Avvenire di Calabria

Nel 1966 fondò la Cestistica Piero Viola, dando il via ad una storia fatta non solo di sport

Un pezzo di storia della Reggio non solo sportiva ci lascia, addio al giudice Peppino Viola

di Redazione web

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Un altro pezzo di storia della Reggio non solo sportiva, se ne va. Il giudice Giuseppe Viola non è più tra noi. La notizia ha cominciato a circolare nelle prime ore del giorno di questo venerdì 28 maggio. Ufficializzata dal post, pubblicato sulla pagina Facebook della stessa società, della Viola a ricordarne la figura di «Presidente» che ha dedicato la sua «vita al servizio dell’amore per il basket». Un nome, quello di Peppino Viola, da sempre legato, adesso in eterno, al “mito” neroarancio.

Una vita non solo contrassegnata dallo sport, però. Ma anche dall’impegno sociale e civile, che Viola ha saputo profondere sia a livello umano, personale, ma anche professionale.

Magistrato di professione, strenuo difensore della legalità, ha inteso lo sport come elemento di crescita di una comunità, senza dubbio, contribuendo a far maturare questa concezione nella sua Reggio che non ha mai abbandonato e nei confronti della quale non ha mai fatto venire meno il suo contributo.

La sua passione per la pallacanestro lo porta nel 1966 a rilevare l’AICS, la società cestistica allora più rappresentativa di Reggio Calabria. Dopo la morte dell’amato fratello Pietro, per tutti Pierino, avvenuta in quell’anno, la ribattezza, in suo onore “Cestistica Piero Viola”. Da presidente, ha scritto una delle pagine più “mitiche” dello sport reggino e, in particolare, del basket, gettando le basi per quello che negli anni è divenuto un vero e proprio movimento in città, non solo sportivo, ma anche sociale: portò la Viola dai campionati minori fino alla massima serie, raggiunta negli anni ’80, contribuendo a far conoscere all’Italia intera e, addirittura, al mondo, il nome di Reggio Calabria e il volto “positivo” di una città viva, capace di esprimere un grosso potenziale, proprio mentre le cronache raccontavano di altro. Ecco, Viola riuscì nella doppia impresa: far crescere, da pioniere della pallacanestro al Sud Italia che fu, l’amore per la palla a spicchi e al contempo, incidere in maniera significativa sul tessuto sociale, applicando alla lettera il binomio “sport e legalità”.

Tra le iniziative in cui spicca il nome del giudice Viola, quando, alla guida dei giuristi cattolici di Reggio Calabria, ha contribuito in modo importante alla rivalutazione presso la Santa Sede della figura di Monsignor Cognata, vescovo emerito di Bova e all'avvio del processo di beatificazione e canonizzazione dello stesso presule.

Tutta la redazione di Avvenire di Calabria esprime il proprio cordoglio e si stringe alla famiglia del giudice Viola, in particolare al figlio Andrea, diacono dell'arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova.

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