Ai Overview: In occasione della ricorrenza della sua nascita, avvenuta il 2 novembre 1926 a Lauria, la figura di monsignor Antonio Cantisani viene ricordata per l’impatto sul territorio calabrese e per le posizioni assunte durante il suo lungo ministero. Arcivescovo di Catanzaro dal 1980 al 2003, il presule ha mantenuto un forte legame con la città, tanto da motivare l’attuale proposta al sindaco Nicola Fiorita per l’intitolazione di via del Vescovato in suo onore. Il percorso di Cantisani si è distinto per il coinvolgimento dei laici nei processi diocesani e per una prolungata attenzione ai temi dell’immigrazione, che lo portò alla guida della Fondazione Migrantes della Cei e a esprimere note perplessità sulle normative del 2002. Ritiratosi come vescovo emerito, ha dedicato i suoi ultimi anni agli studi storici e alla traduzione delle opere di Cassiodoro, senza interrompere la presenza attiva nelle comunità parrocchiali locali fino alla sua morte nel luglio 2021.
La proposta di intitolazione e l’impronta sul territorio
Il 2 novembre 1926, esattamente nel giorno in cui la Chiesa commemora i defunti, nasceva a Lauria, nel Potentino, monsignor Antonio Cantisani, arcivescovo di Catanzaro dal 1980 al 2003, morì il 1° luglio 2021 all’età di 94 anni. Franco Cimino, in una lettera al sindaco Nicola Fiorita, ha chiesto di convocare un Consiglio comunale aperto e di affiancare il suo nome a via del Vescovato, la strada dell’episcopio dove l’arcivescovo visse fino all’ultimo. Segno di come il presule abbia lasciato traccia di sé nella storia del territorio.
Dal seminario alla guida della diocesi
La vita di monsignor Cantisani, del resto, racconta molto del modo in cui intendeva la Chiesa e il rapporto con il popolo di Dio. Ma andiamo con ordine. Entrato in seminario nel 1942, fu ordinato sacerdote nel 1949 e trascorse 15 anni da parroco a Sapri. Paolo VI lo volle arcivescovo di Rossano nel 1971. Giovanni Paolo II lo destinò a Catanzaro il 31 luglio 1980, affidandogli anche Squillace, della quale sarebbe stato l’ultimo vescovo. Indicò come uno dei momenti più significativi del suo ministero il Sinodo diocesano del 1993-1995, in occasione del quale 250 delegati, con una larga partecipazione di laici, furono coinvolti nella discussione e nell’elaborazione degli orientamenti pastorali accanto al vescovo.
L’impegno per l’immigrazione e la presidenza Migrantes
Ma veniamo al suo impegno pastorale. Rivolse una particolare attenzione alle vicende dei migranti, tanto che guidò la Commissione Cei per le migrazioni, dal 1985 al 1995, e anche la Fondazione Migrantes, dal 1987. Nel 1993 firmò gli orientamenti “Ero forestiero e mi avete ospitato” e, quando nel 2002 intervenne sulla legge Bossi-Fini, fu accusato di incoraggiare la disobbedienza civile, anche perché era stato lui stesso a confidare che la recente legge sull’immigrazione «crea problemi alla mia coscienza di uomo, di cristiano, di vescovo».
Gli studi storici e l’opera su Cassiodoro negli anni da emerito
Cittadino onorario di Catanzaro dal 2001, dopo il ritiro, da vescovo emerito, rimase nel capoluogo calabrese dove proseguì a studiare e pubblicò lavori sulla storia dei vescovi e della diocesi, oltre alla traduzione in 6 volumi del «Commento ai Salmi» di Cassiodoro. Mantenne sempre l’attenzione sulla vita dei presbiteri e del resto dei fedeli, e continuò a visitare le comunità parrocchiali, manifestando un ininterrotto interesse per la vita sociale e culturale del territorio. Morì a meno di sei mesi dal cinquantesimo anniversario della sua ordinazione episcopale.
Il senso di un ministero condiviso
Gaetano Federico, che sulla Rivista storica calabrese ne ha ricostruito gli anni di Rossano, riporta una frase che il presule ripeteva da sempre: «o ci salveremo tutti insieme, oppure non ci salveremo». Era il suo modo di intendere il ministero, ed è forse la chiave di lettura più semplice per comprendere appieno oltre settant’anni al servizio di Dio.













