Consiglio europeo: convergenze e divisioni tra i 27 leader Ue. Diversi nodi: difesa, Israele, Ucraina, migrazioni e Pride di Budapest

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(Bruxelles) “Unità nella diversità”: è questo il motto dell’Unione europea, che prende forma e volto al termine del Consiglio europeo tenutosi ieri a Bruxelles e concluso a tarda sera. I 27 leader dei Paesi membri convergono verso le future spese per la difesa (5% del Pil, come stabilito in sede Nato, salvo l’eccezione della Spagna), ma non si accordano su come proseguire nel piano ReArm e su come finanziarlo (Eurobond, Patto di stabilità…). Si dicono indignati per la situazione umanitaria a Gaza, ma non trovano la quadra per richiamare Israele al rispetto del diritto internazionale umanitario (diversi Paesi invocano una revisione dell’accordo con Tel Aviv, ma Italia e Germania frenano). Maggiore convergenza si registra sull’Ucraina, eppure alla fine il documento di sostegno è firmato da 26 capi di Stato e di Governo, perché l’ungherese Orban non ci sta. Sulle migrazioni si svolge una riunione con solo la metà dei leader presenti a Bruxelles, ma una cosa è certa: Ursula von der Leyen tira le fila dei Paesi, in primis l’Italia, che vogliono una stretta, con rimpatri ed “esternalizzazione” del diritto all’asilo. Per non parlare dei dazi, che oppongono Europa e Stati Uniti, grazie a una “politica” ondivaga del Presidente Trump. Divisioni anche sul Pride di Budapest: Orban minaccia la comunità Lgbtq e tutti coloro che manifesteranno, mentre dai leader Ue si invoca libertà di pensiero, con il sostegno esplicito di Von der Leyen e, fra gli altri, del ministro degli esteri Tajani.
In chiusura di vertice, il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa (nella foto), tenendo una conferenza stampa assieme a Ursula von der Leyen e a Donald Tusk (la Polonia ha presieduto nel primo semestre 2025 il Consiglio dei ministri Ue) ha detto: “Ci siamo concentrati su come garantire una posizione forte all’Unione europea sulla scena globale. Innanzitutto, lavorando sulla difesa europea. Al vertice Nato, 23 Stati membri dell’Unione europea hanno deciso di spendere di più. Oggi abbiamo lavorato su come spendere meglio. Investire insieme. In modo più razionale. In modo più efficiente. Come una squadra. Attraverso l’aggregazione della domanda, gli appalti congiunti, la standardizzazione e la semplificazione. Rafforzando la ricerca europea, l’industria europea, l’occupazione europea, per la sicurezza e la prosperità europee. […] Ciò di cui abbiamo bisogno è costruire un sistema di difesa europeo comune che scoraggi le aggressioni. E stiamo realizzando una prima serie di strumenti: investimenti europei congiunti nell’ambito dello strumento Safe; maggiori investimenti nazionali attraverso l’uso della clausola di salvaguardia del Patto di stabilità e crescita; maggiori investimenti privati sostenuti dalla Banca europea per gli investimenti”.

Fonte: Agensir
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