Avvenire di Calabria

Il nuovo libro di Domenico Marino e Tommaso Marino approfondisce il tema dell'occupazione guardando ai nuovi scenari dell'Intelligenza artificiale

Editoria, in uscita “Lavoro 4.0, la dignità umana nel mondo digitale”

Gli autori analizzano il presente con una prospettiva che si rifà alla dottrina sociale della Chiesa

di Redazione Web

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Negli ultimi anni si è verificata una rivoluzione copernicana nella modalità di esecuzione dell’attività lavorativa e nel rapporto fra uomo e macchina nell’organizzazione dei processi lavorativi. I nuovi paradigmi - quali Industria 4.0 eIntelligenza Artificiale  (AI) -  costituiscono oggi degli elementi del processo produttivo che rendono obsoleti alcuni degli strumenti di tutela del lavoro e rendono necessario un loro urgente aggiornamento.

È ormai evidente il superamento della dicotomia uomo macchina che era alla base del tradizionale modo di interpretare il rapporto di subordinazione e dipendenza nell’organizzazione del lavoro, per cui oggi è più corretto parlare di ibridazione tra uomo e macchina. Se, infatti, nel modello taylorista di produzione standardizzata, basato sulla catena di montaggio, era l’essere umano ad essere appendice della macchina, ora è la macchina ad essere appendice dell’essere umano.

Il nuovo libro “Lavoro 4.0 - La dignità umana nel mondo digitale” di Domenico Marino - Docente di Politica Economica presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria – e di Tommaso Marino- Docente di matematica e fisica al liceo scientifico e Segretario Naz. del MLAC- con la prefazione di Giuseppe Notarstefano- Presidente Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana - edito da Ave e in uscita nei prossimi giorni tenta di descrivere questi cambiamenti del mercato del lavoro con un approccio, che non nasconda i rischi, senza sopravvalutarli, e che non enfatizzi gli aspetti positivi.

Il lavoro costituisce uno dei pilastri dello sviluppo di un paese e questa centralità non può che fondarsi su un nuovo modo di intendere il lavoro stesso. Esso va considerato, infatti, un’attività umana caratterizzata da dignità, regolarità, sicurezza, giusta remunerazione, capacità di costituire un momento di crescita umana. Qualcosa, cioè, che parta dalle persone, che contribuisca alla crescita economica e sociale del paese e che diventi un’espressione virtuosa della creatività umana.

Le nuove tecnologie, la rivoluzione digitale e l’intelligenza artificiale hanno portato grandi cambiamenti nel mercato del lavoro e aperto nuovi scenari. Da un lato, ci permettono di intravedere la possibilità di ridurre la penosità del lavoro, dall’altro alimentano nuove e più sofisticate forme di discriminazione.


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Tutti questi cambiamenti hanno fatto sì che la dignità del lavoro e il rispetto dei diritti dei lavoratori non possano più essere considerati conquiste scontate. Compito della dottrina sociale della Chiesa è dunque ricordare ai politici che il lavoro non deve essere ridotto a strumento di scambio clientelare, e agli imprenditori che non può essere considerato una merce e non può essere sfruttato, sottopagato, oltraggiato e deve potersi svolgere in sicurezza di tutti. La difesa della dignità del lavoro e del lavoratore dev’essere invece, per ogni cristiano, un principio irrinunciabile e un imperativo etico.

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