Avvenire di Calabria

Il portavoce del Forum delle Associazioni familiari ha promosso un'iniziativa di respiro internazionale con la presenza, tra gli altri, anche di Papa Francesco

Stati generali della Natalità, De Palo ad Avvenire di Calabria: «Stop a ideologie sulla famiglia»

Nel corso dell'intervista rilasciata al settimanale diocesano di Reggio Calabria - Bova, De Palo ha detto: «Smettiamola di vedere i figli come un problema»

di Zaira Sorrenti

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I bambini. Il nostro tesoro inestimabile, la nostra priorità, la vera bellezza. Eppure sempre meno presenti sul nostro pianeta abitato da una popolazione in continuo invecchiamento. L’Italia, poi, continua a registrare il numero più basso di nascite in Europa e, con la pandemia, la situazione è chiaramente peggiorata.

Per rimettere al centro questo tema, per ridare vigore all’essenziale, il Forum delle Associazioni Familiari, guidato da Gigi de Palo, ha promosso e realizzato nell’auditorium della Conciliazione, gli Stati Generali della Natalità.

Tra i personaggi illustri intervenuti, Mario Draghi, Presidente del Consiglio, Elena Bonetti, Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Gian Carlo Blangiardo, Presidente dell'Istat.

Ma soprattutto, papa Francesco, che nel suo straordinario discorso introduttivo ha ricordato l’importanza di prendersi cura delle famiglie, “in particolare di quelle giovani, assalite da preoccupazioni che rischiano di paralizzarne i progetti di vita”; di riscoprire l’importanza del dono “Abbiamo dimenticato il primato del dono – il primato del dono! –, codice sorgente del vivere comune”; di promuovere una “sostenibilità generazionale” “Non saremo in grado di alimentare la produzione e di custodire l’ambiente se non saremo attenti alle famiglie e ai figli. La crescita sostenibile passa da qui”.

Un ottimo lavoro quello di Gigi De Palo che abbiamo intervistato all’indomani dell’evento.

Gli Stati Generali della Natività: un traguardo eccezionale per il Forum (e non solo!), ma anche punto di partenza per un lavoro “sinodale” sul tema preoccupante dell’inverno demografico.

Sono decenni che il nostro Paese è in declino demografico. E le nascite che sono molto al di sotto dei decessi, con l’innalzamento dell’età media della popolazione la vita sempre più difficile per chi ha più figli a carico. Eppure, sembra che la questione diventi nazionale solo il giorno del lancio dei dati Istat. Ecco perché il Forum delle Associazioni Familiari ha promosso gli Stati Generali della Natalità.

Tutti d’accordo: senza figli non c’è futuro. Quali sono le maggiori resistenze all’attuazione di proposte concrete che ridiano speranza al nostro Paese?

Dobbiamo lavorare sulla narrazione della natalità e della famiglia. Smettiamola di dire che i figli sono un "problema" dei genitori: un figlio è una risorsa per tutta la comunità, genera ricchezza e fa girare l’economia, questo lo hanno capito anche le grandi aziende. Fare un figlio non è un fatto privato, ma un investimento per il Bene Comune. Un figlio è di tutti e per tutti. Inoltre, fare dei figli non è solo questione demografica, ma ha a che vedere con la realizzazione dei sogni dei giovani; ha a che fare con la felicità. Fare un figlio genera bellezza ed è la cosa più "ecologica" che ci sia.

Finalmente troviamo il coraggio di dire con forza che il problema centrale dell’abbassamento demografico nasce dall’aver sottovalutato e mortificato il ruolo preziosissimo della madre. Cosa dovrà ancora avvenire prima di avere leggi rispettose sulla presenza femminile nel mondo del lavoro?

Bisogna uscire dall’approccio ideologico. C’è necessità di comprendere l’importanza del ruolo femminile nella nostra società non soltanto in chiave alternativa, suppletiva o curativa. Per fare questo, tuttavia, c’è urgenza di riscoprire in modo forte la bellezza e l’importanza – direi quasi la preziosità – del ruolo che i genitori, mamma e papà, svolgono non per se stessi, ma per l’intera comunità nazionale nel crescere ogni figlio. Solo a quel punto, di conseguenza e in modo quasi naturale, sarà possibile e più semplice capire e intendere in modo ‘ontologicamente’ differente il ruolo della donna nel mondo del lavoro, restituendole tutta la dignità, i ruoli, gli spazi e le opportunità che merita.

L’assegno unico: una grande vittoria. Quali i nodi ancora da sciogliere?

L’assegno unico rappresenta un ottimo punto di partenza, una prima pietra densa di significato, sempreché il Governo – che ha ricevuto nelle scorse settimane la delega dal Parlamento – riesca davvero a renderlo efficace, sostanzioso e migliorativo di tutti i nuclei familiari con figli del Paese. Bisogna che la ‘scatola’ chiamata assegno unico e universale venga riempita con tutte le risorse necessarie a trasformare in realtà questi e tanti altri buoni auspici che si sono letti e ascoltati nei mesi precedenti. Detto ciò, va ribadito che non basta un assegno per figlio a cambiare la Storia delle politiche familiari in Italia. C’è innanzitutto la riforma fiscale, che va fatta tenendo conto del numero dei componenti del nucleo familiare. Ci sono poi anche le misure di conciliazione tra tempo del lavoro e tempo per la famiglia, che devono essere ampliate di parecchio; e ci sono tutti i servizi che favoriscono la vita di chi cresce dei figli. Che non sono un affare privato, ma un bene comune. Sono coloro che pagheranno le pensioni di tutti, anche di chi figli non ne ha.

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