Striscia di Gaza: Reem Alreqeb (SOS Children’s Villages Palestine), “i genitori non possono restare a guardare i figli morire di fame”

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Nella Striscia di Gaza, intrappolata tra guerra e carestia, anche la distribuzione degli aiuti è diventata pericolosa. “Famiglie innocenti – racconta in una intervista al Sir dal campo di Khan Younis Reem Alreqeb, direttrice del Gaza Program per SOS Children’s Villages Palestine – vengono uccise mentre cercano di ottenere beni di prima necessità. Ma non ci sono alternative, non si tratta di una scelta: è sopravvivenza. Con i mercati quasi vuoti e con prezzi fuori controllo, i genitori non possono restare a guardare i propri figli morire di fame. Per questo, anche in mezzo ai bombardamenti, continuano a cercare gli aiuti”. “È un atto di disperazione – sottolinea l’operatrice umanitaria -, ma anche di speranza. Gli aiuti non sono solo cibo: rappresentano anche l’umanità, la speranza che il mondo non li dimentichi e si prenda cura di loro”.
Quali sono le maggiori sfide per gli operatori umanitari? “La più grande è garantire il minimo indispensabile ai bambini già affidati alle nostre cure. Cibo, acqua pulita, medicine e un ambiente sicuro. Ma riceviamo ogni giorno richieste disperate da famiglie vulnerabili che non riusciamo sempre a raggiungere. È straziante sapere che ci sono bambini che hanno bisogno di tutto e non poter fare abbastanza. Eppure, il nostro personale continua a operare ogni giorno con grande dedizione, spesso assumendosi rischi personali”.
Di qui un appello alla comunità internazionale di “agire subito con coraggio e decisione. Di fermare la guerra perché questa sofferenza è intollerabile. Di garantire un accesso umanitario su larga scala, sicuro e permanente. Di proteggere i civili, soprattutto i bambini. E di non limitarsi agli aiuti alimentari e alle forniture sanitarie: servono servizi psicosociali, istruzione, supporto emotivo. La sopravvivenza – conclude Alreqeb – non è solo fisica. È anche emotiva e psicologica”.

Fonte: Agensir
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