Tortura: nasce la ReSsT, la rete italiana per supportare i sopravvissuti a tortura

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Informare e sensibilizzare sulla tortura e le sue conseguenze, migliorare la disponibilità e la qualità dei servizi per la riabilitazione delle persone sopravvissute a tortura, promuovere attività di ricerca scientifica, formazione e aggiornamento professionale. Sono alcuni degli obiettivi della Rete Italiana per il Supporto alle Persone Sopravvissute a Tortura (ReSst), nata a inizio dicembre dalla collaborazione di Caritas, Centro immigrazione asilo e cooperazione internazionale (Ciac), Kasbah, Medici Contro la Tortura (Mct), Medici Senza Frontiere (Msf), Medici per i Diritti Umani (Medu), Naga e SaMiFo AslRoma 1. “Nonostante sia una pratica universalmente vietata, la tortura – sottolinea una nota – è una realtà spesso connessa all’esperienza migratoria e una forma estrema di violenza ancora particolarmente rilevante nel contesto della spostamento forzato di persone. Mentre alcuni studi hanno dimostrato come tra la popolazione migrante e rifugiata, la percentuale di quanti hanno subito tortura oscilli tra il 5% e il 35%, in Italia tale percentuale è certamente superiore perché ricomprende persone che hanno subito tortura nei paesi di transito, in Libia e lungo la rotta balcanica”. La ReSsT, alla luce di tali evidenze e muovendosi nello specifico del contesto italiano, si pone come obiettivo quello di “promuovere iniziative di informazione e sensibilizzazione sui temi della tortura, delle sue conseguenze di breve e lungo periodo sulle persone sopravvissute e sulle comunità, ribadendo al contempo l’esigenza di rafforzare a vari livelli l’attuazione delle norme e degli standard internazionali contro la tortura e i relativi strumenti di prevenzione, monitoraggio e repressione”. La Rete intende inoltre dare visibilità alle buone pratiche avviate in alcuni territori, anche con l’obiettivo di stimolare la piena attuazione delle Linee Guida emanate dal Ministero della Salute nel 2017. La Rete si propone, infine, di contribuire a “migliorare la disponibilità e la qualità dei servizi per le persone sopravvissute a tortura, per garantire loro l’accesso ad adeguati programmi di riabilitazione, per ricostruire la propria vita e il supporto necessario ad ottenere altre forme di sostegno e riparazione. Per raggiungere questo obiettivo, saranno promosse attività di ricerca scientifica, formazione e aggiornamento professionale, e verranno lanciate iniziative specifiche per avviare nuovi programmi di riabilitazione per le persone sopravvissute su tutto il territorio nazionale”. La rete riunisce enti pubblici e privati e organizzazioni non governative che gestiscono in Italia programmi o servizi specializzati per la presa in carico di persone che hanno subito tortura e altre forme gravi di violenza intenzionale.

Fonte: Agensir
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