Reggio Calabria ricorda il vescovo Montalbetti, pastore ed educatore

Il Servo di Dio perse la vita il 31 gennaio del 1943, a causa di un bombardamento frutto di un tragico errore delle forze alleate

Il 31 gennaio segna l’82° anniversario dalla tragica scomparsa di monsignor Enrico Montalbetti, arcivescovo di Reggio Calabria e vescovo di Bova, morto nel bombardamento ad Annà di Melito Porto Salvo nel 1943. La Chiesa di Reggio Calabria-Bova si appresta a ricordare il suo indimenticato pastore, la cui memoria continua a ispirare la comunità reggina.

Vescovo di Reggio Calabria e Bova tra il 1938 e il 1943

Come ogni anno la comunità diocesana di Reggio Calabria – Bova ricorda il Servo di Dio Enrico Montalbetti, pastore veneto che ha guidato la Chiesa reggina e quella di Bova tra il 1938 e il 1943. Il 31 gennaio è la data legata al drammatico giorno del bombardamento ad Annà di Melito Porto Salvo in cui perse la vita l’allora vescovo cinquantacinquenne di Reggio Calabria e Bova, insieme ad altre 9 persone. Da allora sono passati esattamente 82 anni.

La tragica fine del vescovo Montalbetti e l’ultima benedizione

L’ultimo ricordo di Montalbetti è affidato al racconto di Ramiro Ramirez sopravvissuto al bombardamento in cui persero la vita il fratello maggiore e i genitori. Un ricordo amaro e terribile che rimase impresso nella memoria, come raccontato qualche anno fa ad Avvenire di Calabria. Il vescovo avrebbe dovuto pernottare presso Villa Ramirez per riprendere, il giorno dopo, la sua visita pastorale a Bova. «Dopo la celebrazione – ricostruisce il marchese – sua eccellenza ricevette in casa nostra alcuni notabili del luogo, dopo aver benedetto noi bambini. Io avevo 12 anni. La benedizione che impartì a noi bambini fu l’ultima che diede nella sua vita».



Il ricordo del vescovo Montalbetti nella comunità reggina è ancora vivo, nonostante sia trascorso quasi un secolo dalla sua prematura scomparsa. Attualmente, presso la diocesi reggina è tutt’ora aperto l’iter della causa di beatificazione e canonizzazione, ripreso nel febbraio del 2013 del Servo di Dio.

L’impegno per l’educazione e la formazione

Nato a Milano nel 1883, Montalbetti è stato un esempio di pastore instancabile e attento, capace di leggere i segni dei tempi e di rispondere alle esigenze del suo popolo con carità e fermezza. La sua vita e il suo ministero episcopale sono stati segnati da un forte senso di responsabilità verso la comunità ecclesiale e civile, che si manifestava in ogni sua azione. Uno degli aspetti più significativi del suo episcopato è stato l’impegno per l’educazione, intesa come formazione integrale della persona, capace di unire anima e corpo. In questo senso, monsignor Montalbetti ha posto l’accento sull’importanza di un’istruzione che non si limitasse alla trasmissione di nozioni, ma che mirasse a plasmare uomini e donne consapevoli del loro ruolo nella società.


PER APPROFONDIRE: Riscoprire Montalbetti, la sua passione educativa è attualissima


Fu lui a promuovere la nascita di istituti scolastici e iniziative educative che mirassero a offrire ai giovani un futuro migliore, anche in tempi e contesti difficili. Durante la sua guida pastorale, incoraggiò il clero e i laici a farsi protagonisti di un rinnovamento culturale e sociale, in linea con il magistero della Chiesa e le sfide del suo tempo.

Il ruolo dell’educatore: «formare nuove creature»

Come il Signore che nel secondo tempo della creazione trasse il mondo ordinato dal caos, l’educatore tende a formare nuove creature. I fanciulli e le fanciulle sono dei caos dai quali bisogna trarre la seconda creazione. Voi siete incaricate di fare queste creature nuove, perché educare vuol dire appunto fare creature nuove. Con l’immagine sulla nuova creazione, il vescovo Montalbetti esprime quanto sia complessa l’azione di formazione della persona umana e introduce al laborioso compito di chi sente dentro di sé la vocazione di educatore, ossia collaboratore del Creatore nel condurre l’uomo al perfezionamento integrale del suo essere, il quale consiste nel formare Cristo in lui.



Enrico Montalbetti sottolinea una visione globale della persona, per cui lo sviluppo armonioso e integrale della personalità costituisce la base di una autentica educazione. Per raggiungere questo equilibrio integrale sono richiesti educatori capaci di reimpostare gli itinerari pedagogici che siano sempre più artigiani delle future generazioni.

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