Avvenire di Calabria

Così lo ha definito Dante perché nel suo Vangelo prevalgono immagini di mitezza, di gioia e di amore

Oggi è San Luca, lo «scriba della mansuetudine di Cristo»

Dopo la conversione divenne allievo di San Paolo che seguì in diversi viaggi tra cui Filippi, Gerusalemme e Roma

di Redazione Web

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Oggi è San Luca, lo «scriba della mansuetudine di Cristo». Così lo ha definito Dante perché nel suo Vangelo prevalgono immagini di mitezza, di gioia e di amore. Di famiglia pagana, fu medico di spicco ad Antiochia. Dopo la conversione divenne allievo di San Paolo che seguì in diversi viaggi tra cui Filippi, Gerusalemme e Roma. Le sue spoglie mortali sono custodite nella Chiesa di Santa Giustina a Padova.

Oggi è San Luca

È patrono di artisti e pittori ma soprattutto di medici e chirurghi. Figlio di pagani, san Luca appartiene alla seconda generazione cristiana. La Chiesa universale lo festeggia il 18 ottobre. Dante lo ha definito lo “scriba della mansuetudine di Cristo” per il predominio, nel suo Vangelo, di immagini di mitezza, di gioia e di amore.

Compagno e collaboratore di san Paolo, che lo chiama «il caro medico», è soprattutto l’ autore del terzo Vangelo e degli Atti degli Apostoli. Al suo Vangelo premette due capitoli nei quali racconta la nascita e l’ infanzia di Gesù. In essi risalta la figura di Maria, la «serva del Signore, benedetta fra tutte le donne». Il cuore dell’ opera, invece, è costituito da una serie di capitoli che riportano la predicazione da Gesù tenuta nel viaggio ideale che lo porta dalla Galilea a Gerusalemme.

Anche gli Atti degli Apostoli descrivono un viaggio: la progressione gloriosa del Vangelo da Gerusalemme all’Asia Minore, alla Grecia fino a Roma. Protagonisti di questa impresa esaltante sono Pietro e Paolo. A un livello superiore il vero protagonista è lo Spirito Santo, che a Pentecoste scende sugli Apostoli e li guida nell’ annuncio del Vangelo agli Ebrei e ai pagani.

Da osservatore attento, Luca conosce le debolezze della comunità cristiana così come ha preso atto che la venuta del Signore non è imminente. Dischiude dunque l’ orizzonte storico della comunità cristiana, destinata a crescere e a moltiplicarsi per la diffusione del Vangelo. Secondo la tradizione, Luca morì martire a Patrasso in Grecia.


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Per la verità nulla di certo si sa della vita di Luca dopo la morte di San Paolo. Addirittura non si conosce sicuramente se egli abbia terminato la propria esistenza terrena con una morte naturale oppure come martire appeso ad un olivo.

Ovviamente ignoto è il luogo della prima sepoltura. Vi sono tre città soprattutto che si appellano ad una tradizione di traslazione del corpo dell’ evangelista: Costantinopoli, Padova e Venezia. Sono città quindi intorno alle quali e dalle quali si diffuse il suo culto. Recentissimi studi avrebbero dimostrato che sue sono le spoglie mortali, eccezione fatta per il capo, conservate a Padova nella basilica benedettina di Santa Giustina.

Nella città veneta sarebbero giunte per sottrarle alla distruzione degli iconoclasti e là già nel XIV secolo fu per loro costruita una cappella ed un’ Arca, detta appunto di San Luca. II simbolo di San Luca evangelista è il vitello, animale sacrificale.


PER APPROFONDIRE: La parrocchia reggina intitolata a san Luca Evangelista


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