Avvenire di Calabria

È una dei massimi analisti degli impatti delle tecnologie sulla nostra società, la docente della Cattolica ci parla degli effetti che l'iperconessione ha sui ragazzi

New media, Garassini: «I social, una risorsa. Ma serve attenzione»

L'invito ai genitori: «Prestate attenzione a quel che fanno i vostri figli e seguiteli senza rassegnarvi»

di Davide Imeneo

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Gli adolescenti e i giovani vivono sempre più immersi nel mondo che appare sullo schermo del loro smartphone. «Di per sé non è una buona notizia, può diventarlo se noi adulti riusciamo ad aiutare i ragazzi ad allargare lo sguardo». Ad affermarlo è Stefania Garassini, docente in Editoria multimediale, Content management e Digital journalism presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, tra i massimi esperti in Italia di new media. «Possiamo aiutare i ragazzi - spiega - in due modi: il primo è naturalmente quello di offrire alternative, proporre loro un mondo ricco di relazioni, attività, esperienze anche al di fuori dello schermo. Il secondo è invece fare in modo che l’ambiente virtuale possa diventare un territorio positivo di crescita e non soltanto un’evasione. Per fare questo è fondamentale instaurare al più presto un dialogo sulle esperienze online dei giovani, essere autenticamente curiosi di ciò che ai ragazzi interessa all’interno di quel mondo. L’obiettivo è che arrivino a usare questi strumenti anche in modo attivo, esplorativo, per andare a cercarsi ciò che davvero può nutrire le loro passioni e che in futuro magari potrebbe anche essere la loro professione». Instagram è sempre più utilizzato dagli adolescenti.

L’abuso di questo social può generare degli effetti negativi?

La domanda è di particolare attualità in queto periodo. Si parla molto di alcune ricerche interne a Facebook, rivelate al Wall Street Journal da un’ex dipendente dell’azienda, secondo le quali l’uso intensivo di Instagram farebbe peggiorare l’immagine del proprio corpo per una ragazza su tre che lo utilizza e avrebbe anche un impatto negativo sui pensieri relativi al suicidio negli adolescenti. Certamente tra tutti i social Instagram è quello che più di ogni altro favorisce il confronto (tra i like, tra il numero dei commenti, tra i follower) e genera dinamiche di competizione, difficili da reggere già per un adulto e decisamente problematiche per un adolescente. Per contenere tali effetti è molto importante che una ragazza o un ragazzo si sentano rassicurati in famiglia sul proprio valore, al di là dei numeri di Instagram.

La pandemia ha avuto un effetto moltiplicatore sulla moda del “gaming”. C’è chi raggiunge 8 ore di gioco al giorno. Che consigli dare ai genitori?

Il rischio è che il mondo del videogame diventi esclusivo per un ragazzino, portandolo a isolarsi. Per evitare questo un primo consiglio molto pratico è collocare la console da gioco o il computer in una stanza condivisa della casa, dove ci sia un passaggio e sia possibile per i genitori “dare un’occhiata” a quello che succede sullo schermo. È fondamentale poi sapere a quali giochi sta giocando un adolescente, tenendo presenti i limiti di età. Infine è molto utile giocare insieme, proprio per aiutare il ragazzo a non sentirsi da solo e poter condividere con lui soddisfazioni e delusioni anche in quel mondo.

L’azienda fondata da Mark Zuckerberg sta puntando sul metaverso. Cosa ci aspetta secondo lei?

Facebook ha annunciato di voler andare nella direzione di un mondo virtuale tridimensionale condiviso, dove poter svolgere le attività più varie. Un esperimento del genere era stato fatto già qualche anno fa da Second Life, un ambiente tridimensionale che per un certo periodo ha riscosso grande successo, per poi essere rapidamente accantonato. Oggi Zuckerberg, che possiede anche Oculus Rift, azienda produttrice di caschi per la realtà virtuale, vuole rilanciare quell’idea. Con buone possibilità di successo. Per noi utenti sarà come aggirarci in un videogioco. La sfida sarà trasferire in quello spazio attività interessanti e utili, riuscire a vederlo come un vero ambiente d’incontro e condivisione, un’integrazione del mondo reale, non una sua sostituzione.

Le relazioni educative possono sopravvivere a questa stagione social?

Certamente. Per questo però è necessario un atteggiamento di fondo positivo da parte dei genitori. Nei tanti incontri che ho fatto nelle scuole mi è capitato spesso di cogliere una certa rassegnazione. Come se l’uso sempre più massiccio delle tecnologie potesse mettere in discussione il loro ruolo di educatori. Non è così, i genitori hanno sempre la possibilità di educare: i valori e le regole che vogliono trasmettere ai figli non cambiano. Un esempio è quello dell’età d’accesso ai vari Social media. C’è bisogno di genitori che sappiano far rispettare la necessaria gradualità e che quindi sappiano aspettare l’età giusta (che normalmente è 13 anni) per l’uso di tali servizi. Questa è una prima decisione di grande rilevanza educativa, da prendere con la certezza che sia la scelta giusta per i propri figli.

Articoli Correlati

Come parlare di amore ai figli adolescenti

Siamo in grado, oggi, di parlare d’amore con i nostri figli?

Come parlare di amore ai figli adolescenti? Una riflessione a margine del profondo divario generazionale, sempre più difficile da colmare, perché i mondi che si osservano da sponde spesso contrapposte sono profondamente diversi. La rivoluzione tecnologica è il fiume che scorre nel mezzo, colmo di opportunità ma insidioso e difficile da attraversare.