Una lettera aperta ai sanitari dell’ospedale di Lamezia Terme

«Sono quasi 40 anni che faccio questo lavoro eppure l’ansia che provavo nei miei primi giorni di guardia medica non è nulla a quella che provo oggi quando varco per ogni turno la porta dell’ospedale. Mi fermo davanti alla cappella e la mia invocazione è sempre uguale “Signore guida la mia testa per capire, i miei occhi per vedere, le mie orecchie per sapere ascoltare, le mie mani per saper cogliere, il mio cuore per accogliere, la mia bocca per saper comunicare con chi mi farai incontrare”». Sono le parole di un medico impegnato in queste settimane in prima linea nell’ospedale di Lamezia. «Una preghiera fatta ogni giorno con il cuore e con gli occhi lucidi…perché ho paura. Paura che l’ansia mi faccia sbagliare, mi faccia sottovalutare, mi faccia essere frettolosa, non mi faccia comprendere appieno i bisogni di che si è rivolto a me con ansie e aspettative di guarigione. E poi la paura che ti attanaglia ogni volta che rientri a casa, paura di esserti contagiato e di contagiare chi è vicino a te. Sinceramente non mi preoccupo tanto delle mie possibili fragilità di fronte ad una infezione da coronavirus ma di quelle di chi mi sta accanto…non me lo perdonerei mai. Viviamo lontani dai nostri affetti, ci isoliamo in casa. Partecipiamo da lontano e ci priviamo di condividere momenti di gioia, momenti di preoccupazione. Mi sento sola in questo percorso, la certezza che il Signore mi accompagna sempre non è più scontata. Dubito della mia Fede….non sempre sono capace di dire “Signore sia fatta la Tua volontà”».

Padre Giuseppe Ferrara, Cappellano del “P.O. Giovanni Paolo II- Lamezia Terme” e don Francesco Farina, direttore dell’Ufficio Diocesano di Pastorale della Salute, hanno voluto scrivere una lettera aperta proprio agli operatori sanitari dell’ospedale di Lamezia Terme e del territorio. «Giunga il nostro pensiero sincero ai nostri cari operatori, soprattutto quelli che in questo momento sono ammalati. Per quelli che sono in servizio; affetto, vicinanza, comprensione, consapevoli dei rischi che correte. Vi diciamo grazie per la disponibilità che nonostante tutto dimostrate per i “fratelli infermi”. Tutto questo rappresenta una donazione totale e per questo non possiamo che essere riconoscenti. Siamo consapevoli della debolezza e del senso di impotenza che ormai da tanto state sperimentando, come anche della stanchezza, delle paure e del senso di smarrimento! Quello che ci sostiene, quello che deve sostenere tutti noi, è il sapere che la vita passa attraverso le vostre mani. Preoccupazioni personali, familiari, sociali e ambientali per il lavoro che svolgete con dedizione, sappiate, sono anche le nostre preoccupazioni, le preoccupazioni della Chiesa intera. Desideriamo e ci impegniamo a sostenervi: con la vicinanza, l’amicizia e non per ultima la nostra preghiera. Siamo consapevoli che la vostra dedizione, ciò per cui vi state spendendo, è per una persona concreta, nella sua piena realtà. È un uomo, è una donna, prima di essere un paziente, e tutto questo è evidente. Il nostro “Grazie” per tutto quello che fate. Non per ultimo: siamo grati per la riservatezza e per il rispetto che portate e manifestate verso tutti gli ammalati che vi sono affidati. Buona lotta, sempre certi della vicinanza di Dio!»

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