Lotta al caporalato, scegliere il consumo critico in Calabria

Molte vittime della tratta degli esseri umani giunte in Calabria finiscono nelle mani di sfruttatori Si tratta di un fenomeno spesso reso “invisibile”
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Lotta al caporalato, scegliere il consumo critico in Calabria. Quando compriamo possiamo provare a fare la nostra parte. Come? Premiando le aziende calabresi che tutelano dignità e salute dei lavoratori.

Lotta al caporalato, scegliere il consumo critico in Calabria

La tratta di esseri umani è un fenomeno purtroppo ancora oggi di grande attualità. Le organizzazioni criminali italiane e straniere sono attive nel traffico di esseri umani finalizzato a diverse forme di sfruttamento (prostituzione, accattonaggio, lavoro).


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Reggio e la sua provincia non sono esenti da questo fenomeno, come risulta non solo dalle numerose indagini effettuate nel corso degli anni, ma anche dalle attività degli enti antitratta. Tra questi, il progetto Incipit Iniziativa calabra per l’identificazione, protezione ed Inclusione sociale delle vittime di Tratta- finanziato dal Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio e dalla Regione Calabria, di cui l’Associazione Piccola Opera Papa Giovanni è uno degli enti attuatori, da anni attivo per individuare le vittime di tratta e sfruttamento e accompagnarle in un percorso di emersione ed emancipazione.

Se risultano ormai noti i meccanismi e i drammi legati allo sfruttamento dei minori per l’accattonaggio e delle ragazze per la prostituzione, meno conosciuti, ma non meno gravi, sono quelli legati allo sfruttamento dei lavoratori immigrati (migliaia solo sulla Piana di Gioia Tauro), giunti in Italia per essere sfruttati come manodopera a bassissimo costo. Lo sfruttamento può presentarsi in varie forme: dal caporalato all’imposizione di condizioni di lavoro inumane (orari prolungati, retribuzione molto al di sotto dei minimi, cottimo, assenza di dispositivi e procedure per la sicurezza), dalla completa assenza di un contratto di lavoro alla sistematica violazione delle clausole contrattuali, fino al mancato versamento dei contributi previdenziali effettivamente spettanti al lavoratore.

Lo sfruttamento è legato anche a condizioni abitative lesive della dignità dei lavoratori: in particolare negli assembramenti informali sparsi su tutto il territorio (fra i quali va inclusa anche l’ex tendopoli di san Ferdinando, ormai trasformata in una baraccopoli senza regole e servizi) i lavoratori vivono senza luce elettrica e acqua corrente, esposti al freddo ed a condizioni igienico sanitarie spaventose. Di fronte a questo fenomeno, ciascuno può fare la sua parte: ogni consumatore può informarsi per acquistare prodotti agricoli provenienti da aziende e filiere che rispettano i diritti dei lavoratori a tutti i livelli (che certamente non mancano sul nostro territorio).


PER APPROFONDIRE: Tutt’altro che invisibili. Gli scout alla tendopoli di San Ferdinando


Anche un atteggiamento di maggiore accoglienza e fiducia nei confronti di questi lavoratori consentirebbe di superare le problematiche relative alla sistemazione abitativa: queste sono dovute al fatto che i lavoratori non trovano immobili in affitto perché sono considerati economicamente inadempienti o capaci di arrecare danni agli immobili. In realtà, nelle poche esperienze in cui vi è stata una effettiva integrazione, questi pregiudizi sono stati ampiamente smentiti, e alcuni borghi della Piana di Gioia sono stati rivitalizzati dalla presenza di questi giovani lavoratori.

Peraltro, queste persone dimostrano di avere il coraggio dell’onestà: nonostante siano sottoposti a condizioni di lavoro e di vita disumane, non cedono alle lusinghe delle “proposte di lavoro” della criminalità, che certo non mancano nel nostro territorio.

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