Colombia: vescovi su ferimento candidato presidenza, “sconvolti e indignati”

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Tornano i fantasmi del passato, in Colombia. Il grave attentato subito sabato scorso, a Bogotá, nel quartiere Modelia, da Miguel Uribe Turbay, pre-candidato alla presidenza della Repubblica del Centro democratico, il partito di destra fondato dall’ex presidente Álvaro Uribe, riporta a un periodo, non lontanissimo, nel quale candidarsi a incarichi di guida nel Paese comportava rischi molto alti, anche quello di perdere la vita. Oggi, Uribe Turbay, colpito da un attentatore di soli 15 anni, sta lottando tra la vita e la morte, in una capitale attonita, che nelle ultime 24 ore ha subito anche una fortissima scossa di terremoto, di magnitudo 6,5, che ha provocato molta paura e diversi danni.
Sull’attentato ha preso posizione la Conferenza episcopale colombiana, attraverso un comunicato della presidenza: “Sconvolti e indignati dal recente attentato perpetrato contro Miguel Uribe Turbay, candidato alla presidenza, condanniamo con veemenza ogni pratica violenta e omicida che miri a usurpare il dono prezioso e fondamentale della vita dei colombiani”.
Proseguono i vescovi: “Chiediamo che gli autori intellettuali e materiali di questo attentato siano condannati dalla società e dal peso della legge. Ogni forma di violenza è condannabile e la violenza provocata, calcolata e utilizzata come strategia per generare caos, screditare o sterminare chi la contrasta è malvagia e perversa. Chiediamo a tutti i colombiani di unirsi per non permettere che la violenza ci distrugga come persone e come Paese; di guarire le ferite sociali, di rispettare e curare la vita come dono fondamentale e supremo, e di rispettare, curare e perfezionare la democrazia e le istituzioni”.
Restano i molti interrogativi e inquietudini. “Non ho dormito questa notte, dopo l’attentato – racconta al Sir dalla capitale colombiana Cristiano Morsolin, esperto di diritti umani -. Si fanno molte ipotesi, alcuni analisti guardano al terrorismo politico dell’ultradestra, alleata con il paramilitarismo. Proprio venerdì scorso, avevo parlato di questo rischio con il gesuita Javier Giraldo”. Naturalmente, circolano anche ipotesi opposte, che portano alle guerriglie ancora attive, a partire dall’Eln. Prosegue Morsolin: “Questa settimana lavorerò con 10mila accademici e attivisti, che giungono nella capitale da tutto il Continente per il Congresso latinoamericano di Scienze sociali – Clacso. Sono state prese molte precauzioni, noi stranieri in questi giorni non scendiamo in strada o in piazza. Intanto, il presidente Petro ha sospeso la campagna elettorale per le primarie del prossimo autunno, in vista delle elezioni parlamentari e presidenziali del 2026”.

Fonte: Agensir
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