare quel lavoro, mi rispose donandomi una parte straordinaria della sua storia: «Ero una prostituta e vendevo il mio corpo a chiunque fosse disposto ad acquistarlo. Qualunque cosa pur di avere soldi per farmi, per non sentire almeno per un po’ il dolore della mia vita».

«Mi odiavo per questo. Giunta ormai al limite, mi arrestarono per strada e per evitare il carcere decisi di entrare in una comunità» mi raccontò la donna proseguendo: «Un giorno venne a trovarci un prete. Io ho sempre odiato i preti. Avevo notato che durante la chiacchierata lui più volte aveva gettato lo sguardo su di me ed ogni volta avevo risposto con un’occhiataccia che faceva intendere chiaramente che volevo essere lasciata in pace».

«Pensavo di averlo sufficientemente offeso e quindi rimasi molto stupita quando, alla fine dell’incontro, si avvicinò e mi chiese di fare una passeggiata con lui nel cortile della comunità. Non potevo dire di no, dopo tutto ero in comunità e dovevo comportarmi bene. Il prete, senza dire una parola, mi porto vicino ad una pozzanghera e mi disse “Guarda… cosa vedi?”. Mi arrabbiai da morire, ecco che partiva la predica sulla sporcizia. “Cosa vuoi che vedere? Lo stesso fango che è in me”. Lui stranamente sorrise e mi disse “Non hai guardato bene. Guarda meglio cosa vedi?” Mi affacciai di nuovo sulla pozzanghera e tra me e lui vidi riflesso uno pezzetto di cielo limpido e blu. “Capisci adesso, mi disse, anche i tuoi occhi ovunque tu sia possiedono in loro un pezzetto di cielo”». E quel pezzetto di cielo, che è in ognuno di noi, si chiama dignità. Questa è la grande lezione della sofferenza, il messaggio che in questo Natale, così strano e difficile, tutti noi possiamo fare nostro.

* Presidente nazionale Fict

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