Sudan: 12 milioni di sfollati interni e 3,7 rifugiati in altri Paesi, “la peggiore crisi umanitaria del pianeta”

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Sono 12 milioni gli sfollati interni che hanno dovuto lasciare la propria abitazione dall’inizio delle ostilità in Sudan, nell’aprile del 2023. A questi si aggiungono altri 3,7 milioni rifugiati in Egitto, Ciad e Sud Sudan. Sono i numeri che descrivono la crisi umanitaria causata del conflitto in corso, definita da molti “la peggiore del pianeta”. Se ne è parlato oggi pomeriggio durante una conferenza stampa a Roma, alla Camera dei deputati. Dal punto di vista alimentare, ha detto Brado Ricci di Nigrizia, la rivista italiana dei missionari comboniani dedicata al continente africano“, “possiamo parlare di una situazione di massima gravità, ossia carestia. Una condizione che oggi riguarda già molte zone ma che nel prossimo futuro è destinata a diffondersi ancora”. Sono molti gli ambiti che preoccupano.  La carenza di vie d’accesso agli aiuti umanitari e dei sostegni economici avrà un impatto significativo. “Lo scorso anno il piano di aiuti umanitari al Sudan elaborato dalla Nazioni Unite aveva chiesto alla comunità internazionale 2,7 miliardi di dollari. Ne sono stati finanziati 1,8 miliardi, il 44% era fornito dagli Stati Uniti. Possiamo immaginare che per il prossimo non saranno altrettanto generosi. Le conseguenze dei tagli dell’amministrazione Usa saranno importanti”.
Problematiche anche le condizioni sanitarie. L’80% delle strutture sanitarie in Sudan, soprattutto nelle zone vicino al fronte è in stato di non funzionamento. L’allarme arriva da Marco Bertotto, direttore dei programmi di Medici senza Frontiere. “Non dobbiamo però fare un errore: pensare che la crisi sia causata solo dal conflitto”, ha detto. Bisogna pensare anche ad altri elementi. “Assistiamo a un utilizzo strumentale degli aiuti e siamo di fronte a un drammatico fallimento della comunità internazionale sul fronte della pianificazione degli aiuti”. “L’assistenza umanitaria – ha affermato – è un cerotto che si mette per ridurre la sofferenza”. Il fallimento nel Paese africano per Bertotto è dunque duplice: da una parte riguarda il blocco degli aiuti e dall’altra l’impossibilità delle associazioni umanitarie di essere efficaci.
Per esempio “da tempo non possiamo più inviare forniture all’ospedale della zona meridionale di Khartoum e alcuni mesi dopo siamo stati costretti a sospendere l’attività”. Alla conferenza stampa è intervenuto in collegamento video anche l’europarlamentare Marco Tarquinio: “Stiamo vivendo un passaggio molto preoccupante e delicato – ha detto –. In un mondo in cui le guerre si moltiplicano l’Europa mette più armi nel suo futuro prossimo. Purtroppo il Parlamento europeo non si potrà esprimere sulla risoluzione della Commissione”.

Fonte: Agensir
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