Avvenire di Calabria

La Chiesa celebra oggi la solennità che non è altro che la celebrazione dell'amore di Dio rivelatosi all'uomo attraverso il Cuore del Figlio

Sacro Cuore di Gesù, icona dell’amore incondizionato

Il teologo Nucara spiega la «verità cristologica» che è ben rappresentata dall’immagine sacra: «acqua e sangue segni della missione del Signore»

di Domenico Nucara*

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La Chiesa celebra oggi la solennità del Sacro Cuore di Gesù. Secondo il calendario liturgico, la festa viene celebrata il venerdì successivo alla festa del Corpus Domini. La solennità del Sacro Cuore di Gesù non è altro che la celebrazione dell'amore di Dio che si è rivelato completamente a noi, attraverso il Cuore del Figlio.

Il Cuore Santissimo Gesù è il centro “sintetico” nel quale prende forma l’unione indissolubile dell’amore divino con l’amore umano e dal quale sgorga la salvezza come espressione della creatività dell’agire Trinitario.


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Questo Cuore, rivelazione della Natura intima di Dio e “compendio” della sua opera, non è una “metafora” ma quel cuore di carne formato dallo Spirito Santo nel seno della Vergine Maria e appartenente al Verbo, il quale, unendolo alla sua Persona divina, ha vissuto le emozioni e tutto ciò che si accompagna alle attività sensibili di qualsiasi cuore umano.

Dal Cuore di Gesù si riversa su tutto il genere umano l’Amore di Dio: in esso è presente l’Amore del Padre e dello Spirito (l’Amore che è il Padre e lo Spirito) e per il Padre e lo Spirito: questa perenne e inseparabile circolarità rende presente e attivo l’amore di Dio per mezzo di Cristo nello Spirito. Il cuore di carne, oggetto di culto cristologico, palesa il suo valore se compreso nel Mistero dell’Incarnazione e, in maniera del tutto particolare, nel Mistero della Pasqua di Morte e Risurrezione: entro tale orizzonte esso diviene il centro dell’amore divino, umanospirituale e sensibile.

In tal senso il concetto cristologico di “Cuore” pur implicando l’organo fisiologico non esaurisce in esso il suo significato ma rimanda all’interiorità della Persona del Logos mostrandosi centro della sua vita: qui nel “frammento” si coglie il “Tutto” perché lo stesso Cuore è “simbolo” della sua Persona, della redenzione e dell’amore salvifico.

Contemplando questo intreccio multidimensionale, il muscolo cardiologico non è riducibile a mera sezione anatomica ma è da intendersi come verità composita nella quale una realtà rimanda ad un’altra, poiché ambedue sono profondamente compenetrate e comunicanti. Il Cuore “parte nobilissima dell’umana natura” (Pio XII) e segmento vivo e palpitante del corpo umano e sede delle emozioni, è “simbolo” dell’Eterna Carità del Figlio, perché, mediante esso, l’Amore di Cristo si mostra incarnato, visibile. L’icona che meglio esprime quanto rilevato è quella giovannea della trasfissione che menziona la fuoriuscita di sangue e acqua da questo stesso Cuore.

Il padre della Chiesa Giovanni Crisostomo (IV sec.) interpreta questo passaggio biblico legando la prospettiva cristologica a quella ecclesiologica: il sangue e l’acqua, simboli dell’Eucaristia e del Battesimo, sono la vita della Chiesa. Una lettura biblico- teologica, portando verso le profondità del Mistero Pasquale, consente di cogliere in tal momento il compimento della profezia di Ezechiele legata al Tempio (47, 1- 12).

Il Cuore, nucleo dell’interiorità di Cristo, manifesta il suo annientamento (kenosi) attraverso la presenza del sangue e, parimenti, la presenza dello Spirito di vita mediante l’acqua: dalla morte di Cristo nasce la vita nuova. Le acque della creazione sulle quali si librava lo Spirito e che in Ezechiele, uscendo dal lato destro del Tempio sanano, vivificano e fecondano tutto ciò che toccano, sono segno della presenza dello Spirito di vita promesso da Gesù quale “sorgente di acqua viva che zampilla per la vita eterna” (Gv 4,14).

Il Cuore di Gesù, attraverso l’effusione dell’acqua, ha comunicato tale Spirito inaugurando la nuova creazione. Tutto questo assicura che sulla Croce non è presente un cadavere ma il corpo del Risorto datore di vita. Un particolare reso dal Vangelo di Giovanni rileva come una volta “aperto” il fianco (cuore) di Gesù dalla lancia, “subito” usci sangue e acqua (Gv 19,34). In latino “subito” è reso con il termine “continuo” che, a sua volta, può sottendere due significati: immediatamente e ininterrottamente.


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La verità cristologica, legata al Mistero del Cuore aperto dalla lancia, racchiude ambedue i significati: “immediatamente” dal Cuore esce sangue ed acqua, perché entrambi i segni, comunicando la vita stessa di Cristo, si pongono in continuità con essa causando salvezza; “ininterrottamente” perché quella stessa vita, effusa nei segni dell’acqua e del sangue, prolunga la sua azione salvifica nell’oggi della Chiesa mediante l’Eucaristia ed il Battesimo

*teologo

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