Social media cattolici: «Testimoni credibili nell’arena virtuale»

di Mariangela Parisi * –  «La sfida che ci attende è dunque quella di comunicare incontrando le persone dove e come sono». Il Papa ha concluso con queste parole il suo ultimo messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali aperto con l’invito all’andare a vedere, a toccare con mano per poter essere operatori di una comunicazione limpida ed onesta. Parole che interpellano tutti, e in particolare le redazioni dei giornali diocesani, le cui penne sono chiamate ad essere testimoni della buona novella attraverso l’interpretazione e la narrazione della vita che accade sui propri territori di riferimento. Una vita che è fatta di vite, tutte quasi con prolungamento nella realtà virtuale dei social. La sfida che attende le redazioni dei giornali diocesani si può quindi dire sia una doppia sfida: le persone da incontrare infatti sono non solo in luoghi fisici ma anche virtuali, non per questo meno reali, meno complessamente reali. E in questi luoghi, come non può esimersi dall’esserci la Chiesa, non può non esserci l’impegno giornalistico delle redazioni diocesane: esserci per condividere la vita delle chiese locali, presentandola in quella bellezza integrale e originale spesso ignorata o tradita da altra narrazione giornalistica; esserci per dare voce agli ultimi, non per sfruttare l’onda emozionale dello loro storie – per un follower in più ma per contribuire a ricucire ferite sul volto della giustizia sociale; esserci per stimolare il pensiero critico e il dialogo, trasformando i propri profili social in agorà virtuali nelle quali aprire confronti da continuare in agorà fisiche; esserci per promuovere letture del reale non appiattite sul presente ma che sanno di futuro e speranza, anche quando i fatti narrati sono dolorosamente incomprensibili; esserci per capire lepersone lì, in quei nuovi luoghi del reale, lì dove ci sono nuovi “dei ignoti” e altrettanto desiderio di infinito davanti ai quali fermarsi per svelarne volto e origine; esserci per essere, anche lì, a servizio della veritàattraverso il confronto con le culture. Il tutto in una dialettica tra locale, nazionale e globale. E con l’obiettivo di tradurre il confronto iniziato sui social in confronto dal vivo, in invito accettato al “vieni e vedi”. Perché ogni presenza ecclesiale sui social non può nascere per restare virtuale, essa nasce come presenza fisica che non può che essere fonte e culmine di ogni azione comunicativa, soprattutto di un giornale diocesano che è espressione di una vivente comunità cristiana.

* In Dialogo – Nola

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