Arte e solidarietà: Roma, da domani in scena lo spettacolo di beneficenza “Gran Teatro Bernini” a sostegno della “Comunità San Filippo Neri – E poi?”

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L’Associazione “Comunità San Filippo Neri – E poi?”, in collaborazione con l’Ufficio per l’Università del Vicariato di Roma, l’Accademia di Belle Arti di Roma, Pensieri Meridiani e Associazione Più Comunicazione, con il contributo dell’8xmille della Chiesa cattolica, presenta lo spettacolo “Gran Teatro Bernini”, scritto e diretto da Francesco d’Alfonso, dedicato alla poliedrica figura di Gian Lorenzo Bernini, l’artista che nel Seicento ha cambiato il volto di Roma. Nel cast gli attori Irene Ciani, Francesco Cotroneo, Domenico Pincerno, il controtenore Enrico Torre, il liutista Lorenzo Sabene.
Il testo, scritto da Francesco d’Alfonso, è strettamente basato sulle fonti dell’epoca, vagliate accuratamente con la consulenza scientifica dello storico dell’arte Antonio Soldi, della Sapienza-Università di Roma.
Lo spettacolo, diretto dallo stesso d’Alfonso, si terrà giovedì 12 e venerdì 13 giugno, alle ore 20,30, al Teatro Nuovo Ateneo (Piazzale Aldo Moro 5) a Roma.
L’intero incasso sarà devoluto alle attività della “Comunità San Filippo Neri – E poi?”, presieduta da don Gabriele Vecchione, impegnata in progetti di guida e sostegno motivazionale verso i giovani e le loro famiglie.
“Gian Lorenzo Bernini è un artista che ha vissuto un tempo straordinariamente lungo per la sua epoca, la maggior parte del quale passato a Roma. La sua vicenda umana e artistica è intimamente legata all’Urbe, tanto che le sue opere ne hanno cambiato il volto, contribuendo a renderla la città spettacolare che oggi vediamo: Roma porta inequivocabilmente la firma di Bernini. Con lui nasce un’arte scenografica, talmente coinvolgente da diventare teatrale. In effetti proprio il teatro accompagnò Bernini in tutta la sua lunga vita – fu scenografo, scenotecnico, attore, autore, corago di opere in musica – dandogli la possibilità di espandere all’infinito la sua idea di bellezza, che la scultura, l’architettura e la pittura racchiudevano in opere ‘finite’: perché la bellezza è connessa all’anelito di infinito custodito in ogni uomo”, spiega Francesco d’Alfonso.
Dopo un blocco creativo, il card. Federico Cornaro, che “gli aveva commissionato una statua di Santa Teresa d’Avila”, “gli parla del misticismo teresiano, e che lo metterà sulla giusta strada per trovare se stesso e ritrovare il suo genio”, ricorda d’Alfonso.

Fonte: Agensir
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