Avvenire di Calabria

Successo per l'annuale incontro di lettura spirituale proposto dal Movimento ecclesiastico di impegno culturale

Fede è amicizia, l’esempio dei Padri della Chiesa

di Caterina Borrello

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In questo tempo di pandemia la distanza fisica ha favorito la paura per l’altro e l’isolamento e reso difficili le relazioni interpersonali. In generale l’amicizia appare sempre più parola logorata dall’uso superficiale nella comunicazione virtuale (i contatti di Facebook) e nella frammentarietà e fragilità dei rapporti. È risultato perciò significativo dedicare all’Amicizia nei Padri della Chiesa l’annuale Incontro di lettura spirituale dei Padri, proposto dal Movimento Ecclesiale di Impegno culturale (MEIC) in collaborazione con l’Istituto superiore di scienze religiose e l’Istituto teologico di Reggio Calabria. L’iniziativa rivolta alla comunità ecclesiale tutta, nello spirito del Vaticano II promuove la conoscenza dei primi interpreti del Vangelo e del tempo privilegiato in cui la fede veniva pensata e si inculturava nel mondo, facendo dei Padri memoria e testimonianza viva anche per le sfide e la speranza di oggi.

La prof.ssa F. Cocchini (Storia del Cristianesimo alla Sapienza e all’Istituto Patristico Augustinianum) ha guidato con competenza e fine sensibilità i numerosi partecipanti alle due serate su piattaforma nella lettura di testi degli antichi maestri di fede, facendone risuonare la voce e percepire le ricchezze spirituali e culturali. Ne richiamiamo qualche eco.

L’amicizia entra nell’identità dei primi cristiani che si presentano come quelli che vivono nell’amore non solo per gli amici; “anima nel corpo”, con la loro amicizia per il mondo lo tengono insieme e gli permettono di sopravvivere (A Diogneto).

I Padri si sono formati nelle scuole antiche sui grandi filosofi, da Platone e Aristotele a Epicuro e Cicerone, prima di incontrare il Vangelo da adulti. In quelle comunità di pensiero e di vita, solo di uomini, hanno appreso l’amicizia come relazione tra buoni, simili per virtù, che diventano un’anima sola. Nell’ascolto della Parola e in dialogo critico con il contesto hanno poi sviluppato, in continuità e discontinuità, la loro visione dell’uomo e delle sue relazioni.

Anche per i cristiani l’amicizia si conosce e cresce nelle scuole, ma si allarga oltre il simile, come nelle espressioni di stima e devozione del vescovo Sinesio per Ipazia, in una scuola frequentata da uomini e donne, pagani e cristiani e con una maestra donna.

E trova il suo fondamento verticale nell’amicizia con Dio. Nella scuola di Alessandria “uno solo è il Maestro, sia di chi parla sia di chi ascolta”, che insegna che “l’uomo è immagine di Dio in quanto è benefico…con l’amico bisogna mettere in comune tutto, affinché divenga ancora più amico e il nemico va aiutato perché non rimanga nemico: infatti l’aiuto vincola la benevolenza e scioglie l’ostilità” (Clemente). Un discepolo di Origene ricorda le sue parole “una miscela di dolce grazia, di persuasione e di forza di costrizione”, quel “pungiglione dell’amicizia, sottile e efficacissimo” che introduceva alla sequela di un altro Maestro e attraeva verso Cristo attraverso “il suo amico ed interprete” (Gregorio, Encomio di Origene).

I Padri riflettono sull’amicizia cristiana, come nasce, come si coltiva, come si sviluppa, a partire dal vissuto. Offrono esempi di amicizie nate nella condivisione della fede (le innumerevoli relazioni di Agostino), dell’esperienza ascetica (Basilio e Gregorio), del servizio ecclesiale, che coinvolgono uomini e donne (Giovanni Crisostomo e la diaconessa Olimpiade). Parlano con realismo del desiderio dell’incontro con l’altro, delle possibili incomprensioni e tradimenti, dello scandalo delle inimicizie (Girolamo e Rufino), della lacerazione per la morte dell’amico. Esperti di umanità, stimano le cose umane alla luce della fede nella consapevolezza “che non sappia amare rettamente l’uomo chiunque non ama Colui che ha creato l’uomo”(Agostino, Ep. 258), fino a esclamare “Beato chi ama Te, e l’amico in Te, e il nemico per Te. L’unico a non perdere mai un essere caro è colui che ha tutti cari in Chi non è mai perduto” (Conf. IV).

Il convegno, arricchito dagli interventi, è stato un laboratorio di lettura, una esperienza di ricerca comunitaria e insieme di amicizia ecclesiale nella pluralità dei promotori e dei partecipanti.

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