Avvenire di Calabria

Ntt Data, il Ceo crede fortemente nel South working: «Si può lavorare restando “a casa”»

South working, Ruffinoni (NTT Data): «Un ecosistema che rende felici»

Il manager spiega perché la multinazionale ha scelto di delocalizzare i suoi uffici nel Mezzogiorno

di Federico Minniti

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Walter Ruffinoni è il Ceo per l’area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa) di Ntt Data, comparto dell’azienda multinazionale con sede a Tokyo. L’area coordinata da Ruffinoni conta 8.000 dipendenti e 1 miliardo di euro di budget a disposizione. Lo abbiamo intervistato.

South working. Illusione o possibilità concreta?

Senza dubbio possibilità concreta: in questi ultimi anni, nonostante la pandemia da Covid-19, sono tante le aziende che sono cresciute e che con il lavoro da remoto hanno contribuito all’affermazione del fenomeno del South working. A testimonianza di questo impegno corale, con il consorzio Elis stiamo costruendo un progetto a lungo termine di lavoro “dal Sud”, che coinvolge le oltre cento aziende italiane, università e istituti di ricerca che aderiscono. Per quel che riguarda invece specificatamente la nostra realtà, Ntt Data in tre anni è passata sia nella sede di Napoli sia in quella di Cosenza da poche decine ad oltre 600 persone: per il 2023, il 20% di tutta la nostra squadra italiana potrebbe risiedere nel Mezzogiorno. Un traguardo importante, su cui stiamo investendo molto. Tramite la valorizzazione di questi due poli, puntiamo a garantire alle nostre risorse la possibilità di condurre una brillante carriera professionale pur mantenendo vivi i rapporti con il proprio ecosistema d’appartenenza. Una soluzione vincente sia per i lavoratori, che non devono recidere i rapporti con il territorio d’origine, sia per il Mezzogiorno, perché questo “ritorno di cervelli” – o “mantenimento di cervelli” –, sul lungo periodo, renderà il Sud sempre più competitivo e attrattivo, influenzandone positivamente produttività, innovazione e livello di digitalizzazione.

Si parla tanto di Smart working, anche nella Pa. A suo avviso come lo Stato può agevolare il decentramento delle attività produttive verso il Mezzogiorno?

Politiche ad hoc e investimenti: è questa l’unica strada per valorizzare l’attrattività di un territorio, sia agli occhi delle imprese nazionali ma soprattutto al cospetto delle realtà internazionali. Riequilibrare la distribuzione dei talenti Italiani tra Nord e Sud è sì fondamentale, ma per il rilancio del Mezzogiorno gioca un ruolo cruciale anche la capacità di attirare l’attenzione delle imprese

estere. Il Sud ha forti potenzialità: quando abbiamo deciso di puntare sul Mezzogiorno, abbiamo trovato un contesto brillante, con la presenza di ottime università e popolato di tanti giovani che hanno voglia di fare e di mettersi in gioco. Le basi su cui lavorare ci sono tutte, bisogna solo trovare il modo di valorizzarle, e di certo importante avere un programma strutturato e di lungo periodo.

Il Covid-19 ha aperto scenari “impensabili” rispetto all’applicazione del digitale sul terziario del Paese. Come si guida questo cambiamento epocale?

Con metodo e sensibilità nei confronti dell’innovazione. Con lo scoppio della pandemia moltissime aziende hanno dovuto implementare in fretta modelli e processi tecnologici ai quali non erano avvezze: una transizione che non sempre è stata priva di criticità. Per guidare il cambiamento e l’evoluzione tecnologica, a mio avviso, le imprese come Ntt Data, che sono imprese di settore, devono innanzitutto comprendere questi trend per rispondervi al meglio. Per accompagnare con successo la società verso la transizione digitale è essenziale andare oltre alla tecnologia che non è che un mezzo per ottenere i risultati aspettati e perché questo accada è importante comprendere gli ambienti e i contesti in costante evoluzione.

Cosa serve ai giovani del Sud per sviluppare il proprio ingegno sul loro territorio?

Alla base dell’innovazione, così come all’origine della creatività, ci sono contaminazione, socialità e legami deboli fondamentali per stimolare il pensiero laterale. Elementi che si perdono con il lavoro da remoto poiché viene meno la vita relazionale che si coltiva all’interno dell’ecosistema aziendale. Tra lo smartworking e il lavoro in ufficio, però, esiste una terza via che conserva i benefici di entrambi i modelli, una via che in Elis chiamiamo “palestra relazionale”: si tratta di uno spazio condiviso che ingloba e supera il concetto di co-working per sconfinare in quello di co-learning. Essenzialmente, parliamo di un ambiente che permetta l’incontro tra lavoratori provenienti da diverse realtà e incentivi lo scambio di idee in un’ottica di reciproco apprendimento. Oltre a favorire le relazioni questi luoghi possono svolgere un ruolo “cerniera” con il quartiere e diventare le moderne piazze rinascimentali, antico luogo di incontro delle persone abitanti in uno stesso borgo, consentendo, a lungo termine, di evitare lo spopolamento di tali zone.

A suo avviso, il Recovery plan che l’Italia sarà il volano di crescita per una nuova economia nel Paese?

Le premesse ci sono tutte, soprattutto per quel che riguarda il settore delle nuove tecnologie: i fondi ci sono e le iniziative anche. Fortunatamente, nell’ultima bozza del Pnrr, gli investimenti toccano moltissimi rami della digital transformation, dalla ristrutturazione delle infrastrutture di rete al potenziamento del 5G, dalla telemedicina alla digitalizzazione delle Pubbliche amministrazioni. Linee d’azione che, chiaramente disegnano per l’Italia un futuro in chiave digital, e che non solo rimettono l’innovazione al centro dei processi, ma che orientano anche lo sviluppo economico del Paese verso una direzione innovativa. Puntare sul digitale, e sul green, infatti è la chiave per garantire la competitività dell’Italia sullo scenario internazionale.

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