Ai Overview: Il saggio “L’età della prepotenza” scritto da Edoardo Campanella e Marta Dassù, edito da Mondadori, traccia un quadro analitico dell’attuale sistema geopolitico globale. Il testo si sofferma sulla trasformazione delle reti digitali e delle infrastrutture in veri e propri strumenti di coercizione economica, descrivendo un panorama in cui manca una reale potenza egemone. Gli autori esplorano l’ascesa e il declino storico degli imperi per spiegare l’odierna transizione verso una fase di “non ordine” multipolare, in cui nazioni intermedie acquisiscono margini di manovra inediti. L’analisi sottolinea la necessità di sviluppare nuove capacità di adattamento per comprendere e affrontare l’instabilità degli odierni rapporti di forza internazionali.
Il nuovo volto della coercizione globale
La chiamano “L’età della prepotenza” (titolo anche del libro), che è quella in cui la geografia del potere passa attraverso il controllo delle catene del valore e degli snodi strategici, con reti digitali, infrastrutture e tecnologie che diventano strumenti di coercizione. È questo lo scenario, preoccupante, in un’era incerta e senza pensiero, che tracciano Edoardo Campanella e Marta Dassù, analisti economici e politici, autori del libro L’età della prepotenza (Mondadori, 268 pagine, 20 euro), in cui spiegano che ci aspettano – a noi europei, ma non solo – capacità di adattamento e una forte dose di flessibilità per affrontare il futuro nella società del “non ordine” nella quale viviamo e in cui i rapporti di forza prevalgono sulle regole e le leve di influenza economica sono utilizzate come armi.
Il ruolo degli imperi nella storia globale
Ma come siamo arrivati a questo punto? E quando il congegno (politico, economico, istituzionale) che ha fatto girare finora il mondo si è inceppato, tramutando l’ordine in disordine? Partono da lontano Campanella e Dassù, nella loro analisi, osservando che gli imperi (intesi come dominio assoluto) sono una costante della storia; anzi, la loro stessa esistenza ha fatto la storia. Ma è pur vero che è costante anche il loro fallimento. Negli ultimi quattromila anni – spiegano – almeno settanta imperi, più o meno vasti, più o meno duraturi, si sono susseguiti in varie parti del globo, controllando i popoli più diversi, per terra o per mare. Da Akkad in Mesopotamia fino all’egemonia americana, passando per Roma, i mongoli, le lotte dinastiche cinesi e i califfati arabi, fino ad arrivare al mondo ottomano, alla Pax britannica e alle brame espansionistiche russe, poi sovietiche e di nuovo russe.
Crisi dell’ordine internazionale e multipolarismo
Tuttavia, c’è da considerare, prima di arrivare al “non ordine” di oggi, che, nonostante la forza e il potere, il fil rouge nella loro vita è il declino. Campanella e Dassù cominciano a riflettere partendo da una frase del poeta britannico Percy Bysshe Shelley: «La terra è coperta di rovine di imperi che una volta si ritenevano eterni». Vale per ieri e vale per oggi il destino rovinoso degli imperi. Ai nostri giorni, anche se in modo diverso, Stati Uniti, Cina e Russia hanno istinti imperiali, di tipo territoriale (nel caso della Russia) o di tipo economico (Stati Uniti, Cina), ma sta tuttavia accadendo qualcosa fino a qualche tempo fa imprevedibile. L’idea stessa di ordine internazionale viene messa in discussione, in un contesto di multipolarismo caotico e conflittuale, e paesi «di mezzo» – dall’India alla Turchia – si muovono con una libertà inedita e, di conseguenza, le ambizioni imperiali odierne sono in gran parte destinate a fallire.
Le conseguenze della società del non ordine
E dopo? Dopo arriva l’età della prepotenza, definizione che gli autori del libro utilizzano e spiegano in due sensi: un’età in cui i rapporti di forza prevalgono sulle regole internazionali, con le leve di influenza economica utilizzate come armi, e al tempo stesso un’età in cui non esiste più una potenza realmente egemone. Siamo così in una condizione di pre-potenza e, con equilibri di potere instabili, prevale il “non ordine”. In mancanza di cure o di soluzioni dei problemi, intanto, capire il significato del “non ordine” – concludono Campanella e Dassù – è la condizione essenziale per cominciare a reagire.













