Avvenire di Calabria

Il biblista Tonino Sgrò ci accompagna nella rilettura di alcuni significativi passi dell'Antico Testamento

La paternità del Signore, ecco come è indicata nelle Scritture

Come un buon padre con i suoi figli, Dio manifesta il suo amore per l'umanità

di Tonino Sgrò*

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Il termine ‘ab (“padre”) nell’Antico Testamento è attribuito esplicitamente a Dio solo in una quindicina di passi. Molto più numerosi, invece, sono i testi in cui, senza essere chiamato «padre», Yhwh viene identificato come tale attraverso altre modalità espressive. Ad esempio, in Isaia 1,2 il Signore afferma: «Ho allevato e fatto crescere figli». Non ricorre il sostantivo “padre” ma è indubbio che qui Dio parla in quanto padre. Egli esercita la propria paternità in relazione a tre soggetti: il popolo, il re e l’orfano.

Antico testamento, la paternità divina indicata in modi diversi

La paternità divina viene poi affermata in modi diversi. Raramente si utilizza il campo semantico del “generare”. In Deuteronomio 32,18 si parla di Yhwh definendolo «roccia» che genera e «Dio» che partorisce. Tutto il Cantico di Mosè è comunque molto significativo per il tema della paternità. Il versetto 6 costituisce uno dei pochi testi in cui Dio viene appellato padre di Israele.


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Similmente, in Isaia 64,7 il popolo supplica il Signore chiamandolo padre e attribuendogli le azioni di un vasaio: «Tu sei colui che ci dà forma, tutti noi siamo opera delle tue mani». Più frequentemente la Bibbia mostra la cura paterna esercitata da Dio. In Isaia 63,8 Yhwh parla del popolo come di figli e al versetto 9 descrive le azioni con cui li ha beneficati: «Non un inviato né un angelo, ma egli stesso li ha salvati; con amore e compassione li ha riscattati, li ha sollevati e portati su di sé, tutti i giorni del passato».

Dio "guida" il suo Popolo come un padre con un figlio

In Isaia 46,3-4 si afferma una cura che risale fin dal grembo materno e che si protrarrà fino alla vecchiaia. Deuteronomio 1,31 rilegge il cammino che il Signore ha fatto percorrere a Israele nel deserto, come quello di un padre che porta un figlio. Nonostante le difficoltà testuali, Osea 11 fornisce ulteriori elementi. Là dove si dichiara la giovane età d’Israele e la sua figliolanza (versetto 1), si esplicita l’amore divino e la chiamata di cui è stato fatto oggetto. Il versetto 3 raffigura Yhwh come qualcuno che insegna ad un bambino i primi passi, ma constata che Efraim non comprende la cura risanatrice di cui è oggetto.

In Isaia 1,2 la paternità consiste nel far crescere, ovvero nel dedicarsi ad un processo lungo e paziente. Deuteronomio 32 fornisce, ai versetti 10-13, un elenco di azioni da cui emerge la cura meticolosa che Yhwh riserva al suo popolo custodendolo e nutrendolo, ma anche il fatto che lo conduce e gli dona una terra ricca di frutti. Nello stesso versetto Dio si trasforma in loro nemico e li combatte, mentre al versetto 16 si ricorda a Yhwh che è padre perché desista dalla sua ira.

Il Signore: "padre" di Israele

I testi mostrano che quando il Signore è raffigurato come padre di Israele, ciò avviene, nella maggior parte dei casi, all’interno di una situazione conflittuale o addirittura di esplicita accusa. In Deuteronomio 32 si mettono a confronto l’agire buono e paterno di Dio con quello dei suoi figli, che lo ripagano in modo opposto e privo di sapienza (versetti 6-28). Per questo essi dovranno subire il castigo, come si annuncia a partire dal versetto 19, sebbene il perdono avrà la meglio. In Isaia 1,2-3 l’immagine dei figli ribelli e stolti introduce la descrizione della rovina che già si è abbattuta sul popolo.

Isaia 63,8-9 è immediatamente seguito dal versetto 10 in cui si dichiara: «Ma essi si ribellarono e contristarono il suo spirito santo», annunciando la punizione. In Isaia 64,7 l’affermazione «Tu sei nostro padre» suona come una supplica all’interno della richiesta di placare la collera (versetto 8).


PER APPROFONDIRE: Dal dolore la riscoperta dell’affetto materno


In altri testi (Isaia 46,3; Geremia 3,4.19; Osea 9,10; 11,1-3) la paternità divina si situa nel contesto della denuncia dell’idolatria di Israele o di una pratica cultuale corrotta (Malachia 1,6). Essa non ha quindi la funzione di descrivere una relazione in cui si verifichi il rispetto degli obblighi reciprocamente assunti; al contrario, è posta come un memoriale dell’amore gratuito e stabile di Yhwh, proprio nei momenti in cui il tradimento del popolo appare più evidente.

*biblista

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