Medì 2025: Sant’Egidio, a Livorno torna il convegno su “Le città vogliono vivere”

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“Le città vogliono vivere”. E’ il tema di “Medì” che torna a Livorno dal 2 al 3 maggio su iniziativa della Comunità di Sant’Egidio, in collaborazione con il Comune di Livorno, la diocesi, L’I.sto.re.co. e il Patrocinio della Regione Toscana. Barcellona, Beirut, Genova, Lampedusa, Trieste, Malta, saranno a Livorno, venerdì dalle 17 e sabato alle 9.30, al Teatro Goldoni, per dire ribadire cin con forza, come recita il titolo di Medì che oggi “le città vogliono vivere”. “Medì”- spiega una nota – “persegue con caparbietà da diversi anni lo sviluppo delle relazioni tra le città del Mediterraneo, attraverso testimoni diretti di ricostruzione e resilienza al tempo stesso, del tessuto umano della società”. In dieci anni, oltre trenta le città intervenute, novanta gli ospiti a rappresentarle: persone che “amano la propria città e che, da angolature ed esperienze diverse, guardano al pluralismo come la proposta caratteristica della cultura mediterranea”. Così oggi Medì è “uno spazio aperto di confronto, libero, come pochi ne restano. E’ un ambito di conoscenza e dialogo tra le persone, le culture, le fedi religiose del Mediterraneo. Un altro mondo si potrebbe dire. Oppure il mondo come dovrebbe essere”.
“Oltre la guerra” è il titolo della prima conferenza che venerdì pomeriggio 2 maggio, alle 17, al teatro Goldoni, sullo scenario descritto nella relazione introduttiva da Andrea Riccardi, fondatore di Sant’Egidio e voce autorevole del panorama internazionale e nel richiamo alla pace, riporterà le voci di Khaled Rifai, architetto, di Beirut; di due giovani storici Giovanni Brunetti, di Livorno, e Meritxell Tèllez, di Barcellona; dell’antropologa Anastasjia Piliavski, di Odessa, punto nevralgico del conflitto russo-ucraino. La sessione sarà aperta dagli interventi di saluto di mons. Simone Giusti, vescovo di Livorno, del sindaco Luca Salvetti e del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani.
Nella seconda giornata, sabato 3 maggio, dalle 9.30, gli occhi puntati su una delle conseguenze dei conflitti, i movimenti migratori, con Pierangelo Campodonico, storico e direttore del Museo del Mare e del Museo delle migrazioni di Genova e Darya Majidi, imprenditrice, di origine iraniana e livornese di adozione; con le testimonianze di Vito Fiorino, l’artigiano di Lampedusa che ha tirato fuori dal legno delle barche dei naufragi, molte vite e la croce del Mediterraneo; di Maria Quinto, responsabile per Sant’Egidio, dei “Corridoi umanitari” che da Beirut hanno portato in Europa, attraverso una via legale e sicura, migliaia di profughi dalle guerre odierne; di Shahed Hammal, una ragazza siriana, volontaria a Lattakya, attiva nel sostegno ai tanti bambini senza casa o senza famiglia che vivono sulle strade di questa martoriata città. Nella terza sessione, dalle 11 di sabato, un ritratto inedito del “vivere mediterraneo”, con Pietro Spirito, giornalista e scrittore di Trieste, e Manuel Delia, giornalista, di Malta.

Fonte: Agensir
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