Avvenire di Calabria

Intervista al Cappellano militare del Comando provinciale e della Scuola Allievi Carabinieri di Reggio Calabria

Carabinieri, quando è anche Cristo a indossare l’uniforme

Don Aldo Ripepi: «Portare il Signore ai militari vuol dire incontrare un'umanità fatta di attese e speranze, forza, ma anche unione»

di Francesco Chindemi

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«Il Cappellano militare porta Cristo all’interno delle realtà militari, quello che un parroco svolge nelle parrocchie, i cappellani lo fanno all’interno delle strutture militari in Italia e all’estero». Don Aldo Ripepi, cappellano del comando provinciale e della scuola allievi carabinieri di Reggio Calabria, inizia così il racconto del suo ministero.

È possibile far coesistere l’annuncio del Vangelo con l’uniforme?

Dietro ogni divisa c’è una persona, una famiglia, una storia. Portare Cristo ai militari vuol dire raggiungere questo mondo e abitarlo. Spesso si incontrano famiglie che girano per l’Italia oppure uomini e donne lontani per servizio dai loro cari. Il Cappellano si fa vicino e raccoglie questo vissuto, lo fa suo e si fa compagno di cammino tergendo le lacrime di chi è lontano. Portare l’uniforme è un simbolo, perché non mettiamo la divisa se non nelle missioni all’estero per motivi di sicurezza, per noi l’uniforme vuol dire condividere questo mondo dall’interno, essendo uno di loro.

C’è una parte difficile legata al suo servizio?

Non c’è una parte difficile. La capacità più importante del Cappellano militare a mio avviso, è quella di essere “mediatore” tra il comandante e i suoi uomini, tra gli allievi e i rispettivi comandanti. Farsi portavoce di difficoltà che spesso vengono confidate, essere il collante nelle varie situazioni. Se c’è questo ogni difficoltà viene meno.

Chi si rivolge a lei cosa chiede?

Chi va dal Cappellano vuole essere semplicemente ascoltato. Spesso è un allievo lontano da casa e ne sente la mancanza, oppure ha problemi sentimentali e trova nel Cappellano un confronto, o il carabiniere che vuole condividere la propria emozione per un nuovo incarico. Bisogna semplicemente “esserci” ecco l’importanza del condividere la vita insieme all’interno delle caserme, respirare la stessa aria.


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Il servizio di Cappellano militare è l’unico che ha un popolo formato da giovani, lavora sempre con i giovani e per i giovani, li ri-avvicina alla fede, tenendo conto che la maggior parte di loro si è allontanato dopo la prima comunione. Le celebrazioni eucaristiche, i corsi di cresima, il dialogo con il cappellano, sono tutte attività che avvicinano il giovane a Dio. La scuola allievi di Reggio Calabria (la più grande d’Italia) ospita ogni anno dai seicento ai mille giovani, la domenica partecipano alla celebrazione eucaristica tra gli ottanta e i cento ragazzi, ogni anno circa ottanta di loro ricevono il sacramento della confermazione e tra i venti e i trenta si preparano al matrimonio. Come si vede sono numeri importanti se teniamo conto che nella maggior parte delle parrocchie i giovani sono assenti.

Quale sensibilità e umanità si incontra tra gli uomini dell’Arma?

Nei Carabinieri e in tutte le forze armate si impara a vivere come in una famiglia, proprio perché si sta insieme e si vivono le stesse dinamiche, ci si copre le spalle a vicenda durante le operazioni e gli interventi: dall’altro dipende la mia incolumità, anche se ci sono tensioni, vanno superate. L’arma si riconosce famiglia nei momenti di dolore e lutto, ci si stringe accanto ai familiari e in molti casi sono state organizzate raccolte in denaro. C’è un rapporto costante con le famiglie delle vittime decedute in servizio. Qui ho sperimentato una profonda umanità nel fare squadra.

Cosa rappresenta la Virgo Fidelis per il Carabiniere?

La Virgo Fidelis è la madre dei Carabinieri, ogni celebrazione eucaristica termina con la recita della preghiera. Fin dal suo ingresso alla Scuola allievi, luogo di formazione dei carabinieri, il militare la fa sua, la impara a memoria, nelle sue parole c’è la loro vita e il loro servizio allo Stato. «Tu, che le nostre Legioni invocano confortatrice e protettrice con il titolo di Virgo Fidelis, tu accogli ogni nostro proposito di bene e fanne vigore e luce per la Patria nostra». Il carabiniere si rivolge alla Vergine Maria perché il suo servizio sia luce e porti onore alla Patria. «Tu accompagna la nostra vigilanza, tu consiglia il nostro dire, tu anima la nostra azione, tu sostenta il nostro sacrificio, tu infiamma la devozione nostra».


PER APPROFONDIRE: Carabinieri, Guerrini: «Il disagio minorile, la nuova priorità»


Accompagnare, Consigliare e sacrificare, credo siano il riassunto della vita di chi vuole essere un Carabiniere, anche se spesso alcuni non danno l’esempio e creano scandalo, la maggior parte svolge il suo servizio con onore e responsabilità, onorando la divisa che indossa.

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