Storie di 8xmille, San Leo, la periferia attende l’annuncio [VIDEO]

Tutti sanno di poter contare su gente disponibile, che usufruendo anche del Banco alimentare, può distribuire viveri e prendersi cura delle realtà più disagiate
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Storie di 8xmille, San Leo, la periferia attende l’annuncio. Nel grande quartiere a Sud di Reggio, tante nuove famiglie abitano la comunità. Le coppie sono il cuore della pastorale animata dai laici.

Storie di 8xmille, San Leo, la periferia attende l’annuncio

Sono proprio una di fronte all’altra. Le due istituzioni che per tante generazioni di giovani sono state punto di riferimento nella crescita, mentre oggi – su molti fronti – non godono più della medesima considerazione di un tempo.

Sono la chiesa e la scuola, separate dalla via Nazionale, quella che alcuni decenni fa era l’unica arteria di comunicazione sulla fascia ionica, prima che venisse costruita la statale 106. La parrocchia di Santa Maria Regina della pace a San Leo guarda la scuola elementare. Il parroco don Roberto Aparo, arrivato nel 2013, dal sagrato guarda i “suoi” palazzi e il futuro della sua realtà: «Tra quei banchi si formano i parrocchiani di domani».

Il quartiere a Sud di Reggio Calabria si è trasformato: da piccola zona somigliante al paese a vera e propria periferia della città di Reggio, con palazzi–dormitorio dove le famiglie difficilmente si integrano con il contesto territoriale proprio perché non lo vivono.

Gli unici spazi di aggregazione sono la piazzetta e il campetto della parrocchia: servirebbero altri spazi pubblici per far diventare il quartiere un luogo a misura di persone e bambini. Eppure, grazie al lavoro dei catechisti e operatori pastorali, ci sono circa 80 bambini che frequentano.


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Franca si occupa di educazione alla fede dei giovanissimi: «È una sfida e una grazia che il Signore mi pone davanti costantemente». L’adolescenza è un periodo complicato, ma con questi percorsi i ragazzi «incontrano Dio nelle loro storie, nei tormenti e nelle gioie – dice Franca –. Portiamo questi adolescenti a mettere “le mani in pasta” alla mensa della carità, con i tossicodipendenti. Ma è necessario il sostegno di tutta la comunità e della famiglia».

Le famiglie sono la chiave per ripopolare la parrocchia e restituire un’anima all’intero quartiere. Don Roberto e i catechisti hanno già sviluppato un progetto di missione “porta a porta”, nei condomini, dove si sono trasferite tante nuove coppie. «Dobbiamo andare ad ascoltare queste persone e fare loro un annuncio di salvezza, che viene dall’amore di Dio». Non solo.

Ogni quindici giorni anche i genitori dei ragazzi che frequentano il catechismo vengono invitati in parrocchia, per incontri ad hoc: «Vogliamo che si riprendano il ruolo di educatori alla fede, i primi che parlano di Gesù Cristo ai loro figli» spiega don Roberto. Pina è responsabile del Gruppo Caritas che ogni mese va a fare visita agli ammalati, portando la comunione soprattutto ai più anziani. L’aiuto non si ferma qui: extracomunitari, poveri del territorio, una ragazza madre con i figli che è stata affidata alla parrocchia.

Tutti sanno di poter contare su gente disponibile, che usufruendo anche del banco alimentare, può distribuire viveri e prendersi cura proprio in quelle realtà più disagiate e nascoste della parrocchia. «Riceviamo sempre cento volte di più di quanto diamo – dice Pina –. Non è una frase fatta, invito tutti a provare sulla propria pelle questo tipo di esperienza».


PER APPROFONDIRE: Storie di 8xmille, Brancaleone, periferia amata [VIDEO]


Il parroco chiede sempre un maggiore impegno, ecco che le realtà di sostegno sono molteplici. Una di queste è nata negli anni 90, per accogliere i primi flussi migratori provenienti dall’est Europa e dai Balcani, durante la guerra in Bosnia.

Domenica è la presidente del Centro di solidarietà Regina Pacis e ha conosciuto la sofferenza molto da vicino quando furono chiusi i manicomi e a lei – ancora liceale – fu proposto di fare un’esperienza di campo di servizio con queste persone.

«C’era don Italo Calabrò, Mimmo Nasone, all’epoca fu davvero bello». Da quell’incontro con la croce di questi uomini e donne ha trovato anche Gesù Cristo. Oggi il centro si è riconvertito secondo le nuove esigenze del territorio: ha uno staff di professionisti, tra cui psicologi, medici, avvocati che supportano le famiglie più bisognose, consigliandole.

E a proposito di famiglie, Rosanna e Nicodemo si occupano rispettivamente di giovani coppie e di quelle “più attempate”. «È fondamentale la famiglia, il primo nucleo, dove serve conoscersi e amarsi nella dimensione dell’amore di Cristo, un amore senza misura e senza riserve» dicono. Quello stesso amore che il quartiere sta aspettando di vedere, riconoscere e abbracciare nella propria vita.

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