Fernando Aramburu torna nelle librerie italiane con una nuova raccolta di narrazioni brevi che conferma la sua attenzione verso le complessità dell’animo umano. Dopo il successo globale del romanzo “Patria”, l’autore basco propone “Ultima notte da poveri”, un volume edito da Guanda che raccoglie storie in bilico tra ironia e amarezza. Attraverso questi racconti, lo scrittore osserva con sguardo lucido la società contemporanea, mettendo a nudo l’individualismo, l’incomunicabilità e le piccole miserie quotidiane, senza rinunciare a quel tratto distintivo che vede la letteratura come uno strumento per indagare la realtà tra luci e ombre.
Il percorso letterario e il successo di Patria
Fernando Aramburu, scrittore basco nato a San Sebastian ha studiato Filologia ispanica all’Università di Saragozza e negli anni Novanta si è trasferito in Germania per insegnare spagnolo, anche se ormai da tempo si dedica esclusivamente alla scrittura. A livello internazionale e’ conosciuto per il premiatissimo “Patria” (Guanda 2016) , libro tradotto in tutto il mondo sulla storia di due famiglie legate da una grande amicizia spezzata, che getta luce sul terrorismo basco. Dopo questo bestseller sono usciti in Italia sempre per Guanda, “Anni lenti” (2018), “Dopo le fiamme” (2019), “Mariluz e le sue strane avventure” (2019), “Il rumore di quest’epoca” (2021), “I rondoni” (2021), “Figli della favola” (2023) .
La letteratura come ricerca di verità
Il filo conduttore che unisce i suoi romanzi è rappresentato dalla coerenza dello scrittore con quell’idea di letteratura come forma di resistenza e ricerca di verità e giustizia che si muove dentro gli anfratti dell’esistenza umana, tra rancore e perdono. Accade anche nel nuovo libro, “Ultima notte da poveri” (Guanda, traduzione di Bruno Arpaia, pagine 240 , euro 19) : raccolta di racconti che spazia attraverso una gamma di emozioni, dall’assurdo alla sorpresa, dall’umorismo nero all’inquietudine che si cela dietro la più quieta normalità.
L’indifferenza nella società dell’immagine
L’immagine di un uomo (nel racconto “Uomo caduto” ) che camminando per le strade di una città europea inciampa e cade, senza trovare nessuno disposto a soccorrerlo, è evocativa dei nostri tempi di indifferenza. Tutti, anziché soccorrere quell’uomo che cade, sono pronti a immortalarlo, filmarlo e regalare l’immagine ai posteri, attraverso i social. La scena rende evidente l’insensibilità e l’individualismo di un presente globale nel quale l’ambizione di apparire supera quella di comunicare e dove l’altruismo è un sentimento valido solo se si ha qualcosa da dare in cambio.
Dilemmi morali e storie quotidiane
Altri racconti e altre riflessioni si trovano nel libro: – Che cosa accade quando una donna smette di accudire i genitori malati e inizia a fotografare scoiattoli nel parco? – In quale vicenda imprevista è incredibile ci si imbatte un padre che esce di casa per acquistare un enorme peluche? – Come un uomo al volante può compiere una scelta tra due pedoni che rischia di investire: un vecchio e un bambino?
La beffa e la natura umana
Il racconto che dà il titolo all’intera raccolta di “Ultima notte da poveri”, narra di due fidanzati che decidono di rapire l’anziano signore presso il quale la ragazza lavora come domestica e che possiede una fortuna nascosta. Alla fine i due vengono beffati e lo scrittore lascia intendere una fine tragica; che però riesce a dissimulare con un tocco di ironia, com’è nel suo stile. Aramburu racconta come pochi le contraddizioni della natura umana: dalla solitudine di chi si sente incompreso, alle dinamiche più intime di una coppia, fino ai timori della vecchiaia e alle conseguenze dell’invidia e dei sentimenti più inconfessabili.
Un ritorno alle origini del racconto
Col nuovo libro lo scrittore torna al passato, all’inizio della carriera, quando comincio’ pubblicando racconti che da allora lo contraddistinguono per la profonda conoscenza della condizione umana.













