Ai Overview: A diversi anni dalla scomparsa di Franco Zeffirelli, ripercorriamo le tappe fondamentali della sua carriera e il particolare legame professionale e umano instaurato con l’orafo crotonese Gerardo Sacco. L’articolo ricostruisce il percorso biografico del regista fiorentino, dai complessi esordi familiari fino all’incontro con Luchino Visconti e al debutto nei principali palcoscenici teatrali. Parallelamente, viene delineata la genesi della collaborazione con Sacco, nata a Roma durante la preparazione del film “Otello”. Attraverso i ricordi dell’artigiano calabrese, il testo evidenzia come il confronto diretto con Zeffirelli lo abbia spinto a valorizzare i simboli della Magna Grecia e le proprie radici identitarie, integrandoli in via definitiva nella sua produzione destinata ai teatri internazionali.
L’eredità artistica di Franco Zeffirelli
Il 15 giugno 2019 si spegneva Franco Zeffirelli, maestro del cinema, del teatro e dell’opera lirica. A ricordarlo oggi non sono soltanto i suoi film e le sue regie, ma anche le testimonianze di chi ebbe la fortuna di lavorare al suo fianco. Tra queste c’è quella dell’orafo crotonese Gerardo Sacco, che grazie a un incontro con il regista fiorentino vide aprirsi le porte di una carriera internazionale.
Le origini fiorentine e i primi passi
Per comprendere la statura di Zeffirelli bisogna partire dalla sua storia. Nato a Firenze il 12 febbraio 1923 da una relazione extraconiugale tra il commerciante Ottorino Corsi e Alaide Garosi Cipriani, fu registrato all’anagrafe con il cognome Zeffirelli, ispirato agli “zeffiretti” citati nell’Idomeneo di Mozart. La sua fu un’infanzia segnata dall’assenza del padre e dalla perdita prematura della madre. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti e alla Facoltà di Architettura di Firenze, si avvicinò al mondo dello spettacolo nel secondo dopoguerra grazie all’incontro con Luchino Visconti, che ne intuì immediatamente il talento. Per oltre dieci anni fu suo collaboratore e assistente, lavorando a capolavori come La terra trema e Senso.
Il debutto e i palcoscenici internazionali
Il debutto alla regia arrivò nel 1954 al Teatro alla Scala di Milano con L’elisir d’amore e La Cenerentola, spettacoli di cui curò anche scenografie e costumi. Da quel momento iniziò una carriera internazionale che lo portò nei più prestigiosi teatri del mondo: dal Royal Opera House di Londra al Wiener Staatsoper di Vienna, da Broadway a Parigi. Parallelamente arrivò il successo cinematografico. Zeffirelli riuscì a rendere accessibili al grande pubblico Shakespeare, l’opera lirica e i grandi classici della letteratura, mantenendo sempre intatta la loro forza poetica. Le sue produzioni si distinguevano per la ricchezza visiva, la cura maniacale dei dettagli e la capacità di trasformare ogni scena in un quadro. Ed è proprio attraverso questa attenzione per il dettaglio che la sua strada si incrocia con quella della Calabria.
L’incontro sul set cinematografico di Otello
All’inizio degli anni Ottanta, un giovane Gerardo Sacco stava cercando di affermarsi nel mondo dell’alta gioielleria. L’occasione arrivò grazie al produttore cinematografico Fulvio Lucisano, che lo presentò a Zeffirelli durante la preparazione del film Otello. “All’inizio non voleva nemmeno ricevermi”, ha raccontato più volte l’orafo crotonese. I gioielli di scena erano già stati scelti e noleggiati. Ma Sacco non si arrese. Studiò il periodo storico in cui era ambientata l’opera, trascorse giornate in biblioteca e si immerse completamente nell’atmosfera dell’Otello. A ispirarlo fu persino la musica. “A Crotone entrai in un negozio di dischi e acquistai un 33 giri dell’opera lirica. In copertina c’era Mario Del Monaco vestito da Otello. Tornai in laboratorio e iniziai a creare”.
Da “pazzo” a collaboratore di fiducia
Quando arrivò a Roma, negli studi De Paolis, sembrava ormai troppo tardi. Zeffirelli non voleva riceverlo perché era in ritardo. A salvarlo fu il celebre costumista Maurizio Millenotti, che rimase affascinato dalle creazioni dell’orafo calabrese e convinse il regista a vederle. La reazione di Zeffirelli è rimasta nella memoria di Sacco. “Lei è un matto!” Per qualche istante non capì se fosse un complimento o una critica. La risposta arrivò subito dopo, quando il regista si rivolse a Millenotti dicendo: “Porteremo in scena le opere di questo pazzo”. Fu l’inizio di una collaborazione destinata a durare negli anni e a trasformarsi in una sincera amicizia. I gioielli di Gerardo Sacco finirono per adornare le protagoniste delle opere e dei film di Zeffirelli. Da Katia Ricciarelli a Liz Taylor, passando per numerose produzioni teatrali e cinematografiche che portarono il nome dell’orafo calabrese nei più importanti teatri internazionali.
L’impatto umano e il valore delle radici
Ma il dono più grande che Zeffirelli lasciò a Sacco non fu professionale. “L’incontro con Franco Zeffirelli ha segnato una svolta profonda, non solo professionale ma umana”, ha raccontato l’artista crotonese. “Fino ad allora mi ero sempre sentito un artigiano che lavorava con rispetto e fatica, portandomi addosso, spesso come un peso, l’etichetta di provinciale”. Fu Zeffirelli a ribaltare quella prospettiva. “Mi fece capire che il mondo non ha bisogno di copie, ma di voci riconoscibili. Che l’internazionalità non nasce dall’abbandono delle proprie radici, ma dalla loro profondità”. Da quel momento Sacco iniziò a guardare la Calabria con occhi diversi. Le monete della Magna Grecia, gli antichi simboli, le maschere apotropaiche e gli elementi della tradizione che molti consideravano eccessivi o folkloristici divennero invece la cifra distintiva del suo linguaggio artistico.
L’identità della Magna Grecia nel mondo
“Mi ha insegnato che la Calabria non era un limite, ma la mia forza”, racconta ancora oggi. “Che potevo parlare al mondo restando fedele alle mie radici”. Anche per questo il rapporto tra Zeffirelli e la Calabria va ben oltre una semplice collaborazione professionale. Attraverso le creazioni di Sacco, una parte della storia e dell’identità della Magna Grecia entrò nei grandi set cinematografici e nei teatri internazionali, trasformandosi in linguaggio universale. “Zeffirelli mi ha cambiato la vita”, ha ricordato più volte l’orafo. “Grazie a lui ho viaggiato, ho conosciuto i più importanti teatri del mondo e ho imparato a guardare la mia terra con orgoglio”.













