Chiesa e Società, ecco tutte le notizie del 29 Luglio 2026

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Ecco il resoconto dei principali fatti di oggi, mercoledì 29 luglio 2026, che riguardano la vita istituzionale a la vita ecclesiale del nostro Paese. Le notizie sono ordinate in ordine cronologico, dalla più recente alla più datata.


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Leone XIV incontra il clero italiano: card. Zuppi, “la fedeltà umile dei nostri sacerdoti”

“La generosità dei nostri sacerdoti e la fedeltà umile con cui, ogni giorno, annunciano la Parola, celebrano l’Eucaristia, accompagnano le persone e custodiscono le comunità”. Così il card. Matteo Zuppi, presidente della Cei, in una lettera inviata oggi ai vescovi italiani, in vista del prossimo incontro dell’11 e 12 dicembre tra Papa Leone XIV e i sacerdoti italiani. Il cardinale non nasconde “le fatiche, la solitudine, lo scoraggiamento e il peso di responsabilità crescenti” che i sacerdoti affrontano, aggiungendo: “Non vogliamo nascondere queste fatiche, ma nemmeno lasciare che abbiano l’ultima parola. Proprio per questo abbiamo bisogno di pregare insieme, di sostenerci e di ritrovare la gioia della chiamata”. Zuppi si dice certo che “l’incontro con il Papa ci aiuterà a sentirci confermati nella fede, incoraggiati nella missione e più uniti nella comunione”, concludendo: “Nessun pastore vive e serve da solo: abbiamo bisogno gli uni degli altri, della preghiera comune, dell’ascolto e di una fraternità concreta che sostenga la fedeltà e generi futuro”.

Leone XIV: il 12 dicembre l’incontro con il clero italiano

“Il Papa ci ricorda che la fedeltà non è immobilità né ripetizione stanca, ma grazia da accogliere e cammino quotidiano di conversione”. Lo scrive il card. Matteo Zuppi, presidente della Cei, in una lettera inviata oggi ai vescovi italiani, in vista dell’incontro tra Papa Leone XIV e il clero italiano, in programma sabato 12 dicembre, preceduto venerdì 11 da un momento di riflessione e da una veglia di preghiera. Il doppio appuntamento cade nel primo anniversario della lettera apostolica “Una fedeltà che genera futuro”, pubblicata nel 60° anniversario dei decreti conciliari “Optatam totius” e “Presbyterorum ordinis”. Zuppi definisce l’incontro “un’occasione preziosa di comunione, preghiera e fraternità”, per “rinnovare la nostra adesione a Cristo e la disponibilità a servirlo nella Chiesa e nelle persone che ci sono affidate”. Il cardinale sottolinea che i due decreti conciliari aiutano “a custodire il ministero presbiterale nel legame vivo con Cristo e con la Chiesa, nella comunione con il vescovo, nella fraternità del presbiterio e nel servizio al popolo di Dio”, precisando: “Non siamo chiamati soltanto a ricordare, ma ad accogliere una consegna per il presente e per il futuro”.

Leone XIV: “prego che la pace possa regnare dove si soffre a causa della violenza”

“Prego che la pace possa regnare nelle vostre case e in tutti quei luoghi nel mondo che continuano a soffrire a causa della violenza”. Così Papa Leone XIV nel saluto ai cori di voci bianche di Uganda, Terra Santa e Italia, riuniti oggi al Borgo Laudato si’, a Castel Gandolfo, per l’incontro “Cantico di pace” con la Andrea Bocelli Foundation. Il Pontefice ha ricordato ai giovani che “siete stati fatti per cose grandi e che il mondo intero non basta a saziare la vostra sete di senso e felicità”, assicurando che “il Santo Padre vi ama e prega per voi, per le vostre famiglie e per i vostri Paesi”. Leone XIV ha ringraziato la Fondazione Andrea Bocelli per il lavoro svolto “a favore dei giovani, che affrontano svantaggi educativi e sociali”, sottolineando che, “attraverso la forza della musica”, la Fondazione “sta contribuendo alla missione della Chiesa di promuovere lo sviluppo integrale di ogni persona, a servizio del bene comune”.

Leone XIV: “il coro è simbolo di concordia e cooperazione”

“La musica ha la straordinaria capacità di unire voci diverse in un’armonia, dove ciascuna contribuisce con qualcosa di unico all’insieme. In questo senso, il coro diventa simbolo di concordia e cooperazione”. Lo ha detto Papa Leone XIV nel saluto ai cori di voci bianche di Uganda, Terra Santa e Italia, riuniti oggi al Borgo Laudato si’, a Castel Gandolfo, per l’incontro di preghiera e fraternità “Cantico di pace” con la Andrea Bocelli Foundation. Il Pontefice ha spiegato che quando la musica ci coinvolge in “un’esperienza nuova, qualcosa che era più grande di quello che ciascuno di noi avrebbe potuto creare da solo”, si fa esperienza della bellezza: “Quando ci dirigiamo verso quell’orizzonte, scopriamo non semplicemente qualcosa, ma Qualcuno. Incontriamo Dio, il nostro Creatore”. Leone XIV ha invitato i giovani a “continuare a coltivare i doni che Dio vi ha dato” e a lasciare che li guidino verso di Lui, ricordando: “Il Signore è tutto ciò che cerchiamo nella vita, Colui che solo può dare pace ai nostri cuori inquieti”.

Domiciliari per tossicodipendenti: Intercear, “un segnale di grande civiltà e di concretezza”

“L’approvazione definitiva alla Camera delle modifiche al dl Carcere inerenti la legge 309/90 rappresenta un passaggio di fondamentale importanza per il sistema di recupero e per il mondo delle dipendenze”. Lo sottolinea in una nota l’Intercear, accogliendo “questo provvedimento come un segnale di grande civiltà e di concretezza: consentire alle persone con problematiche di dipendenza di accedere a programmi terapeutici e di comunità anziché scontare la pena in carcere significa restituire centralità alla cura, alla riabilitazione e al reinserimento sociale”. Per l’Intercear, “ogni giorno trascorso in cella invece che in un percorso terapeutico è un tempo sottratto alla speranza e alla ricostruzione della persona”. L’approvazione del dl è “un risultato che recepisce istanze per cui la rete dei coordinamenti regionali si è battuta a lungo. Tuttavia, sappiamo bene che la norma è solo il primo passo: affinché questa riforma non rimanga sulla carta, occorre ora investire risorse adeguate, rafforzare la collaborazione tra servizi territoriali, magistratura e comunità, e creare le condizioni operative per far funzionare la rete d’accoglienza in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. È un buon punto di partenza e un’importante attestazione di fiducia verso il lavoro della cooperazione e del Terzo settore terapeutico, che continueremo a presidiare con impegno quotidiano”.
Dall’Intercear anche un “plauso” e un “riconoscimento” al Dipartimento Politiche contro la droga e al sottosegretario di Stato Alfredo Mantovano che “ha dato il giusto merito alla svolta legislativa come scelta di civiltà”. “L’alternativa alla detenzione ribadisce la priorità clinica della comunità e del percorso riabilitativo rispetto al carcere”, conclude l’Intercear, sottolineando “la necessità di fondi, risorse e sinergia istituzionale per rendere la norma realmente applicabile sui territori”.

Ecuador: da inizio anno assassinati 305 minori, aumentano reclutamenti e desaparecidos

Sono 305 i minori assassinati in Ecuador nei primi sei masi dell’anno. L’allarme arriva dall’Osservatorio dell’infanzia, adolescenza e gioventù dell’Ecuador, attraverso un proprio rapporto, le cui conclusioni sono state diffuse da “Ecuavisa”. Il rapporto evidenzia che, ormai, gli omicidi sono la principale causa di morte di bambini, bambine e adolescenti nel Paese. Il 93,1 percento degli assassinii si è verificato nelle province della costa del Pacifico, quelle dove la presenza di gruppi armati legati al narcotraffico è più alta; l’81,6 percento delle vittime aveva tra i 15 e i 17 anni. Il rapporto evidenzia con preoccupazione anche un incremento del reclutamento di adolescenti da parte di strutture criminali. Tra gennaio e giugno di quest’anno sono stati fermati o arrestati 1.697 minori, il 24,2 percento in più rispetto a tutto il 2025, mentre uno su cinque portava un’arma al momento della sua cattura. Inoltre, l’Osservatorio ha riportato che 273 bambini, bambine e adolescenti rimangono scomparsi in quello che è trascorso del 2026, un aumento del 133 percento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Rifugiati: S. Egidio, al via a Cipro la vacanza di solidarietà in alcuni campi profughi

Fino alla fine di agosto un centinaio di volontari da diversi paesi europei, tra cui molti giovani da Italia, Francia e Spagna, partecipano alla quinta missione estiva nell’isola di Cipro. È la vacanza solidale della Comunità di Sant’Egidio che prevede una presenza costante e numerose attività a favore delle famiglie di rifugiati dei campi di Pournara, a circa venti chilometri dalla capitale Nicosia, e di Kofinou-Limnes. La Tenda dell’Amicizia a Pournara è già aperta: qui in una mensa climatizzata circa duecento profughi, attualmente presenti nel campo di identificazione, potranno mangiare ogni sera attorno a tavoli bene apparecchiati e decorati, in un ambiente familiare, al riparo delle temperature molto elevate della zona e accompagnati dai volontari della Comunità che in questi giorni intendono non solo aiutarli, ma anche conoscerli da vicino. Tra i volontari ci sono anche diversi profughi che negli anni hanno affiancato la Comunità in questo servizio. Il tutto all’insegna di “una dignità da riacquisire e di un futuro da ricostruire per chi ha alle spalle storie di sofferenza e di privazione, spesso di violenza”. I rifugiati provengono in maggioranza dalla Somalia, un paese che da decenni non ha mai visto affievolire il flusso di persone in fuga dalla violenza, ma anche dal Sudan, vittima di una guerra che ha provocato la più grave crisi umanitaria al mondo. Dall’Iran già dal 2025 hanno iniziato ad arrivare a Cipro molte donne e famiglie in cerca di libertà civile e religiosa, ma ora il flusso si è intensificato a causa della guerra. Non si è ridotto il numero dei profughi afghani mentre alcuni paesi europei stanno maturando scelte di rimpatrio verso l’Afghanistan. Anche i profughi provenienti dall’Africa sub-sahariana (Congo e Camerun) continuano a giungere in quest’isola con il sogno dell’Europa, ma restano ai suoi confini, in attesa di un riconoscimento difficile da ottenere, a volte per anni, spiega una nota della Comunità. In queste settimane sono attivi corsi di inglese per adulti a Pournara e per le famiglie di rifugiati che si trovano a Nicosia. Per i 50 minori del campo di Kofinou-Limnes, dove sono presenti 400 profughi, è iniziata da qualche giorno la Scuola della Pace, con giochi, animazione, ma anche molta didattica per venire incontro alle esigenze dei bambini, alcuni dei quali non hanno mai frequentato un’aula scolastica. I fine settimana sono dedicati alle gite con i profughi, soprattutto adolescenti e alle distribuzioni di generi alimentari e di prima necessità a tutta la popolazione del campo.

Tumori: oltre 100 partecipanti alla prima fase del progetto Ail “Donare Esperienze”

Assistere agli allenamenti, visitare gli spogliatoi, incontrare dirigenti e calciatori e vivere la partita da una prospettiva speciale. “Donare Esperienze”, il progetto di Ail – Associazione Italiana contro Leucemie, linfomi e mieloma e Social Football Summit ha permesso a cento pazienti oncoematologici, ex pazienti e familiari, occasioni di incontro, relazione e ritorno alla normalità. Grazie alla collaborazione di otto società sportive che hanno aderito all’iniziativa, il progetto ha aperto le porte di centri sportivi e stadi e permesso ai malati e ai loro familiari di vivere dei momenti indimenticabili. Il calcio è diventato così un’occasione di incontro, relazione e partecipazione, capace di accompagnare il percorso di cura anche sul piano umano. La collaborazione tra Ail e Social Football Summit rappresenta un esempio concreto di responsabilità sociale che coinvolge il mondo del calcio in un impegno condiviso che contribuisce a diffondere una cultura della solidarietà e della partecipazione. La conclusione della prima fase apre ora una nuova prospettiva di crescita: l’obiettivo è ampliare la rete delle società coinvolte, offrire nuove occasioni di incontro e continuare a costruire esperienze che possano accompagnare le persone con ricordi preziosi che li accompagnano nel processo di guarigione.

Migranti: Cnca, “no a emendamento che intende ridurre da 21 a 19 anni l’età per il sostegno sociale e educativo”

Il Cnca – Coordinamento nazionale comunità accoglienti rivolge un forte appello al Parlamento perché “non venga approvato l’emendamento al decreto legge n. 100/2026 sul Patto europeo migrazione e asilo che intende ridurre dai 21 ai 19 anni l’età massima in cui i neomaggiorenni migranti soli possono godere delle misure di accompagnamento e sostegno sociale, relazionale e educativo per favorire il loro pieno inserimento nella società”.
Attualmente, infatti, i ragazzi e le ragazze presi in carico dal sistema di intervento nella minore età continuano a usufruire di un accompagnamento da parte dei servizi preposti fino ai 21 anni (è il cosiddetto “prosieguo amministrativo”). Questo per permettere loro di integrarsi pienamente nel contesto sociale, costruire il proprio progetto di vita, trovare una soluzione alloggiativa e un lavoro adeguati. L’emendamento prevede, solo per i neomaggiorenni migranti soli, un abbassamento della soglia di età per tutti gli interventi di sostegno all’età adulta e al futuro.
“Si tratterebbe di una norma discriminatoria”, dichiara Liviana Marelli, coordinatrice dell’Area Nuove generazioni e famiglie del Cnca, “perché introdurrebbe un trattamento differenziato proprio per ragazzi e ragazze che hanno vissuto percorsi di vita difficili, che non possono contare sul supporto della rete familiare e che hanno bisogni educativi, sociali e relazionali complessi. Inoltre, questa modifica vanificherebbe l’enorme lavoro che enti locali, servizi sociali, scuole e terzo settore portano avanti per aiutare questi giovani a inserirsi nella nostra società. Infine, appare surreale che proprio chi invoca più sicurezza per giustificare provvedimenti che colpiscono determinate e non casuali categorie di persone, poi si adoperi per minare i percorsi di integrazione dei ragazzi e delle ragazze migranti, con la conseguenza di aumentare l’insicurezza sociale e la marginalità, intaccare la coesione sociale e accrescere l’attrattività dei circuiti criminali per chi vede precluso il proprio progetto di vita. Un vero capolavoro.”

Tratta: Comunità Papa Giovanni XXIII, aumentano sfruttamento lavorativo maschile, grooming e sextortion

“Rinnoviamo l’appello a istituzioni, cittadini e comunità civili e religiose per costruire reti per spezzare lo sfruttamento da parte dei clienti delle donne che si prostituiscono ed il controllo degli sfruttatori al fine di restituire dignità a chi è stato intrappolato nella tratta. Abbiamo bisogno di comunità capaci sia di prevenire lo sfruttamento, intervenendo sulla domanda di sfruttamento e quindi sui clienti che lo alimentano, sia di costruire legami di fiducia e percorsi concreti di libertà in rete con altre organizzazioni nazionali e internazionali”. E’ quanto dichiara Matteo Fadda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, in occasione della presentazione del dal titolo “Contro la tratta costruiamo legami”, pubblicato dalla Comunità di don Benzi in occasione della Giornata mondiale contro la tratta di persone del 30 luglio. La Comunità accoglie “con favore” il nuovo Decreto Legislativo n. 115, entrato in vigore il 16 luglio, che recepisce le indicazioni della Direttiva europea, introducendo i reati di tratta finalizzata ai matrimoni forzati e alla maternità surrogata e la punibilità di chi acquista servizi da persone vittime di questa grave violazione dei diritti.
Nel 2025 la tratta ha continuato a evolversi, denuncia il Report: accanto allo sfruttamento sessuale sono cresciuti lo sfruttamento lavorativo e le forme di controllo digitale, dal grooming – l’adescamento di minori – alla sextortion, quella forma di ricatto online in cui un criminale minaccia di pubblicare foto o video intimi di una persona per ottenere denaro. Il controllo sulle vittime avviene sempre più spesso anche a distanza attraverso minacce, debiti, geolocalizzazione e ricatti con immagini intime. Nel Sistema Nazionale Antitratta sono state prese in carico 845 nuove persone (dati Sirit 2025): il 42 per cento sono vittime di sfruttamento lavorativo, mentre il 25 per cento di sfruttamento sessuale. Per la prima volta dal 2000, gli uomini hanno superato numericamente le donne tra le persone assistite, segno di un fenomeno che riguarda sempre più lo sfruttamento lavorativo maschile e le persone transgender.
La Comunità Papa Giovanni XXIII ha accompagnato 76 persone (31 donne, 44 uomini, 1 persona transgender) e cinque bambini accolti con le madri, offrendo percorsi di ascolto, protezione e autonomia. Tra le novità del 2025 c’è il progetto Alma, promosso con il contributo del Dipartimento per le Pari Opportunità, che ha coinvolto leader religiosi e rappresentanti di comunità etniche — maliane, indiane, camerunensi, filippine, colombiane, senegalesi, nigeriane, rumene e albanesi, nelle province di Modena, Torino, Ascoli Piceno, Brindisi e Massa Carrara — insieme a Fondazione Migrantes e Ucoii, per prevenire lo sfruttamento delle donne migranti, anche negli ambienti digitali. Dalla ricerca sono emerse le principali forme di sfruttamento e violenza: controllo del partner e violenza psicologica (22%), sfruttamento sessuale e digitale (20%), sfruttamento lavorativo (15%) e violenza economica (15%), oltre a matrimoni forzati, violenza vicaria e minacce alla famiglia d’origine. L’impegno della Comunità Papa Giovanni XXIII è proseguito anche a livello internazionale, con progetti dedicati alla prevenzione della tratta, alla tutela delle persone migranti e all’empowerment delle donne.

Tratta: Talitha Kum raggiunge 1,21 milioni di persone nel mondo nel 2025

In occasione della Giornata mondiale contro la tratta di persone, Talitha Kum, la rete internazionale fondata dall’Unione internazionale superiore generali (Uisg) e guidata dalle suore cattoliche, ha pubblicato il Rapporto annuale 2025, che registra un’espansione significativa della propria attività globale. Nel 2025 la rete ha raggiunto 1,21 milioni di persone nel mondo, il 29,6% in più rispetto al 2024, ampliandosi a 68 reti nazionali attive in 113 Paesi, con nuove reti avviate in Malawi, Botswana, Lesotho ed Eswatini. La missione è stata portata avanti da 6.387 tra suore e partner (+5,7%). La prevenzione resta il principale settore di attività, con 928.972 persone raggiunte (+34,6%), mentre le reti hanno garantito protezione a 27.329 persone sopravvissute e sostenuto 7.141 persone nell’accesso alla giustizia, con un aumento del 72,4%. “Dietro ogni numero c’è una persona, una famiglia e una comunità”, si legge nel rapporto. Per suor Abby Avelino, coordinatrice internazionale di Talitha Kum, “la tratta di persone continua a evolversi in forme sempre più complesse”, citando l’espansione delle truffe online nel Sud-est asiatico e l’impatto di guerre e conflitti in Medio Oriente, Burkina Faso, Sud Sudan, Nigeria e Repubblica Democratica del Congo. “Insieme continuiamo a costruire un mondo libero dalla tratta di persone”, ha dichiarato suor Oonah O’Shea, presidente dell’Uisg, ricordando che secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni 50 milioni di persone vivono oggi in condizioni di schiavitù moderna, per un giro d’affari illecito di 236 miliardi di dollari l’anno.

Università europea di Roma: un anno di sport, solidarietà e cultura dell’incontro

Sono 139 studenti, provenienti dai vari corsi di laurea, che hanno partecipato durante l’anno accademico all’iniziative del Centro di formazione integrale dell’Università europea di Roma (UER). Calcio a 11, calcio a 5 maschile e femminile, padel, beach volley e scacchi, gli sport a cui hanno preso parte i Panthers, nome scelto dagli stessi studenti e si ispira alle otto virtù della pantera: agilità, coraggio, eleganza, integrità, intelligenza, pazienza, resistenza e velocità. “Dalla fondazione dell’università, lo sport è sempre stato un valido strumento educativo per i giovani”, afferma Padre Enrico Trono LC, Direttore del Centro di Formazione Integrale UER. “Anno dopo anno, abbiamo visto nascere sempre nuove iniziative, che hanno rafforzato lo spirito di amicizia e di squadra tra i nostri ragazzi”. Tra le attività più significative di questo anno accademico è stata la partita di calcio a 5 tra le ragazze Panthers dell’UER e l’Atletico Diritti, squadra delle detenute nel carcere romano di Rebibbia. Il Gruppo sportivo UER Panthers ha anche coordinato la parte sportiva del progetto “Proben 2.0”, iniziativa promossa dal Ministero dell’università e della ricerca (MUR) e finalizzata a favorire il benessere psicofisico della comunità universitaria, con tornei di padel e beach volley.

Diocesi: Ancona, mons. Spina incontra i giovani di Kherson ospiti a Casa Nazareth

Tra i momenti più significativi del progetto “È più bello insieme”, che in questi giorni sta accogliendo nella diocesi un gruppo di ragazze e ragazzi provenienti da Kherson, in Ucraina, c’è stato l’incontro con l’arcivescovo di Ancona-Osimo, Mons. Angelo Spina. Accolti a Casa Nazareth, i giovani hanno vissuto un momento di dialogo semplice e familiare con l’arcivescovo, che ha voluto esprimere la vicinanza della diocesi al popolo ucraino, segnato ormai da oltre quattro anni di guerra. L’incontro è stato anche l’occasione per ricordare il legame ormai consolidato tra l’arcidiocesi di Ancona-Osimo e la Caritas di Kyiv, che a permesso ai giovani ucraini di essere ospitati a Casa Nazareth durante questo soggiorno estivo. I ragazzi hanno voluto consegnare a mons. Spina una mappa luminosa dell’Ucraina e una calamita raffigurante un’anguria, simbolo della città di Kherson. Un gesto semplice ma intenso, espressione della gratitudine per l’accoglienza ricevuta e del desiderio di custodire un’amicizia che supera i confini e le distanze.

Terremoto in Venezuela: Oim, “molte persone continuano a vivere accanto alle abitazioni crollate, impatto emotivo enorme”

María Moita, direttrice della Risposta umanitaria e ripresa dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), secondo quanto riferisce il portale cattolico venezuelano enviglia.info, avverte che migliaia di famiglie vivono ancora accanto alle abitazioni distrutte o gravemente danneggiate, mentre aspettano notizie dei propri cari dopo i terremoti del 24 giugno in Venezuela. Dopo aver visitato le zone più colpite dal disastro, ha assicurato che la priorità rimane quella di garantire un rifugio sicuro per la popolazione sfollata.
“Molte persone continuano a vivere accanto a edifici crollati o gravemente danneggiati con la speranza che si possano ancora salvare i propri cari, o cercando di mettere in salvo le poche cose che gli restano. L’impatto emotivo è enorme”, ha dichiarato Moita. Nel frattempo, ‘’Onu ha segnalato che i macchinari pesanti continuano a rimuovere le strutture crollate nelle zone più colpite, mentre le famiglie cercano tra i resti delle proprie abitazioni. Attualmente, l’Oim gestisce cinque rifugi temporanei e ha fornito assistenza a più di 8.000 persone. Moita ha affermato che con la perdita delle case, numerose famiglie affrontano traumi, ansia e incertezza sul loro futuro. Ha aggiunto che bambini, adulti e anziani hanno bisogno non solo di un alloggio e di assistenza di base, ma anche di supporto psicosociale per iniziare il loro percorso di ripresa. I terremoti di magnitudo 7.2 e 7.5 che hanno scosso il Venezuela il 24 giugno hanno causato, secondo le cifre ufficiali, 5.546 morti, 29.479 dispersi, 16.740 feriti e 24.477 sfollati.

Medjugorje: don Banzato, “qui tanti giovani ricominciano a vivere”

“Il richiamo della Gospa è quello di una Madre che non ti chiede di essere perfetto, ma ti accoglie così come sei, aiutandoti a diventare ciò che sei chiamato a essere. Al Mladifest ogni ragazzo scopre di non essere solo. Incontra migliaia di coetanei, provenienti da decine di Paesi, che pregano, cantano, s’inginocchiano, si confessano, fanno silenzio. Questo rompe un pregiudizio molto diffuso: che la fede sia qualcosa di vecchio, triste, individuale o estraneo alla vita. Lì i giovani possono scoprire che cercare Dio non significa fuggire dalla vita, ma andare finalmente alla sua Sorgente”. Così, alla vigilia del tradizionale Festival dei Giovani in programma a Medjugorje dal 1° al 6 agosto, don Davide Banzato, conduttore di “I viaggi del cuore” sul numero in edicola di Maria con te, il settimanale mariano del Gruppo Editoriale San Paolo, descrive le sensazioni che si provano nel vedere ogni anno decine di migliaia di ragazzi radunati nel luogo in cui Maria sarebbe apparsa la prima volta il 24 giugno 1981 a 6 veggenti.
Alle 4 del mattino dello scorso 28 luglio, infatti, qualcuno ha imbrattato con varie scritte la statua della Regina della Pace sul Monte Podbrdo e quella accanto alla croce azzurra, dando poi fuoco all’altare nel sagrato già allestito per la Messa d’inizio dell’evento. Un attacco che, pur sembrando un “classico” atto vandalico, “non fa escludere che, invece, possa trattarsi di un’intimidazione da parte dei clan malavitosi della zona”, spiega in una nota il giornale. La parrocchia di San Giacomo, mentre già erano iniziate le operazioni di ripulitura delle effigi profanate, ha emesso un comunicato in cui invita “tutti i fedeli a rispondere a questo evento nel modo in cui la Madonna ci insegna da oltre quarant’anni: con la preghiera, il digiuno e il perdono” e a “non rispondere al male con il male, ma testimoniare con la nostra vita l’amore, il perdono e la speranza”. Un segnale importante, in questo senso, è stato il fatto che il programma del Mladifest non ha subito variazioni, dando così la possibilità a tutte le ragazze e i ragazzi accorsi al santuario bosniaco di vivere appieno la gioia della fede nonostante l’accaduto. “Mi commuovo sempre – prosegue don Davide – nel vedere tanti giovani ricominciare a vivere, perdonare i genitori, smettere di considerarsi sbagliati, trovare il coraggio di chiedere aiuto per liberarsi da dipendenze o traumi, scoprendo che si può ricominciare. Questo, per me, è il miracolo più grande. Medjugorje è un luogo in cui Maria porta a Gesù, dove si cammina, si sale, si tace, si ascoltano testimonianze, si prega. Quando il rumore cala, affiorano le domande vere ed ecco che la Confessione non è più percepita come il tribunale che giudica, bensì come l’incontro con una misericordia che fa rinascere. Anche per me è stata una tappa cruciale nel discernere la mia vocazione. Il tema di quest’anno è Alla scuola della Madonna. Qual è la cosa più importante che ci insegna? La capacità d’ascoltare, la forza del “sì” e il coraggio di restare, come Lei, sotto le croci del nostro tempo”.

Diocesi: Arezzo, il vescovo Migliavacca ringrazia prefetto Clemente Di Nuzzo per il servizio svolto

Il vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, mons. Andrea Migliavacca, anche a nome della Chiesa diocesana, esprime la propria gratitudine per il servizio svolto ad Arezzo dal prefetto Clemente Di Nuzzo e l’augurio per il nuovo incarico, in vista dell’ormai prossimo trasferimento.
“Ho potuto apprezzare la dedizione, la professionalità e l’umanità del dott. Clemente Di Nuzzo nel corso di questi anni caratterizzati da una proficua collaborazione che ha visto lavorare fianco a fianco diocesi e Prefettura su numerosi fronti – dice il vescovo Migliavacca -. A questo si aggiunge anche la vicinanza e la stima personale, una vicinanza testimoniata anche dalla partecipazione a moltissime iniziative promosse dalla diocesi, tra cui non possiamo non citare la partecipazione al pellegrinaggio diocesano a Roma per il Giubileo lo scorso ottobre”.
La diocesi, nel ringraziare il Signore per il prezioso servizio svolto in terra di Arezzo, accompagna con la preghiera Clemente Di Nuzzo e tutti quanti s’impegnano nelle istituzioni civili perché non facciano mai mancare il loro impegno per il bene comune.

Perù: card. Castillo, “situazione catastrofica, condizione umana e dignità in pericolo”

Un forte allarme sul contesto culturale e politico del Perù e, più in generale sul contesto continentale e internazionale, è stato lanciato ieri dal cardinale Carlos Castillo, arcivescovo di Lima e primate del Perù, durante la celebrazione eucaristica per il 205º anniversario dell’indipendenza. Sempre ieri, c’è stato il giuramento della presidente eletta, Keiko Fujimori, che ha iniziato ufficialmente il suo mandato.
Tra i concelebranti, in cattedrale, mons. Fermín Emilio Sosa, delegato speciale della Santa Sede, mons. Paolo Rocco Gualtieri, nunzio apostolico in Perù e i vescovi ausiliari di Lima. “Come si ben si è detto in questi giorni, siamo in una situazione ‘catastrofica’; non tanto per gli indicatori economici, ma perché la condizione umana e la sua dignità sono in sommo pericolo. Una tragedia umana e sociale dove i diversi gruppi di interesse cercano di far prevalere la loro ambizione di arricchimento illecito e di potere assoluto”, la denuncia del cardinale, secondo il quale “personalità e gruppi arroganti, di molto denaro e potere, pretendono di spartirsi il mondo come bottino cambiando la mappa mondiale”.
La situazione del Perù “non si può separare da questa catastrofe nella quale è entrato il mondo e, pertanto, le cose si possono iniziare a risolvere con atteggiamenti di fondo e pacifici che si stanno già promuovendo in tutti i popoli”. Ciò nonostante, molti sono i mali che si verificano nel Paese, “come il sicariato e l’estorsione, che scuotono la nostra sicurezza, impongono la violenza che attraversa la nostra vita quotidiana e si esercita da diversi settori del potere. Interessi meschini brulicano da tutte le parti: linguaggi, pregiudizi e disprezzi, ambizioni e gelosie, ci corrodono. Nella nostra America Latina, impulsi colonialisti e autoritari fanno sì che corriamo il rischio di tornare a un passato che smentisce le due parole iniziali del nostro inno: ‘Siamo liberi’”. Ha concluso il cardinale: “Preghiamo Dio affinché, con la sua ispirazione, possiamo affrontare e risolvere prontamente, ma profondamente questa catastrofe, che non consiste solo nell’essere un Paese diviso, ma, soprattutto, un paese maltrattato. Un progetto annientatore dell’umanità non può essere accettato nella nostra patria, sostituendolo con efficienze disumane che vedono solo il guadagno e attribuiscono tutti i mali ai più poveri”.

Libertà religiosa: Roma, incontro alla Farnesina con l’inviato speciale dei Paesi Bassi Bekkers

Si è svolto ieri alla Farnesina un incontro tra l’Inviato speciale dei Paesi Bassi per la libertà religiosa o di credo, Paul Bekkers, e mons. Marco Malizia e la dottoressa Cristiana Mele. A darne notizia è il professor Shahid Mobeen, che ha partecipato alla riunione in rappresentanza del Consiglio Italiano per la Libertà Religiosa e Dialogo insieme al dottor Salvatore Ciccarello. Secondo quanto riferito da Mobeen, nel corso dell’incontro è stato affrontato il comune impegno di Italia e Paesi Bassi nella promozione della libertà religiosa e di credo, sottolineando anche il valore del dialogo come strumento per la costruzione della pace. Al Sir  Mobeen, presidente del Consiglio Italiano per la Libertà Religiosa e Dialogo, dichiara che “il delicato compito di costruzione della pace è possibile tramite il pieno riconoscimento della dignità dell’essere umano che si realizza pienamente solo se il diritto fondamentale di esercitare la propria libertà religiosa è permesso a tutti. Come lo diceva il Santo Giovanni Paolo II questo diritto è la cartina di tornasole. Costruire e mantenere le relazioni umane e istituzionali è un passaggio essenziale in questo senso”.

Orizzonti mediterranei: su Play2000 live e on demand gli eventi di Bari

Su Play2000, la piattaforma streaming di Tv2000 e radio inBlu2000, sarà possibile vedere live e on demand, dal 30 luglio al 2 agosto, “Orizzonti mediterranei. Abitare la fraternità per una cultura del dialogo”, l’incontro nazionale delle presidenze diocesane e delle delegazioni regionali dell’Azione cattolica in programma a Bari con oltre 700 responsabili associativi, 20 vescovi e decine di volontari provenienti dalla diocesi di Bari-Bitonto.

Orizzonti mediterranei: Notarstefano (Ac), “la guerra è l’immagine più drammatica e dolorosa della divisione”

“Il Mediterraneo, che non è solo un contesto, ma è un punto di vista, un modo di guardare alla complessità di questo tempo. La guerra è l’immagine più drammatica e dolorosa di questa divisione; noi siamo qui per offrire una prospettiva differente”. Ad affermarlo nel corso della conferenza stampa di presentazione di “Orizzonti Mediterranei”, che si è svolta questa mattina nella Sala della Giunta del Comune di Bari è stato Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana. “Già Papa Leone nella Magnifica Humanitas ci mette davanti a questa sfida: ricostruire una convivenza diversa, che riconosce la dignità e la presenza di tutti, con un’originalità che ci mette insieme – continua Notarstefano -. Per questo l’Azione cattolica esprime quello che vuole essere, mettendo insieme diverse età, diverse condizioni di vita, diverse provenienze territoriali: esprime il desiderio di essere un laboratorio di umanità capace di valorizzare le differenze”. “Per poterlo fare – sottolinea il presidente di Azione cattolica – bisogna saper ripensare al valore della fragilità. La cultura del Mediterraneo ci aiuta, perché non si perde niente, ma si mette tutto in dialogo per trovare una sintonia nuova. L’Azione Cattolica sa di non poterlo fare da sola, ma in dialogo e in comunione con la comunità ecclesiale e civile. Questo evento ne è un esempio concreto, nato grazie alle alleanze”.

Orizzonti mediterranei: mons. Satriano (Bari), “il Mediterraneo non può essere consegnato alla paura, ai conflitti e all’indifferenza”

“Accogliamo con profonda gioia a Bari “Orizzonti Mediterranei”, un evento che sentiamo particolarmente significativo per la Chiesa Italiana, per quella di Bari-Bitonto e per l’intera Città. Non si tratta soltanto di un importante appuntamento associativo, ma di un’esperienza ecclesiale capace di aprire lo sguardo, generare incontri e alimentare una rinnovata passione per il Vangelo”. Così mons. Giuseppe Satriano, arcivescovo di Bari-Bitonto, ha aperto il suo intervento durante la conferenza stampa di presentazione dell’Incontro nazionale dell’Azione cattolica italiana che si svolgerà a Bari dal 30 luglio al 2 agosto. “La città di San Nicola custodisce nella sua identità e nella sua storia la vocazione a essere ponte tra Oriente e Occidente, luogo di accoglienza e dialogo tra popoli, culture e tradizioni differenti. Ospitare questa iniziativa significa rinnovare tale responsabilità e ribadire che il Mediterraneo non può essere consegnato alla paura, ai conflitti e all’indifferenza, ma deve tornare a essere spazio di fraternità, di riconciliazione e di pace”, ha continuato l’arcivescovo. “Guardo con particolare compiacimento al momento sinodale che i vescovi vivranno insieme ai partecipanti. Sarà un segno bello e concreto di quella comunione ecclesiale che desideriamo rinsaldare e rilanciare con passione evangelica: una Chiesa che non cammina per compartimenti separati, ma ascolta, discerne e condivide”. “Il Mediterraneo ha bisogno di donne e uomini capaci di credere nella pace proprio quando essa appare più difficile. Auspico che queste giornate lascino un segno profondo nel cuore dei partecipanti. Da Bari possa levarsi un messaggio limpido e tenace: nessuno si salva da solo e soltanto scegliendo la fraternità potremo restituire al Mediterraneo un orizzonte di speranza”.

Calabria: Libera Terra, domani manifestazione “Diamo linfa al bene” per sostenere la Valle del Marro

L’Amministrazione Comunale di Polistena, Libera, la Cooperativa Sociale Valle del Marro – Libera Terra e le ragazze e i ragazzi di Estate Liberi, domani, giovedì 30 luglio alle ore 21.30 presso il Palazzo della Cultura di Polistena, si ritroveranno insieme per l’iniziativa “Diamo linfa al bene”. La campagna, promossa da Libera nell’ambito del percorso “Fame di verità e giustizia”, per chiedere che il 2% del FUG, fondo unico giustizia, ossia “i soldi sottratti ai mafiosi e corrotti, venga destinato al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati, per sostenere e valorizzare quelle realtà sociali ed esperienze che nel nostro Paese sono impegnate nella restituzione alla collettività di quegli immobili illecitamente accumulati dalla criminalità organizzata”.
Un’iniziativa, quella di domani  che si svolge a pochi giorni dall’ennesima intimidazione nei confronti della Valle del Marro -Libera Terra, la quale ha dovuto fare i conti “con un altro incendio che ha interessato alcuni uliveti secolari su terreni confiscati alla ‘ndrangheta a Oppido Mamertina nella Piana di Gioia Tauro”, spiega una nota. Un’occasione, in attesa che venga fatta piena luce, per “non lasciare soli e dimostrare vicinanza e solidarietà ai soci della Cooperativa che, con la determinazione di sempre, vogliono continuare a coltivare quei terreni, divenuti simbolo di riscatto per un’intera comunità”. Ma anche un’occasione “utile di confronto e impegno per il potenziamento, e non un indebolimento, della legge 109/96, che in questi 30 anni ha permesso la nascita di migliaia di esperienze sul riuso sociale dei beni confiscati, che, come dimostrano gli attacchi alla Valle del Marro – Libera Terra e non solo, continua ad essere uno strumento efficace di contrasto materiale e culturale alle mafie”.
Nei giorni scorsi alla cooperativa era giunta la solidarietà dal vescovo di Oppido Mamertina-Palmi, mons. Giuseppe Alberti che ha espresso vicinanza e preoccupazione: “guardiamo a quanto accaduto con dolore, ma anche con una preoccupazione che non possiamo tacere. Non si tratta di un episodio isolato: è l’ennesimo capitolo di una violenza che torna a colpire chi ha scelto di lavorare la terra nel segno della legalità e della dignità. Questo ripetersi di gesti che feriscono il bene comune ci dice che c’è ancora tanta strada da fare per liberare davvero questa terra dalla logica della prevaricazione e della paura”. Come Chiesa “siamo accanto alla Cooperativa, ai suoi soci, a chi ogni giorno sceglie il lavoro onesto invece della sopraffazione”, ha detto il presule: “ma non basta la vicinanza: serve un impegno di tutti – istituzioni, comunità, famiglie, giovani  -perché il cambiamento che questa terra aspetta da troppo tempo non resti bloccato dalla violenza di chi non vuole che le cose cambino”. E l’invito a “non abituarsi mai a fatti come questo, a non lasciarli scivolare via come normalità. Ogni ulivo bruciato è un segno di quanto lavoro ci sia ancora da fare, ma anche un richiamo a non arrenderci”.

Giornali Fisc: Toscana Oggi, ritrovata a San Marco la ricetta di un elisir con coca e kola

La Coca-Cola ha un’antenata nata a Firenze? La suggestione nasce da un documento rimasto nascosto per oltre un secolo nell’archivio dell’antica Farmacia di San Marco, in via Cavour. Lo racconta il settimanale Toscana Oggi, che ha raccolto la testimonianza dei padri domenicani. Un foglietto pubblicitario di metà Ottocento, riemerso durante il riordino dell’archivio, descrive infatti un “elixir vinoso ricostituente” a base di foglie di coca boliviana e noce di kola. Gli stessi ingredienti che, pochi anni dopo, il farmacista americano John Stith Pemberton avrebbe impiegato per il “French Wine Coca”, il preparato da cui nacque nel 1886 la Coca-Cola. Non esistono però documenti che dimostrino un collegamento con l’elisir fiorentino. A ritrovare il foglio è stato padre Manuel Russo, rettore del convento di San Marco. “Mi sono imbattuto nell’antica pubblicità di questo elisir mentre consultavo il nostro archivio. Ho iniziato ad approfondire la documentazione conservata nel convento e ho scoperto che era uno dei prodotti più richiesti della farmacia dei frati”, racconta. Il preparato, indicato contro stanchezza, mal di testa e debolezza, conteneva trenta grammi di noce di kola e dieci di foglie di coca boliviana in un litro di miscela alcolica.

Migranti: Emergency, iniziato lo sgombero della tendopoli di San Ferdinando. “Servono soluzioni strutturali per i braccianti”

È iniziato lo sgombero della tendopoli di San Ferdinando nella Piana di Gioia Tauro in Calabria. Il provvedimento dà attuazione ai decreti 228 e 238 del 6 e 23 marzo 2026, inseriti nell’ambito del “Decreto Caivano” convertito in legge il 13 novembre 2023 e presentato dal Governo Meloni come risposta al disagio giovanile e alla criminalità nelle periferie italiane. Nei prossimi giorni circa cento persone saranno sgomberate dall’insediamento informale di San Ferdinando e alcune di queste saranno ricollocate nelle Palazzine di Rosarno.
Il superamento del modello della tendopoli, realizzata quasi quindici anni fa dal Ministero dell’Interno come soluzione emergenziale, “è in sé uno sviluppo positivo – afferma Emergency, che lavora nella tendopoli dal 2011 -, ma la mancanza di percorsi certi, individualizzati e di lungo periodo per gli abitanti rischia di riprodurre, ancora una volta, marginalità, esclusione e ghettizzazione. Le gravi condizioni igienico-sanitarie in cui le persone sono state costrette a vivere per anni – senza acqua potabile e corrente elettrica – sono infatti l’esito di un percorso di accoglienza fallimentare, deterioratosi nel tempo fino al completo abbandono istituzionale”.
Emergency continua a chiedere “soluzioni strutturali per le persone che lavorano nel territorio della Piana di Gioia Tauro”. Si tratta di braccianti che risiedono stabilmente da anni in Italia, in regola con le norme vigenti in materia di immigrazione.
Tendopoli San Sebastiano (foto: Davide Preti, Emergency)
“A oggi – precisa -, gli enti competenti non hanno ancora illustrato quali misure intendano adottare nei prossimi mesi, in vista di una nuova stagione di raccolta e l’arrivo di centinaia persone migranti che, ogni anno, lavorano nella Piana di Gioia Tauro come braccianti agricoli. Una pianificazione prevedibile, trasparente ed efficiente è essenziale per prevenire la rinascita di insediamenti informali e offrire alternative abitative valide, sicure e dignitose ai lavoratori stagionali che si muovono nel territorio italiano”. Invece finora “molte persone che vivono nella tendopoli non sanno ancora quando verranno trasferite, dove saranno ricollocate e con quali garanzie di continuità rispetto al lavoro, alla residenza, ai servizi e alla propria vita quotidiana”.
Tendopoli San Sebastiano (foto: Davide Preti, Emergency)

Domiciliari per tossicodipendenti: Squillaci (Fict), “un passo di civiltà. Ogni giorno in più di carcere è un giorno perduto”

La Federazione italiana comunità terapeutiche (Fict Ets), che riunisce oltre 600 servizi attivi in tutta Italia nell’ambito delle dipendenze e dell’inclusione sociale, accoglie con soddisfazione l’approvazione definitiva da parte della Camera dei deputati del disegno di legge recante disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti e alcoldipendenti.
“Per noi ogni giorno in più di carcere per una persona tossicodipendente è un giorno di troppo, è un giorno perduto”, dichiara Luciano Squillaci, presidente della Fict Ets. “Con questa legge si compie un passo importante nella direzione giusta: riconoscere che la risposta alla dipendenza non può essere il carcere, ma un percorso terapeutico serio, costruito insieme alla rete dei servizi territoriali e alle comunità terapeutiche”.
Per la Federazione, l’approvazione della riforma rappresenta un segnale importante di attenzione verso migliaia di persone per le quali la pena deve poter coniugare responsabilità, cura e reinserimento sociale, nel pieno rispetto della funzione rieducativa prevista dall’articolo 27 della Costituzione.
La Fict Ets esprime apprezzamento per il lavoro svolto dal Parlamento e dal Governo nel portare a compimento una riforma attesa da anni dal mondo delle dipendenze e dell’esecuzione penale, che valorizza il ruolo delle comunità terapeutiche quali luoghi di cura, responsabilizzazione e reinserimento.
“In quest’ultimo anno ci siamo confrontati più volte con il Governo, attraverso la mediazione del Dipartimento Politiche contro la droga e il sottosegretario Alfredo Mantovano – prosegue Squillaci – e abbiamo condiviso miglioramenti importanti del disegno di legge. All’interno del provvedimento normativo approvato oggi ci sono scelte estremamente coraggiose, frutto di un dialogo che non è mai venuto meno, e che vanno nella direzione di offrire alle persone una concreta possibilità di recupero, ridurre la recidiva e costruire maggiore sicurezza per tutti”.
Attraverso la rete dei propri servizi la Fict Ets mette a disposizione l’esperienza maturata in oltre trent’anni di collaborazione con il Ssn, la magistratura e l’amministrazione penitenziaria, accompagnando ogni anno migliaia di persone in percorsi di cura, riabilitazione e reinserimento sociale.
“Questa norma non è una ‘svuota carceri’ – dice Squillaci -. Le comunità terapeutiche non sono, non possono e non debbono diventare una mera alternativa al carcere, sono servizi sanitari accreditati nei quali si realizzano percorsi terapeutici individualizzati. Siamo pronti a fare la nostra parte, come abbiamo sempre fatto, purché il percorso mantenga la sua natura terapeutica e riabilitativa e non si riduca a un semplice trasferimento della pena”.
La Federazione auspica ora una rapida attuazione della riforma, accompagnata da adeguati investimenti in favore dell’intera rete dei servizi territoriali, affinché le nuove disposizioni possano tradursi in opportunità concrete per le persone con dipendenze e in un beneficio reale per il sistema penitenziario.
“Ora è fondamentale dare piena attuazione alla riforma – conclude Squillaci -. Oggi vince l’idea che la cura può essere più forte della detenzione quando una persona decide davvero di cambiare. Le nostre comunità sono pronte ad accompagnare questo cambiamento con competenza, responsabilità e umanità, perché investire nella cura significa investire nella sicurezza, ridurre la recidiva e offrire alle persone una concreta possibilità di ricostruire la propria vita”.

Cina: Brunelli, “non c’era volontà scismatica, l’indipendenza da Roma era imposta dal potere politico”

“La Santa Sede non ha esitato a scagliare i fulmini della scomunica contro i vescovi lefebvriani; ben altra postura, più comprensiva, sarebbe stata tenuta, invece, nei confronti del presunto ‘scisma cinese’, con la nomina di vescovi ‘patriottici’ da parte del regime comunista. Insomma: due scismi, due misure”. Così Lucio Brunelli, in un articolo pubblicato il 15 luglio su , ripercorre la storia e le differenze tra due “scismi” profondamente diversi. “Tutti i Papi, da Paolo VI a Leone XIV, hanno sempre evitato di usare il termine scisma per la dolorosa situazione cinese – scrive Brunelli -. I pontefici si resero conto che non c’era volontà scismatica nella Chiesa cattolica cinese: l’indipendenza da Roma era imposta dal potere politico. Non a caso, la quasi totalità dei vescovi cinesi illegittimi, nel corso degli anni, chiese segretamente alla Santa Sede, e ottenne, di essere riammessa alla comunione, dolendosi del proprio comportamento ed esprimendo con chiarezza la fedeltà al Santo Padre”. Brunelli ricorda poi l’accordo firmato nel 2018 tra Roma e Pechino, che regola la nomina dei vescovi. “Per la prima volta dall’avvento al potere di Mao, la scelta dei nuovi vescovi richiede per statuto l’approvazione del Papa. Così, oggi, tutti i vescovi cinesi risultano in comunione con il vescovo di Roma. Approvazione che non poteva esserci per i vescovi lefebvriani – conclude il giornalista -, scelti di propria iniziativa dai responsabili della Fraternità sacerdotale San Pio X, in un gesto di sfida a Roma. Situazioni, quindi, molto diverse e non comparabili, se non per finalità tristemente propagandistiche”.

Spiritualità: Assisi, il 31 luglio l’inaugurazione del rinnovato Museo della Porziuncola con l’esposizione dei due breviari di san Francesco e Santa Chiara

La mattina del 27 luglio, nella Porziuncola ad Assisi, i due breviari che hanno accompagnato la vita di san Francesco e di santa Chiara si sono ritrovati per la prima volta nello stesso luogo. Il breviario di san Francesco, custodito da oltre otto secoli nel monastero di Santa Chiara dalle Clarisse, e il breviario di santa Chiara, conservato nel Convento di San Damiano, si sono incontrati simbolicamente là dove tutto ebbe inizio: nella piccola chiesa della Porziuncola, il luogo nel quale Francesco comprese sempre più profondamente la sua vocazione evangelica e dove, nella notte della Domenica delle Palme del 1211, accolse Chiara dopo il suo abbandono della casa paterna, dando avvio alla sua consacrazione al Signore. A presiedere l’incontro tra le due reliquie sono stati il ministro provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna, fra Marco Vianelli, e il custode della Porziuncola, fra Massimo Travascio, che hanno accolto la madre badessa sr. Chiara Ester, sr. Chiara Agnese e sr. Massimiliana della comunità delle Clarisse di Santa Chiara. Il breve rito di accoglienza, celebrato all’interno della Porziuncola, ha assunto il carattere di un gesto profondamente simbolico: il ricongiungimento di due testimonianze materiali della preghiera dei santi di Assisi.
“La notte delle Palme Francesco aspettava qui Chiara perché la sua consacrazione al Signore arrivasse a compimento – ha detto fra Marco Vianelli –. Oggi, ancora una volta, questo incontro si rinnova, quasi a parti invertite: il breviario di Chiara aspettava quello di Francesco”. Il ministro provinciale ha sottolineato anche il singolare intreccio di custodie che la storia ha consegnato fino a oggi: il breviario di Chiara conservato dai frati e quello di Francesco custodito dalle sorelle Clarisse. È proprio questo intreccio di relazioni, di vocazioni e di reciproca custodia che, secondo fra Marco, permette di comprendere pienamente l’esperienza di Francesco. “Non si può capire Francesco senza gli occhi di Chiara. La sua esperienza risuona nella vita di Chiara, ma anche in quella dei laici che hanno lasciato plasmare la propria esistenza dal medesimo carisma. Fare memoria di Francesco significa mettere al centro la preghiera, perché è questa la chiave per comprendere tutto il resto”.
L’incontro del 27 luglio anticipa l’inaugurazione del 31 luglio, quando sarà aperto al pubblico il rinnovato Museo della Porziuncola insieme alla mostra “San Francesco alla Porziuncola. La parabola artistica del volto di Francesco d’Assisi nel luogo del suo transitus”.
Per la prima volta i due breviari saranno esposti insieme, consentendo ai visitatori di contemplare non soltanto due preziosi manoscritti medievali, ma due testimonianze vive di una spiritualità che ha segnato la storia della Chiesa. Le loro pagine, consumate dal tempo e dalle mani di Francesco e Chiara, continuano infatti a raccontare che il cuore del carisma francescano nasce dalla fedeltà alla preghiera quotidiana, dall’ascolto del Vangelo e da quella custodia reciproca che ancora oggi unisce frati, clarisse e laici nel medesimo cammino evangelico.
La pubblicazione del breviario di san Francesco è una delle più importanti iniziative del centenario francescano; infatti a settembre 2026 sarà nelle librerie il libro Breviarium sancti Francisci, a cura di Danimir Pezer, Edizioni Antonianum, Roma 2026.

Anziani: mons. Carbonaro (Potenza), “non sono un peso”

“Gli anziani non sono un peso, ma il nostro patrimonio culturale ed esperienziale. In loro riconosciamo i testimoni e le radici vive della nostra realtà spirituale e culturale. Prendersi cura di loro significa custodire un bene prezioso”. Lo dichiara in una nota mons. Davide Carbonaro, arcivescovo di Potenza – Muro Lucano – Marsico Nuovo commentando il rapporto Istat “Aiuti dati, ricevuti e reti di solidarietà– Anno 2024” pubblicato nei giorni scorsi. “La Caritas diocesana – continua – è da sempre molto attenta ai dati del territorio. Già tre anni fa avevamo promosso una ricerca nell’ambito della nostra diocesi in merito alla condizione di solitudine degli anziani: la risposta di sindaci è stata del 67% e quella dei parroci al 60%. A Potenza città questa condizione è ormai divenuta cronica, mentre nelle aree interne la solitudine relazionale appare meno evidente a prima vista. Lì emerge soprattutto una solitudine istituzionale, legata alla desertificazione dei servizi e alla mancanza di risorse”. La Chiesa “garantisce una presenza e un ascolto costante sul territorio attraverso i Centri di Ascolto della Caritas e la rete delle Parrocchie. Anche i momenti apparentemente semplici, come la visita a domicilio per i sacramenti – sottolinea il presule –  diventano un’occasione preziosa per accogliere notizie, verificare la situazione delle persone ed evitare che si sentano abbandonate. È una vicinanza concreta, ma al tempo stesso svolgiamo un importante lavoro culturale per stimolare l’opinione pubblica e sensibilizzarla su questo tema”. Per l’arcivescovo è “fondamentale che gli anziani si mettano in contatto con le giovani generazioni: favorire questo incontro è una buona pratica che dovrebbe sempre essere promossa sia a livello ecclesiale sia a livello istituzionale”. Dai nostri Centri di Ascolto – spiega il direttore della Caritas diocesana di Potenza – Muro Lucano – Marsico Nuovo, Marina Buoncristiano – “intercettiamo ogni giorno volti e storie che vanno ben oltre la semplice cifra statistica. Troppo spesso l’isolamento degli anziani non è solo una mancanza di compagnia, ma una vera e propria impossibilità oggettiva ad accedere ai servizi essenziali”. “Per questo – conclude – come Caritas, stiamo strutturando reti territoriali integrate: unire le risorse dei nostri operatori con il tessuto parrocchiale ci permette di attivare interventi tempestivi e personalizzati. Non basta somministrare un aiuto materiale, serve ricucire la rete sociale attorno alle persone sole, trasformando il nostro ascolto in azioni concrete di prossimità, per questo motivo il lavoro che vedrà impegnata la rete locale delle nostre Caritas sarà soprattutto focalizzato sulla costruzione di comunità attente e resilienti capaci di prendersi cura degli anziani».

Leone XIV: consacrato vescovo coadiutore di Bameng, in Cina, nel quadro dell’accordo con Pechino

Ha avuto luogo oggi l’ordinazione episcopale di don Francesco Saverio Duan Yongkun, nominato dal Papa il 15 giugno vescovo coadiutore di Bameng, nella Regione autonoma della Mongolia Interna, in Cina. La candidatura è stata approvata nel quadro dell’accordo provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese. Il nuovo vescovo, nato il 6 dicembre 1980 a Hangjin Houqi, ha frequentato dal 2000 al 2007 il Seminario teologico dello Hebei e, dal 2008 al 2013, la Beijing University e la Beijing Foreign Studies University. Ordinato sacerdote per la diocesi di Bameng il 1° gennaio 2011, ha proseguito gli studi dal 2013 al 2016 presso l’Università cattolica Fujen di Taiwan. Rientrato in patria, è stato direttore del centro di formazione locale dal 2016 al 2020, per poi essere nominato vicario generale della diocesi e parroco della cattedrale diocesana. Lo rende noto oggi la Sala Stampa della Santa Sede.

Polonia: cresce il numero dei portavoce diocesani laici, l’ultimo caso nella diocesi di Świdnica

In Polonia cresce, anche se resta minoritario, il numero di diocesi che affidano la comunicazione ufficiale a giornalisti e professionisti laici. L’esempio più recente arriva dalla diocesi di Świdnica, nel sud-ovest del Paese, dove il vescovo Marek Mendyk ha nominato il giornalista ed editore Krzysztof Kotowicz nuovo portavoce diocesano: assumerà l’incarico il primo agosto, succedendo a don Przemysław Pojasek, che lo ha svolto per quattro anni. In un messaggio su Facebook, Kotowicz ha descritto il nuovo incarico come “una missione ecclesiale”. “La Chiesa, Corpo mistico di Cristo, attende una Veronica dei nostri tempi”, ha scritto, riferendosi alla necessità di mostrare al mondo il volto di Cristo e il suo “sguardo d’amore”. Esperienze analoghe sono già presenti in altre diocesi polacche: a Płock il ruolo è affidato a donne laiche da oltre sedici anni, dal 2025 con Ilona Krawczyk-Krajczyńska; a Białystok la portavoce è la teologa Teresa Margańska; a Wrocław l’incarico è stato affidato per la prima volta a un laico, Maciej Rajfur, nell’ottobre 2024; a Sosnowiec dirige l’Ufficio stampa, dal luglio 2025, Dominika Bem. Secondo un’analisi dell’agenzia polacca Agencja Informacyjna, la presenza di portavoce laici aiuta a far percepire la voce della Chiesa non solo come quella di un’istituzione clericale, ma come quella di una comunità composta da tutti i battezzati, favorendo il dialogo tra vescovi, sacerdoti, giornalisti e osservatori esterni.

Ecumenismo: dom Ferrari (priore Camaldoli), “la Parola sconvolge i nostri orizzonti ristretti per inviarci a un mondo da amare e servire”

La giornata di martedì alla sessione del Sae sulle Chiese nella secolarizzazione, in corso a Camaldoli fino al 1° agosto, si è aperta con la prima meditazione biblica della settimana, affidata a una voce ebraica, Sandro Ventura, esponente della Federazione italiana per l’ebraismo progressivo (Fiep), all’interno della preghiera del mattino. Le collette che abitualmente si raccolgono alla sessione saranno utilizzate per finanziare un’esperienza estiva in Italia a favore dei giovani israeliani e palestinesi dell’Oasi di pace Neve Shalom Wahat al Salaam, organizzata dagli Amici di Nswas. Il presidente, Brunetto Salvarani, ha spiegato il significato dell’iniziativa, che ha avuto una prima edizione l’anno scorso, sempre sostenuta dai partecipanti alla sessione Sae. A sera si è svolta la prima delle celebrazioni confessionali della settimana, la messa cattolica, nella chiesa del Monastero, presieduta da dom Matteo Ferrari, priore di Camaldoli e priore generale della congregazione camaldolese dell’ordine di San Benedetto. “Dietro la domanda dei discepoli e alla spiegazione della parabola che Matteo costruisce ci sta una comunità che sperimenta la povertà e la fragilità. Una situazione difficile che appartiene ad ogni comunità cristiana che vuole vivere la propria ‘differenza’ rispetto al mondo che la circonda”, ha detto nell’omelia. La prima risposta, ha continuato il priore, “è prima di tutto un messaggio di speranza e di vita che possa sostenere ‘la perseveranza’: il bene, il Regno di Dio, ha già vinto. Per coloro che sanno vedere e accogliere questa invisibile vittoria ecco la bella notizia: ‘Splenderanno come il sole nella casa del loro Padre’. Questa parola di incoraggiamento e di vita è un forte richiamo all’identità cristiana legata a una necessaria marginalità e lacerante poca visibilità”.
Ma c’è un altro elemento della spiegazione dell’evangelista, che può risultare provocatorio: “La Parola non permette che i discepoli rimangano nei loro ristretti confini, nelle loro anguste domande. La Parola allarga i confini, fa saltare le barriere: a una comunità tentata di considerarsi il Regno di Dio, l’evangelo annuncia che ‘il campo è il mondo’. I discepoli devono prendere sul serio la loro vocazione non perché la Chiesa sia il Regno di Dio, ma perché essa è al servizio di questo mondo, un mondo da amare e da servire umilmente perché, nella ‘pazienza di Dio’, è un mondo chiamato alla salvezza”. Ferrari ha concluso: “In questa Eucaristia, in questa sessione di formazione ecumenica del Sae, nella quale ci interroghiamo sulle Chiese nella secolarizzazione, la Parola proclamata nella liturgia, viene ridetta nel nostro oggi, viene fatta risuonare nella nostra vita: ci dice e crea risposte di speranza per le nostre domande e sconvolge i nostri orizzonti ristretti per inviarci a un mondo da amare e servire”. Al termine, il presidente del Sae, Simone Morandini, ha ringraziato la comunità camaldolese per l’ospitalità della settimana, che non è solo offerta di un luogo da abitare ma è condivisione di preghiera e riflessione.

India: a Pondicherry l’assemblea nazionale dei rettori delle basiliche della Chiesa latina

Sono riuniti a Pondicherry, dal 27 al 30 luglio, i 26 rettori che rappresentano le 30 basiliche della Chiesa latina in India, per l’assemblea generale annuale dell’Associazione dei rettori delle basiliche dell’India (Abri): quattro giorni di preghiera, riflessione, fraternità e programmazione pastorale. L’incontro si è aperto con la messa presieduta dall’arcivescovo di Pondicherry e Cuddalore, Francis Kalist, che nell’omelia, richiamando la figura di santa Alfonsa, ha ricordato che la missione di ogni rettore di basilica è “anzitutto incontrare personalmente Cristo per poi condurre altri alla stessa esperienza”: “sperimentare Gesù e condividere Gesù” deve restare al centro del ministero di ogni basilica. Nel dare il benvenuto ai partecipanti, padre S. Pitchaimuthu, rettore della basilica del Sacro Cuore di Pondicherry e presidente dell’Abri, ha sottolineato l’importanza di rafforzare la fraternità e la collaborazione tra i rettori; padre John Chalil, rettore della basilica di Nostra Signora del Santo Rosario a Bandel (Calcutta) e segretario dell’associazione, ha presentato il programma dell’incontro. Al centro dei lavori, la discussione della bozza di statuto dell’Abri, che sarà sottoposta al comitato esecutivo della Conferenza dei vescovi cattolici dell’India (Ccbi) a settembre a Bangalore. L’associazione è stata istituita dalla Ccbi nel 2025 per promuovere fraternità, collaborazione e scambio di esperienze pastorali tra i rettori delle basiliche del Paese.

Persone con disabilità: Uildm e Fib, rinnovato il protocollo d’intesa per lo sport paralimpico

Il presidente della Federazione italiana bocce (Fib) Roberto Favre e la presidente di Uildm Stefania Pedroni hanno siglato un protocollo d’intesa per rinnovare la collaborazione tra le due realtà associative e promuovere e sviluppare la pratica delle bocce e della Boccia paralimpica tra gli iscritti Uildm.
L’accordo nasce con l’intento di unire le forze e promuovere una vera e propria cultura dell’inclusione, mettendo in sinergia l’esperienza e la rete capillare di Uildm – che conta ben 63 sezioni attive su tutto il territorio nazionale – con la struttura e le competenze tecniche della Federbocce. L’obiettivo è migliorare la qualità della vita delle persone con patologie neuromuscolari, offrendo anche a chi ha una disabilità la possibilità di praticare un’attività sportiva, in grado di coniugare il valore della socializzazione con quello della competizione agonistica.
Sul piano operativo, questa intesa prenderà forma attraverso azioni congiunte e ben strutturate. Da un lato, Uildm aprirà le porte delle sue sedi territoriali per agevolare la conoscenza della Boccia paralimpica e l’avvicinamento dei propri soci a questa disciplina, continuando a promuovere il tesseramento e l’affiliazione delle sezioni locali alla Fib. Dall’altro, la Federbocce metterà in campo il proprio patrimonio tecnico, garantendo la guida di istruttori qualificati e fornendo tutto il materiale necessario per l’avvio e la gestione delle attività sul territorio. A completare questo percorso, le due realtà uniranno i rispettivi canali di comunicazione per organizzare insieme eventi, convegni e giornate promozionali capaci di portare il messaggio dello sport inclusivo all’attenzione dell’opinione pubblica.
Favre spiega: “Con questo protocollo intendiamo ampliare l’offerta sportiva sul territorio e migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità, anche gravi, garantendo l’accesso all’attività motoria e agonistica. Ma non ci fermiamo qui. Non è un mistero che Boccia paralimpica è un sogno concreto per guardare con ambizione ai Giochi paralimpici di Los Angeles 2028. Per questa ragione rinnovare la partnership con Uildm significa mettere al centro l’inclusione, il valore sociale e la crescita dei nostri atleti, creando una rete sempre più solida per accompagnarli fino ai traguardi più prestigiosi”.
“Uno dei pilastri su cui lavora Uildm è la promozione dell’autonomia personale e della vita indipendente. Lo sport, in questo senso, è un importante catalizzatore per la crescita della persona, perché insegna a lavorare su sé stessi, sui propri limiti, sulla relazione con gli altri e a sviluppare competenze utili in tutti gli ambiti della vita – commenta Pedroni -. Nel corso di questi anni, all’interno della nostra associazione, abbiamo promosso il valore della Boccia paralimpica come opportunità di crescita, socializzazione e inclusione. Molti nostri soci si sono avvicinati e appassionati a questa disciplina, scoprendo non solo una pratica sportiva accessibile, ma anche uno spazio di partecipazione e protagonismo. Il rinnovo del protocollo di intesa con Fib è non solo la continuazione di un percorso di scambio reciproco e condivisione di valori, ma anche un impegno comune a rafforzare le opportunità nei territori, a promuovere la cultura dello sport accessibile e a costruire contesti in cui ciascuno possa sentirsi parte di una comunità”.

Pmc Automotive: mons. Fanelli (Melfi), “il lavoro non è una merce da sostituire”

“Il lavoro non è una merce da sostituire né una variabile dipendente delle logiche finanziarie, ma un diritto fondamentale sul quale si costruiscono la dignità della persona, la stabilità delle famiglie e la coesione delle comunità”. Lo scrive il vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa, mons. Ciro Fanelli, in una nota sulla vertenza dei lavoratori della Pmc Automotive di San Nicola di Melfi, dopo oltre nove mesi di presidio permanente. La diocesi accoglie con favore gli sviluppi emersi da un incontro al ministero delle Imprese e del made in Italy, ma sottolinea che l’accordo raggiunto “rappresenta certamente un passo avanti, ma non può ancora essere considerato un punto di arrivo”: la vertenza resterà aperta finché gli impegni non saranno tradotti nel reinserimento di tutti i dipendenti e nella ripresa della produzione. Il vescovo esprime “sincero e riconoscente ringraziamento” ai lavoratori che hanno mantenuto vivo il presidio, trasformandolo in “un autentico presidio di dignità”. La nota ricorda che la crisi della Pmc “non è un episodio isolato”, ma si inserisce nelle difficoltà dell’intero indotto automotive legato a Stellantis, dopo le vicende di Brose e Tiberina, e chiede una politica industriale capace di garantire “continuità produttiva e tutela dell’occupazione”. “Non è accettabile che centinaia di famiglie vivano per mesi nell’incertezza”, scrive ancora il vescovo, auspicando che settembre porti “la piena attuazione” degli impegni, convinto che “non può esserci autentico sviluppo economico senza giustizia sociale”.

Bulgaria: incontro tra vescovi e membri del Parlamento. Mons. Valov, “sollevate questioni importanti”

Il 28 giugno, nella sede della Conferenza episcopale bulgara, si è svolto un incontro di cortesia tra i vescovi bulgari – mons. Petko Valov, presidente della Conferenza ed eparca dell’eparchia “San Giovanni XXIII”, e mons. Rumen Stanev, vescovo di Sofia-Plovdiv e amministratore apostolico ad interim della diocesi di Nicopoli – e i parlamentari membri della Commissione per i diritti dell’uomo e le confessioni religiose. I deputati, guidati dalla presidente Atidze Ali, avevano già incontrato il patriarca ortodosso Daniil e i vertici della confessione musulmana. “È stato un incontro molto proficuo e cordiale. Raramente i parlamentari vengono a visitare la Chiesa cattolica”, racconta al Sir mons. Valov. Il presule ha ringraziato per il sussidio destinato alle confessioni religiose, di cui beneficia anche la Chiesa cattolica in Bulgaria, ma ha sollevato la questione delle numerose proprietà cattoliche espropriate dal regime comunista, la maggior parte delle quali non è mai stata restituita. “Pensiamo solo all’Università di Plovdiv – un edificio enorme”, osserva mons. Valov, secondo il quale, a oltre 30 anni dalla caduta del comunismo, un risarcimento potrebbe rappresentare una soluzione soddisfacente per la Conferenza episcopale bulgara, considerata la difficoltà della restituzione. È stata affrontata anche la possibilità di introdurre, attraverso il bilancio statale, salari per i sacerdoti cattolici bulgari, come già avviene per i sacerdoti ortodossi, gli imam e i muftì musulmani. “Il prossimo incontro non sarà più di cortesia ma di lavoro e ci aspettiamo passi concreti per risolvere le questioni in corso”, conclude mons. Valov.

Pedopornografia online: Operazione Butterfly, le indagini partono dalle segnalazioni dell’Associazione Meter. Tre arresti nel Veneto

Tre arresti nell’ambito di un’indagine della Polizia postale del Veneto contro la diffusione di materiale pedopornografico online. L’inchiesta è nata a seguito delle segnalazioni dell’Associazione Meter, che attraverso la propria attività quotidiana di monitoraggio della rete ha contribuito all’individuazione dei soggetti coinvolti. Secondo quanto emerso, gli indagati avrebbero detenuto e condiviso un’ingente quantità di immagini e video raffiguranti abusi su minori. L’operazione denominata “Butterfly” conferma l’importanza della collaborazione tra realtà impegnate nella tutela dell’infanzia e forze dell’ordine nel contrasto ai crimini online contro i bambini. “Ogni segnalazione rappresenta un passo concreto per proteggere i bambini e contrastare una criminalità che continua a colpire le vittime più vulnerabili. La sinergia tra monitoraggio, istituzioni e forze dell’ordine è fondamentale per interrompere la diffusione di materiale che nasce dalla violenza sui minori. Ora individuiamo però le vittime: i bambini, che avranno bisogno di sostegno psicologico e psicofisico”, dichiara don Fortunato Di Noto, presidente dell’Associazione Meter. Meter, realtà impegnata da quasi 40 anni nella tutela dei minori e nel contrasto alla pedopornografia, ribadisce l’importanza delle segnalazioni tempestive e della collaborazione con le autorità investigative per prevenire e contrastare ogni forma di abuso ai danni dei bambini.

Solidarietà: Caritas Bolzano-Bressanone, al via campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi “La fame non fa ferie 2026”

E’ stata presentata a Bolzano l’edizione 2026 della Campagna “La fame non fa ferie” promossa dalla Caritas di Bolzano-Bressanone: al centro progetti scolastici e di accesso all’acqua in Africa. Mentre nel mondo diminuisce il numero di persone che soffre la fame, in Africa aumenta. Particolarmente critica la situazione nell’Africa orientale, dove siccità prolungate e fenomeni meteorologici estremi rendono sempre più difficili le tradizionali attività agricole e di allevamento, contribuendo all’aumento dei prezzi dei generi alimentari e limitando l’accesso al cibo per milioni di persone. “Senza acqua si perdono raccolti e bestiame. Le campagne si spopolano e molte persone, prive di adeguate opportunità formative e lavorative, finiscono per trovare nuove forme di povertà nelle periferie delle grandi città. Con i nostri progetti cerchiamo di spezzare questo circolo vizioso, intervenendo sulle cause della fame e fornendo aiuti alimentari”, afferma Beatrix Mairhofer, direttrice della Caritas di Bolzano-Bressanone. Per offrire risposte concrete, Caritas promuove anche progetti di approvvigionamento idrico. “Nell’ultimo anno abbiamo realizzato pozzi in Congo, Uganda e Kenya”, spiega Sandra D’Onofrio, responsabile del servizio di Cooperazione internazionale della Caritas. “In Kenya abbiamo inoltre installato cisterne per la raccolta dell’acqua piovana.  In Mozambico promuoviamo sistemi di irrigazione alimentati da energia solare in campo agroforestale, mentre in Etiopia sosteniamo soluzioni ecologiche per il trattamento delle acque reflue”.
(foto: Caritas Bolzano-Bressanone)
In Africa la scuola non è soltanto un luogo di apprendimento: rappresenta un vero e proprio presidio contro la fame e la malnutrizione. “Attraverso programmi di mensa scolastica – aggiunge D’Onofrio -, Caritas garantisce a oltre 72.000 bambini e bambine almeno un pasto nutriente al giorno. Un sostegno fondamentale per le famiglie più vulnerabili e un incentivo alla frequenza scolastica”. Per migliorare la qualità dell’alimentazione, i pasti offerti da Caritas comprendono alimenti ricchi di proteine, vitamine e minerali. Accogliendo la proposta della diocesi, anche quest’anno le parrocchie altoatesine partecipano alla campagna “La fame non fa ferie” promossa da Caritas. Venerdì 7 agosto, le comunità si uniranno in preghiera e, alle ore 15, faranno risuonare all’unisono e più intensamente le campane di tutte le chiese della provincia. “C’è un filo rosso che unisce le nostre parrocchie alle missioni più lontane: il bisogno di giustizia e di dignità”, dice Irene Obexer, direttrice dell’ufficio diocesano Missio Bolzano-Bressanone. Con una donazione nell’ambito della campagna della Caritas “La fame non fa ferie”, sostenuta dalla Cei e da sponsor privati, è possibile aiutare le persone che vivono in Africa. Info sul sito

Comece: presentazione pubblica dell’enciclica Magnifica humanitas di Papa Leone XIV e messa per l’Europa

La Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece) invita a due prossimi che si terranno a Bruxelles a ottobre: la presentazione dell’enciclica Magnifica humanitas di Papa Leone XIV mercoledì 14 ottobre, seguita dalla messa per l’Europa giovedì 15 ottobre presso la chiesa di Notre-Dame des Victoires au Sablon. I due eventi si svolgeranno nel contesto dell’Assemblea plenaria autunnale della Comece (14-16 ottobre), intitolata “Rinnovare il progetto europeo alla luce della Magnifica humanitas”, che riunirà i vescovi delegati alla Comece dagli episcopati degli Stati membri dell’Ue. Durante l’Assemblea, i vescovi rifletteranno sul contributo dell’enciclica di Papa Leone XIV al futuro dell’Europa e al progetto europeo.

Salute: Misericordia Prato, giovedì in piazza per una serata dedicata al primo soccorso e alla disostruzione pediatrica

Misericordia in piazza, a Prato, per una serata dedicata alla formazione, alla prevenzione e al soccorso. L’appuntamento è per giovedì 30 luglio, dalle ore 21, in piazza del Comune.
In occasione dell’ultima apertura serale dei negozi, la Misericordia di Prato, con il patrocinio del Comune, ha, infatti, promosso un evento aperto a tutta la cittadinanza per sensibilizzare e far conoscere, attraverso dimostrazioni pratiche, le manovre che nei primi minuti di un’emergenza possono fare la differenza.
Durante la serata sarà possibile assistere a dimostrazioni pratiche di primo soccorso sanitario e di disostruzione pediatrica. Non solo, sarà inoltre allestita un’esposizione di mezzi e attrezzature di protezione civile, offrendo così a tutti la possibilità di conoscere da vicino i veicoli e le dotazioni usate durante gli interventi sul territorio e le emergenze.
Per partecipare basta presentarsi dalle 21 in piazza del Comune.

Diocesi: Fermo, venerdì 31 luglio apertura straordinaria in notturna del Museo per la visita “Nel segno di Francesco… special”

Venerdì 31 luglio, all’interno del calendario di eventi “L’arte si racconta” proposto dall’Ufficio diocesano beni culturali ecclesiastici ed edilizia di culto della diocesi di Fermo per l’estate 2026, è in programma un’apertura straordinaria in notturna del Museo diocesano di Fermo.
In occasione degli 800 anni dalla morte di San Francesco, verrà infatti organizzata “Nel segno di Francesco special”, una visita in notturna alla scoperta dei tesori legati al mondo francescano, custoditi all’interno del Museo diocesano.
L’evento, ad offerta libera, è su prenotazione, con visite alle ore 21, alle ore 22.00 e alle ore 23.00. Per informazioni e prenotazioni, chiamare o inviare WhatsApp al n. 371575685.

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