Un’agorà paritetica per i giovani

Calabria, il branco e l’8 marzo

Oggi che senso ha l’8 marzo? Un interrogativo che può sembrare retorico, ma non lo è. Di anno in anno si rincorrono i proclami «del giorno dopo». C’è un elenco infinito di cosa questo non debba essere, ma quale valore circoscritto debba assumere in pochi provano a calibrarlo. L’8 marzo, mimose a parte, tutto è tranne che una festa. Probabilmente fin quando si sentirà la necessità di dover sollevare una «questione femminile » sarà chiaro che questa, per l’appunto, sarà ancora tale.
Quest’anno – a Reggio Calabria – questa occasione giunge dopo mesi in cui si è dibattuto al lungo: il caso della giovanissima tredicenne stuprata a Melito Porto Salvo ha ridestato le coscienze su un’attenzione che troppo spesso si immagina come superata. Quale è l’idea di donna che hanno i nostri ragazzi? Perché alienati dai social network e dall’accessibilità eccessiva a contenuti pornografici (come evidenziato da diverse reportistiche rintracciabili sul web) tanti giovani stanno disumanizzando le loro coetanee. Colpa – evidentemente – di un’omologazione che non sviluppa principi di rispetto dell’altro, soprattutto della sua sfera sessuale, quanto una teoria «dell’usa e getta» troppo diffusa tra gli adolescenti.
Ovviamente questa tematica, per quanto ostica, non può assolutamente esaurire una riflessione su quella che è la condizione femminile nel Mezzogiorno d’Italia, quel sud delle “spose–bambine” e delle donne licenziate appena rimangono incinta. C’è purtroppo un dato culturale anomalo figlio di una desertificazione generazionale che sta lentamente impoverendo anche la crescita umana, soprattutto dei giovani.
Mancano figure di riferimento prossime, soprattutto per predisposizione e a livello anagrafico, ai ragazzi e alle ragazze che cercano quindi di interpretare modelli di riferimento vuoti.
Ancor più male fanno le iniziative “spot” portate avanti nei mesi successivi all’ondata emotiva dettata dall’indignazione. In Calabria si erano annunciati provvedimenti caustici che – con piglio autoassolutorio – volevano gettare fumo negli occhi a quanti pazientemente credono che solo ricostruendo un’agorà paritetica (per sua stessa natura) si possano superare tutte quelle che oggi possono essere considerati steccati inconcepibili di genere.

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